CRONACA SESSA AURUNCA: IL BOSS DEI MUZZONI RESTA AL 41 BIS

"C’è ancora pericolosità sociale": la decisione della Cassazione

Mario Esposito, noto come il boss dei Muzzoni, condannato all’ergastolo per associazione mafiosa e plurimi omicidi aggravati, rimarrà sottoposto al regime detentivo speciale del 41-bis. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, respingendo il ricorso presentato dalla difesa contro la proroga di due anni del provvedimento ministeriale disposto nel 2023.

 

La Prima Sezione Penale della Cassazione, presieduta dalla giudice Monica Boni e con la relazione affidata al consigliere Angelo Valerio Lanna, ha dichiarato infondato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Roma. Quest’ultimo aveva già respinto il reclamo di Esposito, rilevando la sussistenza di elementi che indicano una persistente pericolosità sociale del detenuto.

 

Il ricorso e la difesa

Il legale di Esposito, Angelo Raucci, aveva sostenuto che il suo assistito, in lunghi anni di reclusione, non avesse più avuto contatti con esponenti della criminalità organizzata né commesso nuovi reati associativi. Raucci aveva anche contestato l’interpretazione delle lettere inviate e ricevute dal detenuto, giudicate come indizi di una volontà di mantenere contatti con il mondo esterno.

Tuttavia, la Cassazione ha ribadito che la pericolosità sociale prevista dall’art. 41-bis non richiede prove certe di collegamenti attuali con organizzazioni mafiose, ma può essere desunta da elementi che rendano probabile tale rischio.

 

Gli elementi chiave della decisione

La Suprema Corte ha sottolineato due aspetti fondamentali nella motivazione:

1. La posizione di rilievo di Esposito nell’organizzazione camorristica dei Muzzoni, confermata da rapporti delle Forze dell’Ordine e delle Direzioni Distrettuali Antimafia.

2. Gli indizi derivanti dalle comunicazioni intercettate e dalle incongruenze tra le dichiarazioni economiche della famiglia Esposito e il loro tenore di vita, elementi che lasciano supporre un tentativo di mantenere contatti con l’esterno.

 

Il regime del 41-bis come strumento di prevenzione

La Cassazione ha confermato l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma, evidenziando l’importanza del 41-bis nel prevenire collegamenti tra detenuti di elevata pericolosità e organizzazioni criminali attive. Il regime speciale, che limita fortemente i contatti del detenuto con il mondo esterno, è considerato indispensabile per garantire la sicurezza e l’ordine pubblico.

Mario Esposito, promotore e organizzatore dell’organizzazione camorristica dei Muzzoni, continuerà a scontare la pena dell’ergastolo in regime di 41-bis. La sentenza conferma la linea dura dello Stato contro le organizzazioni mafiose, ribadendo la necessità di strumenti rigidi per contrastare il rischio di collegamenti tra detenuti e criminalità organizzata.