ENRICO ASSANTE, UNA VITA A TEMPO DI MUSICA

Dal night club ai grandi interpreti della canzone napoletana, passando per il teatro, la televisione e il cinema: la storia di un artista che non ha mai smesso di raccontare Napoli

L’ho incontrato in un noto bar di Napoli. Una chiacchierata, di quelle che iniziano quasi per caso e finiscono per aprire le pagine di una vita intera. Davanti a me c’è Enrico Assante, artista dalla voce calda e graffiante, musicista, autore, compositore e uomo di spettacolo. Un volto conosciuto, una lunga esperienza alle spalle e ancora tanta voglia di fare. Perché certe passioni non conoscono pensionamento. Enrico nasce nella Napoli più antica e canora, tra San Giovanniello e via Arenaccia, una terra che ha dato i natali a poeti, musicisti e interpreti come Enrico Caruso, E.A. Mario, Peppino Gagliardi e tanti altri protagonisti della nostra cultura musicale. La sua avventura artistica comincia nel 1974, quando nasce come cantante di night club. È lì che la sua voce, roca, potente e inconfondibile, comincia a farsi strada nei locali notturni a ridosso del porto. Bassista e chitarrista, viene notato da Andrea Cunato, impresario e manager che per primo intuisce le sue potenzialità, ospitandolo a lungo nel suo Gattopardo e accompagnandolo verso la Galleria Umberto, tempio della canzone napoletana. Da quel momento il percorso accelera. Incontra poeti, autori, arrangiatori e musicisti, costruendo collaborazioni importanti con Vittorio Annona, Felice Genta, Augusto Visco, Raffaele Adamo, Carmine La Fortezza, Vincenzo D’Agostino, Gennaro Scuotto, Gigi D’Alessio ed Enzo Rossi. Nel suo cammino artistico ci sono anche amicizie e sodalizi che resistono al tempo, come quello con Tony Aprile. Nel 1981 arriva una significativa esperienza al Festival di Napoli, al Teatro Mediterraneo, con il brano Storie d’innamorati, scritto insieme a Enzo Rossi. Nel 1997, invece, torna protagonista al Festival di Napoli al Teatro Politeama, aprendone la kermesse con Si’ maruzzella, canzone autobiografica realizzata con Rosario Passaretti, in un’esibizione che lo vede insieme ad Antonio Ottaiano e Freddy Houston. Ma Assante non si limita a interpretare: scrive, compone, costruisce canzoni destinate a rimanere nella memoria e sulle labbra del pubblico. Da Tony Astarita a Mirna Doris, da Nunzia Greton a Ida Rendano, da Rosy Viola a Teresa Stile, fino ad Antonio Buonomo, Mimmo Jannelli e tanti altri, la sua firma attraversa generazioni e stagioni della musica partenopea. Tra i sodalizi più prolifici spicca quello con Erry Mariano, dal quale nascono brani e progetti discografici di grande diffusione, tra cui Gesù e Monella. Da ricordare anche Quanto t’amo, interpretata da Ida Rendano, ed E guagliune e dint’ ‘e vele, testimonianza di una scrittura capace di raccontare non soltanto l’amore, ma anche le realtà sociali di Napoli. Nel 1993, insieme a Biagio Morra, realizza un altro sogno: fondare la Digi Play Records, uno studio discografico destinato a diventare un laboratorio di talenti, contribuendo alla crescita di artisti che negli anni avrebbero raggiunto importanti traguardi. E poi c’è l’altra faccia di Enrico: quella dell’attore. Il palcoscenico teatrale, le sceneggiate e le collaborazioni con artisti partenopei lo vedono protagonista in numerosi lavori. La televisione lo porta anche nelle fiction Rai, tra cui La squadra, Il ragazzo di Scampia e La mano nera della camorra, mentre il cinema ne arricchisce ulteriormente il percorso. Un volto che il pubblico ha imparato a riconoscere anche lontano dal microfono. Oggi Enrico Assante continua a vivere la musica da protagonista, dedicandosi alla produzione e alla formazione di nuovi talenti. Le collaborazioni proseguono, così come il lavoro in studio, con nuove canzoni e nuovi progetti, tra cui l’inedito Nun te facce turnà, realizzato nel 2026 per il debutto di Enzo Bruno. E mentre la nostra chiacchierata al bar volge al termine, resta una considerazione: ci sono artisti che attraversano la musica e altri che, con il loro lavoro, contribuiscono a costruirne la storia. Enrico Assante appartiene a quella Napoli che canta, scrive, recita e non si arrende mai. Perché la sua storia non è soltanto quella di un cantante nato nei night club, diventato autore e produttore, ma quella di un uomo che ha saputo cambiare palcoscenico senza perdere la propria voce. E a Napoli, si sa, una bella canzone può finire… ma non smette mai di essere cantata.