di GIOVANNA PAOLINO
ARIANO IRPINO. Ennesima aggressione da parte dei detenuti ai danni degli Agenti della Polizia Penitenziaria.
Dopo i recenti e gravi fatti accaduti nel carcere di Santa Maria C.V. e in quello di Secondigliano, la spirale di violenza ha colpito l’istituto di pena di Ariano Irpino dove, ieri 23 agosto 2017, un agente e’ stato aggredito e portato d’urgenza in ospedale.
Ma procediamo con ordine.
Durante la quotidiana verifica numerica dei detenuti all’interno della struttura di Ariano Irpino, T.M., ristretto nella Prima Sezione detentiva, ha aggredito , senza alcuna ragione, un Assistente Capo del Corpo intento ad espletare le funzioni di servizio, il quale, in seguito a tale gesto, ha riportato varie contusioni ed una sospetta lussazione alla spalla ed e’ stato , pertanto, condotto all’ Ospedale Civile per ricevere le cure del caso.
Va detto che l’autore dell’aggressione e’ un napoletano, che gia’ in precedenza ha commesso gesti violenti.
Anche in questo caso , cosi’ come avvenuto negli altri istituti penitenziari, l’aggressione ai danni dell’Agente di Polizia Penitenziaria e’ avvenuta senza alcuna ragione.
L’episodio, dunque, conferma le condizioni di forti criticita’ all’interno delle Carceri e degli Istituti di Polizia Penitenziaria della Campania, dove si registrano continui fatti fortemente pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza interna degli Istituti e per la incolumita’ del personale della Polizia Penitenziaria.
Sulla questione e’ intervenuto il Segretario Generale O.S.A.P.P.- Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria-, LEO BENEDUCI, il quale si e’ rivolto alle Istituzioni ed agli organismi politici , al Ministro della Giustizia Orlando ed ai vertici amministrativi del sistema penitenziario, per denunciare i fenomeni di grave criticita’ che si stanno registrando nel ” fallimentare sistema penitenziario italiano “.
” Le carceri – afferma Leo Beneduci – non sono affatto sicure ed il mio appello al Ministro Orlando e’ finalizzato a che egli intervenga al piu’ presto nella risoluzione di questo gravissimo problema”.
” Quanto accaduto – continua – non e’ il primo episodio di aggressione all’interno del Carcere di Ariano Irpino verificatosi nel corso di quest’anno. Urge innanzi tutto potenziare il numero degli Agenti di Polizia Penitenziaria , che mancano, e, contemporaneamente, serve un programma di finanziamento per gli interventi finalizzati a rafforzare i livelli di sicurezza delle carceri”.
Al focus del problema la cosiddetta ” vigilanza dinamica ” , un sistema di detenzione che prevede per i detenuti la giornata all’interno del carcere, ma fuori dalla cella, con il fine di favorirne la riabilitazione.
” Questo sistema – continua VINCENZO PALMIERI, Segretario Regionale O.S.A.P.P. – ha avuto , invece, come conseguenza quella che i reati commessi in carcere sono raddoppiati . Il costo della maggiore libertà interna dei detenuti e’ stato pagato sulla loro pelle dai poliziotti penitenziari perché si sono moltiplicate le aggressioni nei loro confronti. In qualunque Paese questa esperienza sarebbe stata considerata fallimentare, invece da noi è ritenuta meritevole di essere inserita in una legge”.
In questo contesto , la Polizia Penitenziaria, non solo deve gestire le carceri in una situazione a dir poco precaria, ma deve schivare ogni giorno continue aggressioni esponendosi anche a malattie contagiose di assoluta pericolosita’.
Per comprendere la valenza di quanto sta accadendo basta analizzare le parole d Vincenzo Palmieri :
” Ad oggi – dice il Segretario Regionale O.S.A.P.P. – il Carcere di Ariano Irpino conta 309 detenuti in una capienza regolare idonea per 400 persone . All’interno dell’Istituto opera un Personale di Polizia Penitenziaria pari a circa 170 unita'”.
” Il numero del personale penitenziario- continua- era regolare prima dell’apertura del nuovo padiglione. Attualmente , anche alla luce delle problematiche che si stanno verificando, gli agenti operativi all’interno del carcere rappresentano un numero esiguo . E a cio’ si deve aggiungere il fatto che 15 unita’ di agenti di Polizia Penitenziaria sono stati sottratti alla sicurezza”.
In base alla normativa della vigilanza dinamica e del regime penitenziario aperto, il 95% dei detenuti si aggira all’interno delle carceri , fuori della cella, tra le 8 e le 10 ore al giorno.
” Il problema e’ che – continuano Beneduci e Palmieri- molti di essi trascorrono il loro tempo senza svolgere alcuna attivita’ , nelle quali sono invece impegnati solo una parte dei ristretti”.
Un sistema normativo, dunque, che non tutela non solo la Polizia Penitenziaria, ma anche gli stessi ristretti .
Si pensi che nel 2017, a tutt’oggi, si sono verificati all’interno delle carceri ben 22 suicidi di detenuti, 567 atti di tentato suicidio, 541 ferimenti, 3562 colluttazioni, 4310 atti di autolesionismo.
In questo contesto, inoltre, gli Agenti di Polizia Penitenziaria sono ben 8mila in meno rispetto all’organico previsto.
In realtà, la vera emergenza nelle carceri sono la mancanza di attività lavorative e scolastiche condizione indispensabile per una minima probabilità di reinserimento nella società dei detenuti.
L’apertura delle celle per almeno otto ore al giorno introduce un altro e non del tutto secondario problema.
Per chiunque abbia un minimo di comprensione delle “dinamiche sociali dei gruppi”, è chiaro come la luce del sole che un gruppo di persone lasciate “bivaccare” per ore in un corridoio, con risorse limitate, si organizzerà spontaneamente imponendo la legge del più forte, del più influente, del più prepotente.
” L’apertura delle celle- concludono Beneduci e Palmieri – puo’ avere come effetto l’amplificazione di quel fenomeno sociale, molto conosciuto in carcere, chiamato “università del crimine” in cui, detenuti entrati per reati banali, apprendono e conoscono dai detenuti più “esperti”, come diventare criminali di rango superiore”.