Niscemi. Il disastro annunciato

La tragedia di Niscemi non è la prima e non sarà l’ultima
Articolo di Ciro Costagliola

La frana di Niscemi è stato un disastro annunciato. Centinaia di milioni di metri cubi di sabbia e argilla sono crollati giù a valle portando con sé tutto quello che precariamente sorreggevano. Questo è un evento franoso annunciato che ha provocato danni per oltre un miliardo di euro. A cosa si devono attribuire le cause di queste catastrofi che periodicamente da nord a sud coinvolgono il fragile territorio Italiano? Una fra tutte, ma certamente è una importante concausa, è lo scellerato permessivismo edilizio con la costruzione in aree a rischio idraulico e di dissesto, ed i condoni che periodicamente intervengono a sanare i suddetti abusi. I documenti tecnici come le carte del rischio idrogeologico lo prevedono. Accanto a questo giocano un ruolo importante il degrado del paesaggio e gli aspetti idrologici delle aree fortemente antropizzate.
L’obiettivo principale ed ispiratore di ogni attività legata all’uso delle risorse e dei territori dovrebbe essere legato alla difesa idrogeologica ed alla prevenzione del rischio con l’inibizione di aree fragili all’insediamento antropico.
Le cronache sempre più frequenti portano all’attenzione pubblica il problema dei dissesti idrogeologici strettamente legati ad errate scelte urbanistiche. Da una parte le condizioni generali di abbandono, di degrado e di abusivismo in cui oggi molti ambienti naturali versano richiama il comparto pubblico ad intervenire con la manutenzione del territorio attraverso interventi onerosi ma indispensabili, dall’altra aree antropizzate in ambienti a rischio comportano sempre più frequentemente fenomeni disastrosi.
Allo stato la frana di Niscemi è ancora attiva: la parete del distacco in alcuni punti alta oltre 20 metri e con un fronte di oltre 4000 metri determina forte preoccupazione. L’area poggia su un substrato sabbioso che ha un angolo di resistenza al taglio di circa 35 gradi, valore lontano dall’inclinazione del versante che raggiunge punti di circa 85 gradi. Legittimo quindi l’ampliamento della zona rossa che ha comportato l’evacuazione di oltre mille persone, numero che tende a crescere e l’avvio della corsa alla solidarietà.