Di Francesco Carissimo
Quello che è accaduto nella nostra scuola venerdì ci ha profondamente colpiti. È difficile trovare le parole quando succedono eventi che ci toccano da vicino, che coinvolgono non solo una persona, ma un’intera comunità. In questi momenti, il silenzio sembra l’unica risposta possibile, eppure sento il bisogno – come studente del Liceo Giannone – di esprimere qualche pensiero che credo sia condivisibile da molti di noi.
Il primo pensiero, il più importante, va alla nostra compagna. Le siamo vicini con il cuore e con l’affetto che si riserva a qualcuno che si conosce, anche solo di vista, ma con cui si condivide un luogo, un percorso, un tempo della vita. Le auguriamo di potersi riprendere presto, con la serenità e il sostegno di cui ha bisogno.
Questi giorni ci hanno ricordato quanto sia fragile l’equilibrio del nostro quotidiano. La scuola, spesso vissuta come un insieme di orari, voti, scadenze, è in realtà un intreccio di emozioni, storie personali, momenti difficili che a volte restano invisibili. È importante ricordarlo. Ma è altrettanto importante riconoscere che la scuola – questa scuola – è anche un luogo fatto di persone attente, pronte a esserci. Lo ha dimostrato la visita della dirigente scolastica e dei docenti del consiglio di classe in ospedale, dove hanno voluto far sentire la loro vicinanza in modo semplice e umano alla loro studentessa.
Credo poi sia fondamentale, ora più che mai, non lasciarsi trasportare da giudizi frettolosi o generalizzazioni. Ogni vicenda ha le sue profondità, e richiede rispetto. Come comunità giannoniana, possiamo scegliere di rispondere con silenzio, presenza e ascolto. Possiamo decidere di prenderci cura gli uni degli altri, anche solo con uno sguardo o una parola gentile.
Non abbiamo tutte le risposte, ma possiamo continuare a camminare insieme, con più attenzione, più umanità, più cura.
Alla nostra compagna, semplicemente, vogliamo dire: ti aspettiamo.
Uno studente del Liceo Classico “Pietro Giannone”