Il paradosso del caso di Michele De Lucia

San Felice a Cancello – L’Italia è quello strano Paese in cui uno muore investito e secondo una sentenza è quasi colpa sua.

I fatti succedono la sera del 24 gennaio 2018. Michele De Lucia esce di casa per compare la cena. Sta portando panini e pizzette a casa e attraversa la strada in Via Napoli. La sua vita finisce là, Michele non fa più ritorno a casa. L’uomo viene travolto e sfigurato. I primi vicini, accorsi per soccorrerlo, stentano a riconoscerlo. La vittima muore per lesioni riportate dall’investimento.

La vicenda giudiziaria:

Le perizie medico-legali e l’autopsia parlano chiaro: Michele era un uomo sano, senza patologie pregresse. È morto per l’incidente, è una vittima della strada. Eppure, per lo Stato italiano, il suo ottimo quadro clinico non basta per configurare una responsabilità penale. Si parla anche di un tratto di strada con scarsa illuminazione. Infatti, già prima del 24 gennaio 2018, l’illuminazione stradale era GUASTA. Michele lascia una famiglia che, da otto anni, oltre al dolore, deve subire la beffa di una sentenza paradossale. I familiari, infatti, dovranno pagare le spese giudiziarie perché il fatto non sussiste. La formula conclusiva del processo penale, infatti, è: “Assolvo perché il fatto non costituisce reato“. Ad esso segue la sentenza della causa civile che condanna i familiari ricorrenti a pagare le spese processuali.

Due pugnalate per i familiari: nessun risarcimento e pagamento delle spese processuali. La famiglia De Lucia ha perso un marito, un padre, un nonno e ora dovrà anche pagare “per aver cercato giustizia”. L’assoluzione lascia sgomenta la comunità e le testate giornalistiche dell’epoca riportano il fatto come “sentenza shock”.

L’appello: “Siate la voce di Michele”

Il caso De Lucia pone interrogativi inquietanti sulla sicurezza stradale e sulla certezza del diritto. Via Napoli, tra le 16:30 e le 20:00, resta tuttora una giungla d’asfalto, un pericolo costante che i residenti denunciano da anni. La mancata riapertura della linea ferroviaria ha solo intasato ancora maggiormente il tratto stradale, come si evince dalla foto allegata.

La famiglia De Lucia non chiede vendetta, chiede verità. Come è possibile, si domandano i familiari, che un uomo sano, travolto e ucciso su una strada pubblica, possa morire investito senza che nessuno ne risponda. È come uccidere Michele una seconda volta.

La domanda che oggi pesa sulla comunità di San Felice a Cancello è una sola: cosa deve accadere perché una vita spezzata venga riconosciuta come un reato?

Se accettiamo in silenzio sentenze così, allora davvero Michele e altre vittime moriranno non una ma più volte”.