Nel cuore di Santa Maria Capua Vetere, un’ombra di corruzione ha scosso l’ufficio della Conservatoria dei registri immobiliari, culminando in un processo giudiziario che ha visto due condanne e un’assoluzione, oltre alla prescrizione per altri cinque imputati.
Il verdetto è stato emesso dal collegio A della prima sezione penale, presieduto da Giovanni Caparco insieme a Francesco Maione e Patrizia Iorio. Nunzio Di Fuccia, ritenuto colpevole di aver accettato mazzette in cambio di favori, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione, con l’interdizione dai pubblici uffici per il periodo della pena. Anche Pasqua Infante è stata giudicata colpevole e condannata a 2 anni e 8 mesi, con la stessa pena accessoria.
Diversa la sorte di Carmine Caiazzo, assolto perché il fatto non sussiste, e di altri cinque imputati per i quali è intervenuta la prescrizione: Vincenzo Perrotta, Angela Valentino, Giovanni Traettino, Domenico Perrotta e Aldo Ardito. Il reato è stato riqualificato in abuso di ufficio per questi ultimi.
L’indagine ha avuto inizio grazie alla denuncia di uno dei dipendenti, rivelando un sistema di corruzione che favoriva sia i dipendenti dell’ufficio che i professionisti esterni. Coloro che pagavano ricevevano certificati in tempi accelerati e a costi ridotti, compromettendo l’integrità e l’equità del servizio pubblico.
Gli avvocati difensori impegnati nel collegio sono stati Gerardo Marrocco, Claudio Sgambato e Goffredo Grasso, che hanno rappresentato i vari imputati nel corso del processo.
Resta ora da vedere quali misure saranno adottate per riformare e rafforzare l’etica e la trasparenza all’interno della Conservatoria di Santa Maria Capua Vetere, per prevenire che episodi simili possano ripetersi in futuro.