Napoli. Terminati, ormai, gli Esami di Stato, si puo’ praticamente dire concluso l’anno scolastico 2022/2023.
Per l’opinione pubblica, da sempre minimalista nei confronti degli operatori scolastici, le ” scuole sono chiuse”. cioe’, gia’ in vacanza. Su tale affermazione, che la dice lunga sulla considerazione che la gente ha del complesso lavoro di educazione, formazione ed istruzione- molto spesso in sostituzione di famiglie assenti- svolto dagli istituti scolastici , veri e propri presìdi morali nel deserto dell’ingombrante ignoranza della civilta’ del terzo millennio, non ci soffermeremo piu’ di tanto.
L’opinione pubblica, quella che, cioe’, pensa che l’insegnamento sia una attivita’ poco faticosa oppure adatta alle donne , perche’ consentirebbe di conciliare famiglia e lavoro, forse non sa che e’ in atto un cambiamento nell’organizzazione scolastica che, dall’anno scolastico 2023/2024, potrebbe portare alla rimodulazione di molte scuole e,soprattutto, ad un differente modo di gestire e di dirigere i posti di lavoro in questo settore.
Insomma, in questo Medioevo barbaricamente tecnologico, dove i libri sono stati sostituiti dai talent e dai Tik-Tok, cominciano a crollare gli” antiquati conventi degli amanuensi”.
Ma procediamo con ordine.
Il piano di dimensionamento scolastico del Governo Meloni dipende anche dal calo delle nascite. Nel 2022, infatti, il calo riportato dall’ISTAT va in parallelo con la generale diminuzione della popolazione italiana, che nel 2023 è inferiore a 59 milioni di persone.
Nel caso specifico della scuola, questi dati si legano con la progressiva diminuzione degli alunni e degli studenti, una tendenza peraltro già in atto da diverso tempo.
Il dimensionamento scolastico del Governo Meloni, previsto già nella legge di bilancio 2023, ha generato diverse polemiche con alcuni Presidenti di Regione, tra i quali Vincenzo De Luca alla guida della Giunta Regionale della Campania. Il piano prevede l’accorpamento e la chiusura delle scuole che hanno meno di 900 studenti iscritti, con un conseguente taglio anche all’organico di Dirigenti Scolastici e DSGA.
Su questo punto, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha informato le organizzazioni sindacali sullo schema di decreto riguardante gli organici per l’anno scolastico 2023/2024. Il Direttore Generale della Direzione per il personale scolastico ha riferito che il prossimo sarà l’ultimo anno con le vecchie norme. Inoltre, per il 2023/2024 sarebbe anche previsto un decremento di scuole, che dovrebbero passare dalle attuali 8007 alle future 7060.
Alle 47 istituzioni scolastiche in meno, dato generale, si aggiungono i numeri delle scuole che potranno avere un dirigente e un direttore dei servizi titolari. Secondo le previsioni del Ministero, si passerà dalle 7517 istituzioni attuali a 7445, con un decremento di 72 Dirigenti Scolastici. Se si somma questo numero ai 129 dell’anno precedente, si arriva a più di 200 posti persi per via del dimensionamento scolastico.
In seguito a tali decisioni, sono divampate immediatamente le polemiche. Sul punto e’ intervenuto il Ministro Valditara, che ha spiegato le ragioni della riforma:
“Sul tema del dimensionamento scolastico le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e osservare i vincoli dell’UE in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata.”
Valditara difende la nuova normativa, soprattutto in merito alla possibilità di pianificare il numero di istituzioni scolastiche per ogni triennio.
Ma Vincenzo De Luca non ci sta.
“Il governo prevede tagli di scuole, di risorse e di personale scolastico – ha replicato il Presidente – e, sia chiaro a tutti, la Regione Campania intende battersi perché non sia tolta una scuola, un’autonomia scolastica, un docente, un esponente del mondo degli amministrativi, non intendiamo perdere nulla, vogliamo difendere fino all’ultima realtà”.
Secondo la Regione Campania, il piano del Governo prevede:riduzione del numero di scuole- azzeramento delle reggenze- riduzione del numero di dirigenti scolastici. Nei prossimi due anni, dunque, in Campania sarebbero previste meno 120 scuole ( da 959 a 839) e meno 70 Dirigenti Scolastici ( da 909 a 839).
Per il numero delle istituzioni scolastiche, secondo la Regione Campania , rileverebbe l’abolizione delle «reggenze». Dunque, meno scuole e meno Dirigenti. In altri termini, da oggi fino al 2026, in Campania vi dovrebbero essere meno 139 autonomie.
Questi i tagli previsti in Campania:
2024/2025: da 959 scuole a 839 = -120, -14 %
2025/2026: da 839 scuole a 832 = -7, -0,8 %
2026/2027: da 832 scuole a 820 = -12, -1,4 %
Il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca e l’Assessore all’Istruzione regionale Lucia Fortini hanno invocato il parametro che assegna in via esclusiva dirigenti scolastici e direttori dei servizi generali e amministrativi alle scuole con almeno 500 studenti – 300 se situate nelle piccole isole, nei comuni montani o nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche. Criterio, questo, che il Ministro Valditara ha deciso di archiviare considerandolo una semplice deroga al normale parametro 600/400 alunni, introdotto per fare fronte alla pandemia per gli anni scolastici 2021/2022, 2022/2023, 2023/2024 e che, dopo questo periodo, non avrà più copertura finanziaria.
Ma non e’ tutto. L’Assessore Lucia Fortini ribadisce che non e’ accettabile che il parametro medio di studenti per ciascuna scuola venga deciso MEF- Ministero dell’Economia e delle Finanze. ” Non si comprende- dice– come mai nella Legge di Bilancio si dice che bisogna valorizzare le zone montane, le isole e poi viene riconosciuto un parametro unico per tutta l’Italia. Ed ancora non si comprende se la dispersione scolastica e’ un criterio di cui bisogna tenere conto oppure no”.
Nella polemica,ormai innescata, il Ministro Valditara non le manda a dire: “Secondo i dati Istat sulla popolazione 3-18 anni – spiega- la Campania sarà interessata da un severo calo degli alunni: nel 2024 -17.239 e nel 2025 -19.456, per un totale di 36.695 studenti in meno. Il calo, combinato con il parametro ordinario 600/400 che sarebbe tornato nuovamente operativo nel 2024/2025, avrebbe fatto avere alla Campania 832 scuole normodimensionate. Nell’anno scolastico 2022/2023 la Campania presenta il numero più alto di scuole al di sotto dei parametri ordinari: 108 su 617 a livello nazionale. Stesso primato avrà la Regione nel 2023/2024, con 102 scuole su 644 a livello nazionale sotto i parametri. Quindi, la pianificazione della rete scolastica campana è stata condotta negli ultimi anni senza prestare la necessaria attenzione al contenimento del numero delle istituzioni scolastiche sottodimensionate”.
Il Presidente De Luca a sua volta, risponde a tutto tondo al Ministro Valditara: ” Visto che al Sud abbiamo il più alto tasso di dispersione scolastica- dice- non abbiamo il tempo pieno nelle scuole, vuol dire che avremo classi meno numerose, si potrà seguire meglio la formazione degli alunni, se vogliamo lavorare per recuperare, anche da questo punto di vista, il divario tra Nord e Sud. Faremo battaglia su questa linea contro il finto risparmio che propone il governo nazionale”.
“A tutt’oggi – conclude Vincenzo De Luca- non esiste alcun riferimento normativo o procedurale dell’Europa che, in relazione al Pnrr, preveda tagli del numero di scuole. Alla Campania spettano almeno 865 autonomie e non 839 come previsto, e anzi quasi “concesso”, dal ministero. La Regione conferma dunque la massima attenzione e la mobilitazione annunciata, a difesa della scuola campana”.
E la battaglia continua, molto probabilmente dinanzi al Tar : ma chissa’ se i tanti, che pensano che il lavoro del docente sia sicuro, anche monotono, ed adatto principalmente alle donne, ne sono al corrente.