Franco Imposimato, quarantatré anni dopo: il ricordo di un amico, di un uomo libero e del suo impegno civile

La vita porta lacrime, sorrisi e ricordi. Le lacrime si asciugano, i sorrisi scompaiono, ma i ricordi durano per sempre. Malik Faisal
Articolo del prof. Angelo Schiavone

C’è una domanda che, prima o poi, ciascuno di noi inevitabilmente si pone: quanti ricordi restano davvero impressi nella nostra vita?
I ricordi rappresentano le radici della nostra esistenza, lo specchio del tempo che passa e lo strumento attraverso il quale custodiamo e tramandiamo ciò che merita di non essere dimenticato. Sono momenti, gesti, volti, parole ed esempi di vita che continuano ad accompagnarci e che, talvolta, diventano patrimonio morale di intere generazioni.
Tra i tanti ricordi che porto con me, ce n’è uno che il tempo non è mai riuscito ad affievolire.
Martedì 11 ottobre 1983.
Una data impressa indelebilmente nella memoria della nostra comunità. Il giorno in cui la violenza criminale colpì Franco Imposimato, vittima innocente di una spietata vendetta trasversale indirizzata al fratello, il magistrato Ferdinando Imposimato.
Sono trascorsi quarantatré anni da quel maledetto pomeriggio d’autunno, eppure sembra ancora di sentire l’eco degli spari esplosi da una mano vigliacca, che colpì Franco e sua moglie mentre, appena usciti dal lavoro, si trovavano in automobile.
Oggi, domenica 11 ottobre 2026, desidero ricordare ancora una volta il mio amico Franco. L’ho fatto tante volte, in modi diversi, nel corso di questi quarantatré anni. Questa volta, però, vorrei andare oltre il ricordo di quella tragica giornata e riportare alla memoria l’uomo che ho conosciuto, l’amico con cui ho condiviso passioni, esperienze e ideali.
Vorrei ricordare Franco attraverso i luoghi, gli incontri e le tante attività che hanno segnato la nostra amicizia. Il primo luogo che riaffiora nella mia memoria è il campo di pallacanestro di via Marconi, dove giocava la mitica Libertas Maddaloni.
Io ero un giovane giocatore, lui un tifoso indomabile. Il suo grido, appassionato e inconfondibile, era diventato celebre su tutti i campi di gioco. Era impossibile non riconoscerlo. In quel modo così spontaneo e travolgente di sostenere la squadra si manifestava già una delle caratteristiche più autentiche della sua personalità: la passione con cui viveva ogni esperienza.
Un altro luogo simbolo della nostra amicizia era lo studio di “Foto Lino, da Pasquale il fotografo”. Ci ritrovavamo spesso lì, accomunati dalla passione per la fotografia.
Franco possedeva una particolare sensibilità artistica. Era un ottimo paesaggista e sapeva trasformare il suo amore per l’arte e per la propria città in disegni capaci di restituire il fascino degli scorci più suggestivi della Maddaloni storica. Nelle sue opere emergevano l’attenzione ai dettagli, il rispetto per la memoria dei luoghi e un legame profondo con le proprie radici.
Ma c’è un altro ambito della nostra amicizia che custodisco con particolare affetto: quello dell’impegno politico e sociale.
Ci ritrovavamo nelle manifestazioni operaie, nelle piazze gremite di lavoratori che rivendicavano i propri diritti, nelle battaglie contro le ingiustizie e le disuguaglianze sociali. Erano anni di grandi passioni civili, di partecipazione e di confronto. Franco viveva quelle esperienze con convinzione, animato da un profondo senso di giustizia e dalla speranza di contribuire alla costruzione di una società più solidale, libera e ugualitaria.
Il suo era un impegno autentico, che non si esauriva nelle parole, ma trovava espressione nella partecipazione concreta alla vita della comunità.
Franco era un uomo poliedrico, curioso, generoso, profondamente legato alla cultura e alla storia del territorio.
Non a caso fu tra i fondatori del “Gruppo Archeologico Calatino”, insieme a personalità come il preside Sarracco, il professor Guido Napolitano e tanti altri appassionati che condividevano l’obiettivo di valorizzare e tutelare il patrimonio storico e archeologico locale. Il suo impegno nelle numerose attività culturali, sportive e sociali era davvero encomiabile. Era sempre disponibile, pronto a offrire il proprio contributo, a proporre nuove iniziative e a coinvolgere gli amici nei progetti in cui credeva. Ricordo ancora quel suo sorriso particolare, accompagnato da uno sguardo inconfondibile, segnato dalla miopia, con il quale riusciva spesso a convincermi a seguirlo nelle sue iniziative.
Era difficile dirgli di no. E, infatti, finivo quasi sempre per accettare.
Sono piccoli ricordi, forse apparentemente insignificanti, ma sono proprio questi dettagli a restituirci la dimensione più vera di una persona. Quella che nessuna cronaca, per quanto accurata, potrà mai raccontare fino in fondo. Purtroppo, il destino ha voluto che il mio ultimo incontro con Franco avvenisse proprio in quel fatidico e maledetto giorno. Avevo un appuntamento con un amico presso la Face Standard. Mentre mi trovavo nei pressi del bivio, vidi transitare a tutta velocità un’automobile. La riconobbi da lontano. Era quella di Franco, un’auto particolare, unica nel suo genere, che conoscevo bene.
Intorno c’erano dei militari.
Per un istante, forse, non volli comprendere ciò che stava accadendo. Forse la mente si rifiutava di accettare una realtà tanto terribile. Passando accanto all’automobile, vidi Franco riverso sulla moglie. Sentii un colpo al cuore.
È un’immagine che non mi ha mai abbandonato. Un istante drammatico, rimasto sospeso nel tempo, che ancora oggi ritorna alla memoria con la stessa intensità di allora. Da quel giorno sono trascorsi quarantatré anni. Sono cambiate tante cose, sono passate generazioni, ma il ricordo di Franco è rimasto vivo.
Oggi Franco Imposimato è ricordato tra le vittime innocenti della criminalità e tra coloro che, con il proprio sacrificio, appartengono alla memoria civile della nostra Nazione.
Ma per chi ha avuto il privilegio di conoscerlo, Franco non è soltanto il nome legato a una delle pagine più dolorose della nostra storia. È l’amico appassionato di sport, l’artista innamorato della propria città, l’uomo di cultura, il cittadino impegnato nelle battaglie per la giustizia sociale. È il sorriso che riusciva a coinvolgerti, la voce che risuonava sui campi di pallacanestro, la presenza costante nelle piazze e nei luoghi della partecipazione civile.
Ricordare Franco significa, dunque, non soltanto rendere omaggio alla sua memoria, ma anche riaffermare quei valori di solidarietà, libertà, giustizia e uguaglianza nei quali ha sempre creduto. Significa trasmettere alle nuove generazioni l’esempio di un uomo che ha saputo vivere con passione, generosità e senso di responsabilità verso la propria comunità.
Perché il tempo può allontanare i giorni, ma non può cancellare gli esempi. Può attenuare il dolore, ma non può spegnere la memoria.
E finché ci sarà qualcuno capace di raccontare chi era Franco Imposimato, non soltanto come vittima innocente, ma soprattutto come uomo, amico e cittadino, il suo ricordo continuerà a vivere.
Per non dimenticare. Mai.