Il disegno di legge governativo per l’autonomia differenziata è stato approvato dal Senato con 110 voti favorevoli, 64 contrari e 3 astenuti. A favore hanno votato le forze di maggioranza e il gruppo per le autonomie, contro Pd, M5S, Alleanza verdi-sinistra e Italia Viva, astenuti i senatori di Azione. Ora il ddl passa alla Camera per la seconda lettura. Ma ieri l’aula del senato ha anche frettolosamente esaminato e infine bocciato la proposta di legge costituzionale popolare sull’autonomia regionale. A luglio era stata presentata dal Coordinamento per la democrazia costituzionale una proposta di legge di iniziativa popolare, con piú del doppio delle 50 mila firme necessarie raccolte in sei mesi, per modificare in più punti l’articolo 116 della Costituzione, quello che riveduto all’epoca della riforma del centrosinistra del Titolo V ha dato alla Lega e ai presidenti delle regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna l’occasione per chiedere la devoluzione di una lunga lista di funzioni in capo alle regioni. In ottemperanza al nuovo regolamento di palazzo Madama che doveva favorire uno strumento di democrazia diretta previsto già nella Costituzione accanto al referendum abrogativo, l’aula doveva mettere il testo di legge avanzato dai cittadini all’ordine del giorno e votarlo passati tre mesi. A novembre Massimo Villone, costituzionalista e presidente del Coordinamento, ha scritto una lettera al presidente della prima commissione del senato per sollecitare la trasmissione della proposta di legge in aula. L’epilogo e’ stato la “concessione” di due ore di discussione all’aspirazione di piú di 100 mila cittadini di partecipare alla vita democratica del Paese, alla fine delle quali la proposta è stata bocciata. E strategicamente ma irragionevolmente si era votato per posporre al ddl Calderoli in calendario la stessa proposta, che se approvata avrebbe avuto conseguenze non da poco sulla riforma fortemente voluta dalla Lega.