Castel Volturno, l’ombra dell’ecofrantoio sul Comune: altro che «impegno per la città», l’inchiesta spoglia l’ex vicesindaco Giulio Natale

Comunicato Stampa

CASTEL VOLTURNO. Ricordate il video con cui l’ex vicesindaco Giulio Natale annunciava le proprie dimissioni, marciando al fianco dell’ormai ex primo cittadino Pasquale Marrandino?

In quell’occasione gli accenti erano quelli solenni di chi sostiene di aver speso ogni energia per il bene comune, di aver rivoluzionato Castel Volturno, di aver agito unicamente per l’interesse collettivo.

Oggi, però, la patina di retorica vola via di colpo di fronte alle carte d’inchiesta firmate dai magistrati della Procura, agli accertamenti del Noe e alla prima pronuncia del giudice per le indagini preliminari.

Il quadro che ne emerge restituisce una realtà ben diversa e decisamente più spregiudicata: mentre da una parte si rivendicavano successi per la comunità, dall’altra si sarebbe continuato a gestire in prima persona e a proprio vantaggio il business di famiglia legato all’ecofrantoio Nef.

Il doppio stipendio dell’interesse: pubblico e privato

Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, Natale non avrebbe affatto tagliato i ponti con la Nef dopo il primo sequestro del 2024, come voleva far credere. Al contrario, l’ex vicesindaco avrebbe sfruttato proprio il suo peso istituzionale per cacciare e indirizzare clienti verso l’azienda di famiglia.

A testimoniarlo ci sono le intercettazioni telefoniche: in una conversazione dell’anno scorso, l’ex amministratore parlava direttamente con i dipendenti suggerendo le dimensioni dei cassoni da piazzare per cantieri di ristrutturazione in città, concordando tariffe e perfino ipotizzando l’uso privato di pali stradali donati al Comune. Altro che dedizione istituzionale: un presunto intreccio a doppio filo tra le funzioni pubbliche e le casse dell’impresa familiare.

L’inchiesta non risparmia neppure gli equilibri politici che hanno segnato la vita amministrativa del territorio. Tra le pieghe delle relazioni e dei contatti emerge anche il ruolo dell’architetto Fiorillo, figura chiave nei meccanismi che avevano convinto il partito della Lega a Castel Volturno a far confluire i propri voti su Marrandino durante il decisivo ballottaggio delle comunali 2024. Un reticolo di contatti, appoggi e sponsorizzazioni che oggi mostra tutte le sue vistose crepe.

Per Giulio Natale e altri sette indagati , tra cui stretti familiari ed ex collaboratori , i pubblici ministeri Francesca De Renzi e Armando Bosso avevano avanzato la richiesta della misura della custodia cautelare in carcere. Le accuse spaziano dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti alla gestione irregolare di materiali speciali, con profitti presunti che superano il milione e mezzo di euro.

Il GIP si è espresso accogliendo l’impianto accusatorio dei PM.

Se a tutto questo si aggiunge che l’ex amministratore figura già indagato (a piede libero) nell’inchiesta parallela sulla presunta compravendita di voti, la narrazione del «grande lavoro svolto per la città» crolla rovinosamente sotto il peso degli sviluppi giudiziari. La retorica dei video d’addio fatica ormai a reggere il confronto con le trascrizioni delle intercettazioni e con i provvedimenti cautelari emessi dal Tribunale.