Cultura – Nel Giorno della Memoria, mentre il ricordo rischia di ridursi a cerimonia, Wake Up Uagliu sceglie un’altra strada: quella della parola che interroga, disturba, chiama alla responsabilità. Il monologo scritto e interpretato da Mattia Maria Menale si inserisce nel solco del teatro civile come gesto necessario, capace di riportare la memoria fuori dalla ritualità e dentro il presente.
Il testo non si limita a ricordare la Shoah, ma mette in discussione il linguaggio con cui oggi continuiamo a raccontare la guerra. Un linguaggio che sostituisce, attenua, giustifica. Dove l’orrore non scompare, ma viene reso dicibile, accettabile, amministrabile. È in questo slittamento semantico che il monologo individua una delle forme più insidiose della violenza contemporanea.
Senza forzare parallelismi né sovrapporre piani storici, la memoria del Novecento viene accostata alle tragedie attuali — da Gaza all’Ucraina — per porre una domanda radicale: che senso ha ricordare, se il presente continua a trovare parole per legittimare l’orrore?
La scrittura è essenziale, priva di enfasi, costruita per lasciare spazio al pensiero più che all’emozione. Qui la memoria non è consolazione né celebrazione, ma esercizio critico. Non un atto rivolto al passato.
Il video nasce per interrompere l’automatismo della commemorazione e restituire alla storia il suo significato più esigente: non qualcosa che si ripete, ma qualcosa a cui continuiamo, consapevolmente o meno, a concedere spazio.
Scritto e interpretato da: Mattia Maria Menale
Riprese e montaggio di : Karol Paone e Giuseppe Sarno
Responsabile comunicazione: Gemma Arpaia
Produzione: Wake Up Uagliu
Il video è disponibile qui:
https://www.instagram.com/reel/DUAv3VEiE-I/?igsh=MWxtYWg4ZGRocHF6cg==