E’ di queste ore la notizia che il Governo Meloni intende provvedere all’abolizione del bollo auto. E’ una misura che, stando ai dati di Palazzo Chigi, riguarderebbe almeno 14 milioni di italiani e circa 40 milioni tra autovetture e motocicli, di cilindrata medio piccola, ovvero le citycar. Il bonus è usufruibile una sola volta e si applicherà solo per il 2027.
A pensar male si fa peccato ma spesso ci si coglie: non essendo una misura strutturale, ovvero definitiva, ma solo temporanea applicabile al 2027, questa esenzione si presenta come una mancetta elettorale, checché ne dica la Presidente del Consiglio!
La politica italiana non è nuova a queste proposte, famosa – ma non l’unica – resta quella di Silvio Berlusconi che, a poche ore dalle elezioni, promise l’abolizione dell’ICI, ospite a Porta a Porta da Bruno Vespa, lasciando il povero professor Prodi sbalordito per l’infausta proposta. L’ICI, abolita, è poi rientrata dalla finestra sotto forma di IMU.
Chi scrive non è di certo contrario all’abolizione di imposte, balzelli, accise (le famigerate sui carburanti sono ancora vive) e così via. Ciò che infastidisce è la sciatteria del popolino (almeno quella parte che abbocca puntualmente) ovvero la sottovalutazione dell’elettorato (almeno di una parte) da parte dei politicanti perché se da un lato i consumatori risparmieranno soldi dall’altro questa esenzione vede mancati introiti per lo Stato, ed in particolare le Regioni.
Infine, pensando che gli enti locali, dai Comuni alle Regioni, fanno salti mortali per far quadrare i bilanci ci si chiede come verranno recuperati dallo Stato i circa 2, 5 miliardi di Euro di introiti mancati? D’altronde il comma 3 dell’articolo 81 della Costituzione parla chiaro:
Ogni legge che importi nuovi o maggiori oneri provvede ai mezzi per farvi fronte.
Di conseguenza questi 2,5 miliardi saranno recuperati attingendo ad altre fonti, qualche residuo di PNRR o dall’aumento di qualche altra imposta.
Dunque siamo alle solite: lo Stato con una mano dà e con l’altra toglie.