Caserta – Un altro giovane ieri, un’altra morte sul lavoro. A Cancello ed Arnone. Ma solo due giorni fa era Taranto, e poi ancora la strage della centrale idroelettrica in Emilia. Una lista lunga, troppo lunga anche in questo 2024. E siamo solo ad aprile. Morti bianche, morti ingiuste che non diminuiscono nonostante se ne parli. Oggi molti lavoratori, che sono prima di tutto persone e genitori, si sono fermate per protestare e per gridare a gran voce BASTA . Queste tragedie vanno fermate e per farlo serve l’unione di tutti: aziende, imprese, lavoratori, politica, sindacati. E a questo proposito riportiamo l’intervento di Salvatore Osato, lavoratore edile, RSA della CGIL FILLEA, da sempre in prima linea per la sicurezza sui luoghi di lavori ed in particolare sui cantieri.
“Siamo qui per far sentire la nostra voce sul tema sicurezza sul lavoro, e dar voce alla nostra contrarietà su quello che e il silenzio che circonda quest’argomento come gia detto negli interventi precedenti. Sui cantieri ormai la sicurezza e diventata pura utopia, si lavora nelle situazioni più assurde e pericolose. Sui cantieri quotidiani sono i comportamenti vessatori verso gli operai , con atteggiamenti da parte delle aziende o di chi la rappresenta, che ci sottopongono a maltrattamenti morali tormentandoci e togliendoci quella serenità che dovrebbe garantirci un minimo di tranquillità, per far si che il luogo di lavoro non sia malsano e pericoloso. quella tranquillità manca .rendendo i posti di lavoro ambienti ancora meno sicuri,si perche non lavorare con tranquillità vuol dire non essere concentrato al 100% su ciò che si sta facendo mettendo a rischio sé stessi ed altri. In un ambiente di lavoro, prima della produzione deve essere salvaguardata l’integrità fisica e morale . io vivo una realtà lavorativa, dove ogni giorno combatto la mancanza di sicurezza. dove la morte di un gruista, L’incidente di un lavoratore schiacciato dalle gabbie di ferro e quello di un lavoratore che si spezza una gamba nn fanno cronaca,ma svaniscono in fumo subito dopo l’accaduto. cantieri dove lavoratori scendono in 1 metro e mezzo d’acqua senza pantaloni per tirare su una pompa, dove lavoratori si mettono su di un escavatore senza requisiti ed esperienza. visto che io no sto zitto e non riesco a voltarmi dall’altra parte il risultato e essere attaccato e preso di mira da capocantiere, direttore dei lavori etc etc, vivere quotidianamente sotto stress in quanto mi rendono la vita difficile, tutto cio mette a rischio il mio posto di lavoro perché ritenuto persona scomoda.potrei dire che con me con me hanno violato art 28 dello statuto dei lavoratori ,e art 2087 del codice civile ,ma sempre con orgoglio gli ho tenuto testa…. combattendo tutto ciò senza mai abbattermi almeno fino ad ora,ma dopo circa 5 anni,non posso permettere che le mie lotte ,lotte per ciò in cui credo, si ripercuotano sulla mia vita familiare. io ho sempre cercato di convincere i lavoratori pagando un duro prezzo ad unirsi a me contro tutto ciò ma nn riesco a spezzare le catene di quella gabbia di paura in cui sono rinchiusi, anche perché a volte mi dicono ma se nn riesci a difendere te stesso come puoi tutelare noi. come dargli torto . ho cercato di far capire loro che io, noi siamo, come quei genitori che insegnano i propri figli a camminare, che allargando le braccia infondono sicurezza rassicurandoli che nn cadranno perché ci siamo noi a sorreggerli. ma la paura e più forte. quindi spesso penso di aver fallito. con questo concludo viva sempre i lavoratori ed un mea culpa a noi prima attaccare un rsa, rsu o chiunque rappresentava il sindacato voleva dire attaccare un’intera confederazione… e quindi ci pensavano mille volte, oggi non é piu così.”