“OGNI DONNA UNA MADONNA” -MA SOLO SE STA ZITTA? L’ARTE FEMMINISTA SOTTO ATTACCO A CASERTA

Distrutta l’opera di denuncia di un’artista coraggiosa. Perché la libertà di una donna fa ancora così paura?

Eccoci di nuovo: una donna alza la voce, crea, denuncia… e qualcuno corre a tapparle la bocca. L’arte urla, ma c’è chi preferisce il silenzio. A Caserta, l’installazione “Ogni donna una madonna” è stata fatta a pezzi, come se cancellare colori e parole potesse cancellare la realtà.

L’opera, realizzata dalla pittrice anonima e supportata dall’associazione Spazio Donna, era un grido di ribellione contro la narrazione tossica che vuole le donne solo in due versioni: sante o dannate, angeli del focolare o peccatrici. Troppo pericoloso, evidentemente, per chi sogna ancora una società dove noi dobbiamo solo tacere, sorridere e servire.

 

Un messaggio che non si può cancellare

L’artista aveva creato uno spazio di condivisione: una parete collettiva, in cui ogni donna poteva lasciare un post-it con il proprio pensiero. Era una tela di voci, di esperienze, di verità. Ma qualcuno ha deciso che quelle voci dovevano sparire. E così, in meno di 24 ore, tutto è stato distrutto. Strappato, cancellato, spazzato via.

 

Tranne una cosa: il messaggio.

Perché ogni pezzo strappato di quell’opera è una prova della paura che fa una donna consapevole. Ogni post-it bruciato è una conferma che chi ci vuole mute è disposto a tutto per farci tacere.

 

Spazio Donna: 34 anni di battaglia contro il silenzio imposto

Questa violenza non è nuova per Spazio Donna, un’associazione che dal 1990 combatte contro la violenza sulle donne e per l’autodeterminazione femminile. Da oltre 30 anni, lavora sul territorio casertano per dare voce, supporto e protezione a chi subisce discriminazioni, abusi, esclusione.

Con tre Centri Antiviolenza, due Case Rifugio e una rete di supporto h24, Spazio Donna è un faro per chi rifiuta di essere ridotta al silenzio.

E proprio per questo è stata presa di mira. Perché chi aiuta le donne a parlare diventa un nemico per chi le vuole mute.

 

Se distruggere un’opera bastasse a fermare un’idea, la storia sarebbe diversa. Ma non è così.

Chi ha compiuto questo gesto vile ha dimostrato solo una cosa: la paura che ancora oggi suscita una donna che pensa, parla e crea. Un’opera d’arte si può strappare, ma il messaggio che porta non si cancella. Ogni pezzo distrutto è la prova tangibile di un problema culturale che persiste e che non si risolve con il silenzio imposto.

Questa volta avete demolito un’installazione. La prossima volta, sarete costretti a fare i conti con una voce che non può più essere ignorata.