Presentata la IX rassegna nazionale ideata e diretta da Antonio Iavazzo. Un cartellone fitto che guarda alla scena contemporanea, senza rinunciare al rapporto con la tradizione. In programma anche compagnie spagnole, teatrodanza, arti figurative e iniziative culturali. È stata presentata stamattina la IX rassegna nazionale Teatro, Danza, Arti Performative, in programma nella Sala Teatro “Andrea Veneri Guerra” di Palazzo Fazio, a Capua, con la direzione artistica di Antonio Iavazzo e l’organizzazione generale di Gianni Arciprete.
Una stagione costruita nel segno della continuità, ma anche della sperimentazione, che attraversa linguaggi differenti e mette insieme compagnie campane e realtà provenienti da altre regioni e dall’estero. Un progetto che, come è stato sottolineato durante la presentazione, continua a crescere anche senza contributi pubblici e che per questo si affida soprattutto alla capacità delle associazioni e degli artisti coinvolti di costruire una proposta culturale autonoma.
Il programma è articolato in diverse sezioni, dai Teatri dell’umorismo ai Teatri d’innovazione, fino al Teatrodanza, con uno spazio riservato anche alle arti figurative. Proprio in quest’ultimo ambito si inserisce la collaborazione con l’associazione culturale Capua Nova, impegnata nella realizzazione di una mostra dedicata alla figura come campo di ricerca, attraverso il lavoro di artisti campani e spagnoli. Una riflessione che si muove tra linguaggi e immaginari differenti, nel tentativo di mettere in dialogo esperienze artistiche apparentemente lontane.
Ad aprire la rassegna, sabato 11 ottobre, sarà Juri Monaco con Noi, figli della cucchiarella, spettacolo appartenente alla sezione dei Teatri dell’umorismo e al debutto. Attraverso la comicità, Monaco affronta anche una trasformazione che ha interessato la società negli ultimi trent’anni e che riguarda la progressiva perdita di spontaneità legata alla diffusione dei social e dei nuovi modelli di comunicazione.
Il 25 ottobre sarà la volta di Radici, con drammaturgia e regia di Antonio Anzilotti De Nitto. Un lavoro che ha già attraversato diversi territori ma che, come ha spiegato lo stesso autore intervenuto telefonicamente, ha soltanto sfiorato la Campania. Al centro dello spettacolo c’è il rapporto con un tempo passato che non dovrebbe essere semplicemente archiviato, perché le radici rappresentano quei legami capaci di dare continuità all’esistenza e, in alcuni momenti, persino di salvarla.
Il 22 novembre Antonio Iavazzo porterà in scena Le Dimore dell’Anima, spettacolo itinerante che coinvolgerà anche la mansarda di Palazzo Fazio. Si tratta di una riproposizione, in forma teatrale, di alcuni miti e figure appartenenti alla storia dell’arte e della cultura, attraverso un percorso pensato per modificare anche il tradizionale rapporto tra spazio scenico e spettatore.
Il 29 novembre sarà dedicato al Teatrodanza. La Compagnia Akerusia Danza di Napoli presenterà Mosaico… Frammenti di, con progetto e coreografia di Elena D’Aguanno e Marcello Mariuolo. D’Aguanno, intervenuta telefonicamente, ha spiegato come il lavoro nasca dall’idea di mettere insieme frammenti diversi per costruire un’unica opera, trasformando la varietà in una possibilità e nel vero valore dell’insieme.
Nella stessa giornata, sempre nell’ambito del Teatrodanza, sarà presentato Mutande – Scomode intimità, della compagnia Seesaw Project. Il lavoro, come ha spiegato Veronica Boniotti, assume la forma di un vero e proprio dispositivo di ricerca, esplorando il confine tra ciò che appartiene alla dimensione interiore e ciò che viene invece esposto all’esterno.
Il 6 dicembre l’associazione Il Luogo del Buio proporrà, per la regia di Cristian Izzo, Dell’impossibilità di dire che Rosencrantz e Guildenstern sono morti, rilettura contemporanea dell’universo di Shakespeare. Izzo ha descritto il lavoro come una ricerca critica sviluppata su più livelli. Su una traccia registrata della durata di 43 minuti si muovono lo stesso Izzo e Maria Giovanna Danise, in un gioco che interroga anche l’impossibilità del metateatro e quella condizione paradossale in cui non è possibile né essere né non essere.
Il 20 dicembre arriverà a Capua la compagnia spagnola Teatro Strappato, con Arepa&Polenta – Farina di Mais, per la regia di Vane Vieitez. Gli artisti sono intervenuti telefonicamente alla presentazione, trovandosi in quel momento in Messico. La presenza di una compagnia internazionale conferma la vocazione della rassegna a superare i confini territoriali e a costruire occasioni di confronto tra esperienze sceniche diverse.
Il nuovo anno si aprirà il 10 gennaio 2027 con Dovevo andare al mare, di Marco Bandiera, mentre il 17 gennaio sarà ancora il Teatrodanza protagonista con Gocce, della Compagnia Akerusia Danza, e con DuetX, progetto di danza e interpretazione di Marco Munno e Manuela Cecere della compagnia Arb Dance Company. Annamaria Di Maio, presente in Sala, ha spiegato che sulla scena ci saranno due individui intrappolati in un universo rigido dove ogni gesto è guidato da regole e aspettative. Attraverso una serie di sequenze coreografiche i protagonisti iniziano a esplorare il confine tra dovere e desiderio
Il 31 gennaio Roberto Capasso porterà in scena Pacchiello, venditore ambulante di taralli caldi e di guai neri, il cui protagonista è nato con una deformità che lo rende complessato e lo incattivisce, e per farsi notare dalla società diventa usurario. Il 14 febbraio sarà la volta di Circe: le origini. In collegamento, Marcella Favilla ha spiegato che lo spettacolo nasce dall’esigenza di raccontare una Circe diversa, capace di ribaltare l’immagine negativa consegnata dalla tradizione classica. Il percorso parte da Omero per arrivare alla riscrittura contemporanea di Madeline Miller, restituendo al personaggio una nuova profondità e una diversa possibilità di interpretazione. Ne nasce uno spettacolo che alterna momenti drammatici e passaggi ironici, intrecciando parola, elementi sonori e danza in un linguaggio scenico dinamico e contemporaneo.
Domenica 28 febbraio sarà la volta di Casa, dolce casa, testo di Pietrangelo Di Vittorio, con la regia di Claudio Orsino e Angelo Rotunno, portato in scena dalla compagnia “Margine Comunicante” nell’ambito della sezione dedicata al teatro sociale. Lo spettacolo nasce all’interno di un progetto sulla salute mentale, sviluppato attraverso un laboratorio di scrittura creativa. È proprio da quel percorso che prende forma la messinscena, che restituisce al pubblico le voci e le esperienze dei partecipanti, chiamati a raccontare ciascuno la propria personale “catastrofe”. Un lavoro in cui la dimensione laboratoriale diventa materia teatrale e il racconto individuale si trasforma in esperienza condivisa.
A marzo il cartellone tornerà a intrecciare innovazione e danza. Il 14 marzo sarà presentato Street Tale / Racconto di strada, della compagnia Arb Dance Company, mentre il 21 marzo la compagnia TAN porterà in scena Il nemico al mio fianco, con la regia di Niko Mucci. Un testo di forte impronta psicoanalitica, incentrato sulla contrapposizione tra bellezza e bruttezza come dimensioni che ciascun individuo porta dentro di sé.
Il 4 aprile Gianmarco Cesario presenterà Giulia, tratto da La signorina Julie di August Strindberg. Il 18 aprile, invece, l’associazione culturale I Colibrì proporrà Delirio a due, rilettura in chiave partenopea del testo di Eugène Ionesco. Gianni Arciprete ha sottolineato l’attualità di un’opera che, attraverso l’amplificazione e la deformazione degli aspetti più grotteschi della vita quotidiana, finisce per restituire un’immagine sorprendentemente vicina al presente.
Il 9 maggio sarà la volta di Lampi, per la regia di Daniela Cenciotti, che ha parlato del suo lavoro come un viaggio nella complessità dell’universo femminile. Le figure di donne appartenenti al passato entrano in dialogo con quelle del presente, creando una continuità tra esperienze, memorie e interrogativi ancora aperti.
A chiudere il percorso, il 23 maggio, sarà Giovanna, la Pulzella d’Orléans, con la regia di Gianluca Masone. Non una ricostruzione storica in senso tradizionale, ma una rilettura della figura di Giovanna d’Arco attraverso le diverse immagini che letteratura e teatro hanno consegnato nel tempo. Il tema del martirio diventa così occasione per interrogarsi sul significato della guerra. Anche questo spettacolo sarà itinerante, con l’obiettivo di coinvolgere lo spettatore non soltanto sul piano intellettuale ma anche su quello emotivo.
Accanto agli spettacoli, FaziOpenTheater conferma dunque la propria natura di spazio culturale aperto a più linguaggi. Il teatro diventa il punto di partenza per parlare di memoria, identità, corpo, relazioni, mito e contemporaneità, lasciando spazio anche alla danza, alle arti figurative e alla presentazione di libri. La cifra dei nove anni di FaziOpenTheater sta proprio nella costruzione progressiva di un luogo nel quale tradizione e innovazione possano incontrarsi, dando agli artisti la possibilità di sperimentare e al pubblico quella di confrontarsi con forme diverse di espressione. Una crescita che continua, stagione dopo stagione, nel segno di una cultura prodotta dal basso e capace di mantenere aperto il dialogo con il territorio e, allo stesso tempo, con la scena nazionale e internazionale.
