La religione nostrana del “privato e’ meglio”: lo sciopero dei lavoratori di Sapna e la fidelizzazione politica dei servizi pubblici locali

Come si narra la storia del servizio pubblico brutto e cattivo? Della sua fallimentare gestione dei monopoli naturali evocando il mantra “più privato è, meglio e’ “?E’ facile, anzi facilissimo. Nel tg regionale di ieri riflettori puntati sugli oltre 60 automezzi pieni di rifiuti da conferire in fila per ore fuori lo Stir di Tufino e molte interviste agli autotrasportatori, ma poca chiarezza sulle ragioni dello sciopero dei lavoratori dell’impianto che hanno incrociato le braccia. Ragioni che hanno a che fare con il mercato delle lobby per le quali i monopoli naturali sono prodigiosi bancomat per un famelico capitalismo al riparo dalla concorrenza. Ma andiamo con ordine.

Le sigle sindacali dei lavoratori della S.A.P.N.A. ( Sistema Ambiente Provincia di Napoli), società in house della Città Metropolitana responsabile dei siti di lavorazione dei rifiuti indifferenziati (Tufino e Giugliano), quelli di stoccaggio, le ex discariche di Chiaiano e Terzigno, e della gestione indiretta del tmb di Caivano, hanno proclamato il 16 gennaio uno sciopero contro la decisione dell’ ente d’ambito Napoli 3 di affidare la gestione dell’indifferenziato prodotto dai comuni d’appartenenza a una nuova società mista , con capitale a maggioranza pubblico e con un socio privato da individuare con gara d’appalto.Se i cittadini fossero in grado di informarsi adeguatamente sul risvolto importante che un tale spacchettamento comporta, forse li scopriremmo schierati accanto ai lavoratori della Sapna perché la sponda al privato nella gestione degli impianti non porta ad un’efficienza e nemmeno a bollette piú convenienti, per non parlare delle garanzie a tutela dei lavoratori. Raffaele Paudice, della segreteria Cgil Napoli e Campania, lancia l’allarme, con uno sguardo d’insieme su tutti i servizi pubblici locali , acqua,rifiuti, trasporti ( ricordate il referendum del 2011 vinto dai sì all’abrogazione dell’articolo a favore delle privatizzazioni nella gestione di quei servizi?):“Stiamo assistendo alla svendita ai privati degli asset e dei beni pubblici del nostro territorio, con i costi e gli oneri della gestione dei servizi lasciati alle aziende pubbliche e la remunerazione degli investimenti ai privati, spezzettando il sistema, per fare cassa senza creare efficienza con un ritorno alle vecchie logiche clientelari. La Cgil si oppone fermamente a questa evidente strategia di smantellamento del sistema pubblico e difenderà in tutti i luoghi gli interessi dei cittadini, dei lavoratori e del territorio che non possono diventare occasione di arricchimento per pochi”.

In una nota congiunta CGIL FP , FIT CISL, UILTRASPORTI e FIADEL esprimono infatti preoccupazione per “ l’aumento dei costi di gestione e della collegata tariffazione imposta ai cittadini, facendo venir meno razionalità organizzativa ed economia di scala propria della dimensione industriale”. La forma gestionale scelta dall’EdA NA 3 per i sindacati corrisponde a “scelte politiche antistoriche, tecnicamente ed economicamente sbagliate” e “un maldestro tentativo di costituire una rete disomogenea di piccoli potentati e microcentri di interesse politico-economico , in assoluta indifferenza per il conclamato interesse dei cittadini ad una gestione del ciclo integrato dei rifiuti razionale, efficiente, efficace ed economicamente sostenibile”. Dicono no dunque allo spacchettamento del servizio rifiuti a Napoli e provincia i lavoratori di SAPNA. Solo a marzo 2023,dopo due anni di concertazione, si era giunti al subentro dei tre ATO di Napoli nel capitale di SAPNA e all’affidamento del servizio di trattamento dell’indifferenziato per 15 anni. A fine dicembre 2023 la decisione del Consiglio d’ambito di EdA Na 3 di passare la gestione del TMB di Tufino da SAPNA alla nuova società mista e veniamo allo sciopero dei nostri giorni. Da mercoledì possono entrare nell’impianto solo due camion all’ora per lo smaltimento. Martedì un incontro in Regione Campania con i sindacati per un confronto.

E’ pure vero purtroppo che, dopo la costituzione degli enti d’ambito, secondo la legge regionale 14 del 2016 , il loro subentro nel capitale delle società provinciali di gestione dei rifiuti ha incontrato uno stop nel parere di febbraio 2023 della Corte dei Conti che, rispondendo alla delibera con la quale l’ente d’ambito di Caserta stava ratificando l’acquisizione del 51% della società provinciale Gisec, aveva espresso parere negativo sull’operazione, chiarendo come sebbene il termine ultimo per l’acquisto di quote di società di gestione fosse fissato al 30 marzo, il testo unico sui servizi pubblici locali facesse salvi solo gli affidamenti in house in essere al primo gennaio 2023. Ma a differenza degli EdA Na1, EdA Na2 (e anche EdA Na 3 fino a dicembre scorso) che avevano scelto di acquisire il capitale di Sapna senza farsi imbrigliare dal parere della magistratura contabile, l’EdA di Caserta ad oggi e’ imbalsamato, nonostante i vari solleciti della stessa Regione. In una circolare di settembre, dopo la nuova legge regionale 7 agosto 2023, n. 19 “Modifiche alla legge regionale 26 maggio 2016, n. 14 (Norme di attuazione della disciplina europea e nazionale in materia di rifiuti e dell’economia circolare)”, era segnalato come “lo stato dell’arte degli adempimenti attuativi della L.R. n. 14/2016 in capo agli EdA configura una situazione alquanto variegata nella quale, nella maggior parte dei casi, si deve ancora giungere al completamento dell’iter di approvazione dei Piani d’Ambito e sono state avviate, anche per singoli segmenti del ciclo dei rifiuti, attività relative agli adempimenti… che non risultano completate ovvero, in esito alle ricadute delle modifiche normative di fonte statale di recente introduzione, in tutto o in parte revocate”.

D’altronde il decreto legislativo 201 del 2022 ha reso l’affidamento in casa dei servizi un vero e proprio “regime sorvegliato”. Ci sembra opportuno invece citare in finale: “Bisogna finirla con le chimere della liberalizzazione dei servizi pubblici. Non siamo più all’interno di un dibattito teorico. L’esperienza di più di dieci anni di liberalizzazione ha mostrato come la ricetta che miscela aperture ai mercati e privatizzazione presenta, alla fine, piatti amari: qualità del servizio reso al ribasso, «riequilibrio tariffario» a discapito della massa degli utenti, soppressione di massa dei posti di lavoro. Bisogna dunque afferrare l’occasione (…) perché sia presa in considerazione la specificità dei servizi pubblici che non possono essere sottomessi alle regole del mercato unico. Si tratta di passare da una logica di concorrenza a una logica di cooperazione, per rimettere in sesto servizi veramente pubblici a livello europeo” (Khalfa e Ollier, 2002).