Luca Trapanese scrive al PAPA

La lettera di Luca Trapanese a Papa Leone, attende, con speranza, una risposta:

‘Santità, sono un credente cresciuto con la fede cattolica, continuo a guardare la chiesa come una guida spirituale e morale.
Scrivo con profondo rispetto, non per contestare, ma per essere ascoltato.
Otto anni fa ho deciso di adottare, da solo, una bambina con disabilità . Una scelta difficile ma profondamente radicata nei valori del Vangelo, accogliere, prendersi cura, amare.
Alba, mia figlia, è oggi il centro della mia vita, il mio dono più grande.
Nel tempo, la nostra famiglia è cresciuta, da tre anni, nella nostra vita, c’è anche il mio compagno.
Ogni giorno condividiamo la responsabilità, la gioia e la fatica, di essere genitori.
So bene che la chiesa, ha una visione della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna.
Questa prospettiva fa parte della sua tradizione, identità, io non intendo metterla in discussione.
Come credente sento il bisogno di porre a lei una domanda che nasce dalla vita:
“ noi, cosa siamo?
Che nome dobbiamo dare alla nostra realtà familiare?
Cosa devo dire ad Alba quando mi chiede se anche noi siamo una famiglia?”
La nostra casa è piena d’amore, di cura, di educazione, di fatica.
Insegnamo ad Alba la preghiera, il rispetto per l’altro, il senso della giustizia e della gratitudine.
Cerchiamo ogni giorno di vivere secondo i valori del Vangelo, eppure la sensazione è spesso quella di essere ai margini, invisibili o peggio, essere considerati non abbastanza per essere riconosciuti come famiglia.
Mi chiedo, la nostra famiglia è il nostro cammino, non meritiamo un riconoscimento?
Possibile che la chiesa non riesca ad accogliere anche storie come la nostra?
Senza rinnegare la complessità e la bellezza.
Santità, non le scrivo per rivendicare, ma per condividere.
Credo in un Dio che ci chiama per nome, in una chiesa che può, nella fedeltà della sua dottrina, farsi più aperta, più prossima, più capace di riconoscere il bene, anche quando prende forme inattese.
Escludere famiglie come la nostra dal riconoscimento ecclesiale, non cancella la nostra esistenza, ma rischia di generare sofferenza, solitudine e distanza.
Non solo per noi adulti, ma soprattutto per i bambini come Alba, che hanno il diritto di sentirsi parte, accolti, benedetti nella loro realtà familiare.
Con speranza e fiducia nel potere del dialogo le affido queste parole.
Non sono solo la mia voce, ma anche quelle di tante famiglie che vivono con fede e amore, aspettando che la Chiesa possa dire loro:
“Anche voi siete benedetti”.

Luca Trapanese, dal 2021 ricopre il ruolo di assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli. Da sempre volto al bene per le disabilità e le fragilità sociali. Per questo ha fondato: “A ruota libera”, che dà assistenza ai disabili e la “Casa di Matteo”, una struttura socio sanitaria. E’ stato il primo uomo italiano single ad aver potuto adottare una bambina: Alba, ma solo in via eccezionale perché Alba, bambina down, era stata rifiutata da più di trenta famiglie; come ha narrato il film: “Nata per te”, trasmesso ieri sera da Canale 5. Prima delle ultime elezioni politiche Trapanese chiese con una lettera pubblica alla futura premier, Giorgia Meloni, di incontrarsi con le rispettive figlie, la premier acconsentì all’incontro, che poi non è mai avvenuto. Ma Trapanese, sempre alla ricerca di un confronto, di una identità, di un collocamento e un riconoscimento opportuno e congruo nel sociale, sicuramente non per lui, che vive magnificamente la sua dimensione personale e sociale, ma per le persone come lui e soprattutto per i giovani che in primo luogo devono avere stima di sé stessi, devono essere accolti e riconosciuti nel loro essere, che non toglie nulla ad alcuno.

Ecco, Luca, personalmente inizierei dalla definizione: omosessuale, l’abolirei, mi sembra discriminante. Fa esplicito riferimento al sesso, mentre gli esseri umani sono molto molto di più, grazie a Dio! Mi permetto di suggerire: intra. Come a dire: uomo, donna e intra, che sta anche come: tra, uomo e donna.

 

Fto dal web.

Articolo di Nicolina Moretta