IL BOSS DEI “VANG GOGH” INGUAIA L’IMPRENDITORE

"Lavorava per noi". Resta in carcere.

Resta in carcere Giovanni Fontana, ex presidente del Villa Literno Calcio, dopo che la X sezione del Tribunale del Riesame ha rigettato la richiesta di applicazione degli arresti domiciliari. Fontana dovrà continuare a scontare la sua detenzione in cella, nonostante la proposta di sostituire questa misura con i domiciliari da scontare in provincia di Torino.

 

I giudici, presieduti da Alessandra Cantone, hanno basato la loro decisione sul ruolo di primo piano che l’imprenditore ha ricoperto nell’organizzazione criminale guidata da Raffaele Imperiale, noto come il boss dei Van Gogh. Imperiale, ora collaboratore di giustizia, ha rivelato il coinvolgimento di Fontana nelle operazioni di narcotraffico dell’associazione.

 

Secondo l’ordinanza della corte, Fontana era incaricato della custodia e della spedizione di ingenti quantità di cocaina. Un episodio particolarmente rilevante riguarda un carico di 600 kg di cocaina destinato all’Australia, nascosto in un container di pietre. I giudici hanno sottolineato che il pericolo di recidiva è elevato, ritenendo Fontana stabilmente inserito “in maniera stabile e professionale nell’ambiente criminale del narcotraffico” internazionale. Il suo ruolo è stato descritto come “tutt’altro che occasionale”.

 

Le dichiarazioni di Imperiale hanno ulteriormente aggravato la posizione di Fontana. Il boss dei Van Gogh ha confermato che l’imprenditore lavorava per la sua organizzazione, ricevendo 40mila euro per ogni viaggio di droga. “Lavorava per noi. Lo usavamo specialmente per le operazioni dirette, come i 600 kg per l’Australia”, ha dichiarato Imperiale, facendo riferimento anche a precedenti carichi di droga provenienti dal Brasile.

 

Queste rivelazioni hanno cementato la decisione dei giudici di mantenere Fontana in carcere, considerando la sua partecipazione attiva e professionale nel narcotraffico. La vicenda evidenzia l’estensione e la pericolosità delle operazioni criminali a cui Fontana era legato, rafforzando la necessità di una misura cautelare rigorosa.