Non c’è dubbio: l’aspirazione evidente del governo, e del ministro Valditara che lo esprime, in fatto di “profilassi contro il dissenso” è l’intimidazione esercitata con atti repressivi di presidi allineati senza sforzo.Dopo le proteste di dicembre degli studenti, la dirigente del liceo Virgilio di Roma ha chiesto i danni per una somma di 10mila euro contro quella stimata dagli studenti di 500, con una improbabile distinzione operata tra nuovi occupanti e recidivi. La domanda principale che rivolgono alla preside i genitori come riferisce uno di loro: «C’è un progetto didattico oltre alla paura? Cosa vogliono insegnare oltre al fatto che esprimere le proprie idee sulla società non va bene perché si sarà puniti da un autorità che usa la giustizia in modo arbitrario?». Ma un caso ancor piú illuminante sul clima intimidatorio che aleggia lungo la penisola, di contenimento di ogni voce critica o di dissenso, lo troviamo al liceo Alfonso Maria de Liguori di Acerra, nel napoletano, dove 70 studenti sono stati sospesi per aver partecipato all’occupazione della propria scuola lo scorso 8 gennaio. La mobilitazione era stata promossa dal collettivo del liceo con il sostegno di altri soggetti locali come il collettivo Kaos e associazioni come Fridays for Future, contro «l’assurdo silenzio attorno all’impianto che avvelena la nostra città». Sconcerto negli studenti, sostenendo che «questa dirigenza in passato si è dimostrata sensibile al tema, è scesa in piazza con noi. Questa lotta ci dovrebbe coinvolgere tutti, e se la scuola e la sua dirigenza sono realmente impegnati sui temi della tutela dell’ambiente e della salute, allora sarebbero stati con noi». Anche ad Acerra gli organi disciplinari dell’istituto hanno distinto tra «occupanti semplici» e «promotori»: 3 giorni di sospensione, con frequenza, per i primi, 5 ai secondi. Il dirigente Giovanni La Montagna (nella foto) ha scelto una sanzione esemplare. Lo stesso dirigente che non ci e’ stato possibile raggiungere al telefono per un’intervista, anzi, la segreteria al telefono ha diffidato della nostra identità di cronisti del portale d’informazione indicato e ci ha rinviato ad un appuntamento su prenotazione a data da destinarsi. Nella missiva ricevuta dai ragazzi da parte del liceo i docenti sostengono la scelta del dirigente mettendo in rilievo che l’occupazione era stata messa in atto “in modo imprevedibile, nonostante gli immediati e reiterati inviti del dirigente scolastico, del collegio docenti, del consiglio di classe, di alcuni genitori e successivamente delle forze dell’ordine dal recedere dal compiere azioni illegali e in ogni caso contro le regole dell’ordinamento scolastico provocando il mancato esercizio del diritto allo studio degli altri alunni, compresi i diversamente abili”.
Secondo il comunicato diffuso dagli studenti “il problema non sono solo le sospensioni, ma come sono state applicate. Come sono stati individuati i promotori dell’occupazione? Come mai la dirigenza afferma che ‘alcuni studenti hanno ammesso di aver promosso l’azione’, nonostante questo non sia mai successo? Vi diciamo noi la verità! Il nostro è stato un gesto corale, appoggiato e promosso da tutti. Insieme abbiamo abbracciato la causa con coraggio e responsabilità. A differenza di quanto si dice sul nostro conto, noi non ce ne siamo lavati le mani, e non inizieremo di certo ora a farlo. Il gravissimo attacco del preside si smentisce da solo: la partecipazione di più di 500 studenti sottolinea la dimensione collettiva del gesto, che smaschera anche il goffo tentativo di ridurre la nostra mobilitazione a settanta studenti. Lo diciamo a preside e professori ci state tradendo e ne risponderete alla nostra Terra. Il preside dice che non riusciamo a comprendere la gravità delle nostre azioni ma come si fa a parlare di gravità per un’occupazione quando la gente nella nostra terra muore di tumore? Tutti abbiamo familiari e amici in situazioni drammatiche”. Ora in una lettera aperta gli studenti del collettivo denunciano: “Ci sorprende che nel 2024 si guardi ancora il dito e non alla luna, l’occupazione è stata un mezzo per mettere sotto i riflettori il dramma di Acerra e degli impianti velenosi e ci aspettiamo dalla cosiddetta società civile vicinanza, solidarietà e concertazione. Non denunce e repressione”. Insomma c’è da chiedersi dove scorgere quella “comunità educante che consenta ad ogni individuo di crescere e maturare” evocata dal ministro Valditara se non in queste circostanze che chiedono responsabile e fiducioso sostegno al dialogo tra generazioni su temi così urgenti per i territori.