IL REGISTA FRANCESCO ERAMO: LAVORANDO CON I RAGAZZI DEL DON GNOCCHI SUL DRAMMA DELLA GUERRA DA KIEV A GAZA.

Terribili venti di guerra soffiano dal Medio Oriente e si aggiungono alla tempesta già in atto nell’Est Europa dopo l’invasione dell’Ucraina. I giovani di una comunità scolastica come quella del Don Gnocchi abituata a coltivare la consapevolezza e l’empatia hanno avviato da mesi un percorso di riflessione sulla guerra, le pratiche di pacificazione e di integrazione, il valore della difesa della libertà. Lungo questo cammino i ragazzi del don Gnocchi hanno incontrato un regista emergente originario di Caserta, ma con esperienze internazionali: Francesco Eramo.
Insieme a Eramo gli studenti hanno sc girato un cortometraggio dedicato alla guerra d’Ucraina partecipando con successo a un bando di concorso indetto dal Ministero della Cultura (Direzione Generale Cinema e Audiovisivo), dall’Ente “Cinema e Immagine per la Scuola” e dal Ministero per l’Istruzione e il Merito
Abbiamo incontrato Francesco d’Eramo per capire quanto può essere feconda l’intersezione tra scuola e cinema.

Francesco, una passione per il cinema la tua nata a Caserta proseguita poi…

a Milano con gli studi universitari, poi con un master in montaggio a Roma. Poi l’esperienza internazionale alla scuola di cinematografia di Lodz.

Una grande scuola quella polacca.

Sì, un ambiente molto formativo capace di coinvolgere studenti provenienti da ogni parte del mondo: dagli Stati Uniti all’Asia. Un melting pot creativo con una particolare cura per l’introspezione psicologica. Lì è nata l’idea di un cortometraggio sulla vita di un ragazzo di call center che cerca di sfuggire alla alienazione di un lavoro meccanico con la possibilità fantastica di vivere una doppia vita.

Come finisce?

Finisce che non si può… alla fine il tentativo di controllare il tempo implode.

Una prima prova d’autore la tua che ha ricevuto riconoscimenti importanti.

Sì, “Once upon a time a kid” – questo il nome del cortometraggio – è stato premiato al FilmFestival di Napoli nella categoria dei corti e poi anche ad Ancona.

Come è proseguita la tua carriera?

Con la collaborazione a produzioni televisive e nello stesso tempo continuando con la regia di cortometraggi. Ora ho in progetto un lungometraggio.

Quest’anno poi l’incontro con i ragazzi del Liceo don Gnocchi di Maddaloni.

Sì, grazie alla preziosa mediazione della professoressa Alessandra Gagliardi ho avuto la fortuna di incontrare questi ragazzi fortemente motivati, capaci di mettersi in gioco con una esperienza per loro insolita.

Era per te la prima esperienza con studenti di scuola superiore?

La prima esperienza ed è stato bello per me rientrare nell’ambiente scolastico e percepire un entusiasmo che va sicuramente incanalato. Peraltro non si finisce mai di imparare: vale per tutti. Ho cercato di mostrare come si elabora un progetto cinematografico, spigando come ogni frase della scrittura vada poi ripensata in termini di immagini.

Quindi l’importanza del lavoro multimediale, della fusione dei linguaggi. E cosa ne è venuto fuori?

È venuto fuori un lavoro che oggi è più attuale che mai. Un corto intitolato “Il ritmo della speranza”. Una storia scritta insieme a una esperta come Felicia Rocco e arricchita dagli spunti offerti dai ragazzi del Liceo don Gnocchi.

Tempi di produzione e del prodotto finale?

Otto minuti intensi, con una settimana di lavorazione, per mettere in scena il dramma di un ragazzo ucraino con il sogno della musica che si confronta con la guerra nella sua terra d’origine e che soffre la prova dello sradicamento e le difficoltà di integrazione in un contesto sociale diverso. Ma alla fine – è il messaggio del corto – vince chi riesce a trovare la sua dimensione creativa in armonia con il mondo che lo circonda. Il ragazzo vuole combattere per la libertà del suo paese e alla fine comprende che si può contribuire a questa sacrosanta battaglia di libertà in diversi modi, anche con l’alternativa positiva della creatività, nel caso specifico musicale, che affratella i popoli.

Un tema che si ripropone in questi giorni con l’ulteriore carico di tragedia della crisi a Gaza e in Israele.

Sicuramente.