MADDALONI – Il silenzio delle 5:00 del mattino è stato squarciato dal crepitio delle fiamme e dall’odore acre della gomma bruciata. In via Feudo, al civico 54, un incendio di chiara matrice dolosa ha distrutto un’auto parcheggiata all’interno di un garage. Un episodio che, per modalità e tempistica, sembra uscito da un copione già scritto, riportando la città calatina al centro di una narrazione fatta di violenza e intimidazioni.
Il rogo a distanza di pochi giorni dal ferimento di Bonavolontà nello stesso rione, colpito da un’auto in fuga.
L’atto stavolta colpisce un nucleo familiare già pesantemente segnato dalle vicende giudiziarie degli ultimi anni, con i principali esponenti attualmente ristretti in carcere. Colpire nel chiuso di un garage privato, protetti dall’oscurità dell’alba, non è solo un atto vandalico: è un’azione che trasuda simbologia criminale.
Al momento si possono solo fare ipotesi su questi episodi.
La recrudescenza degli ultimi giorni, che ha visto alternarsi spari e roghi, potrebbe aprire il campo a diverse interpretazioni sulla stabilità criminale del territorio.
Il rogo odierno potrebbe essere letto come la “risposta” ql ferimento dell’uomo di Acerra. Una chiave potrebbe essere la sfida alle vecchie guardie per affermare un nuovo controllo della zona colmando così un vuoto di potere. O ancora una manovra di “disturbo” per destabilizzare chi ancora gestisce i traffici delle piazze di spaccio nell’area.
Ma queste sono solo congetture. Gli inquirenti stabiliranno la verità.
Le forze dell’ordine sono al lavoro e mentre i rilievi tecnici dei Carabinieri cercano conferme materiali, cresce la preoccupazione per questi eventi drammatici che potrebbero non rimanere isolati e conclusi.