In 3000 annunci funebri la storia di una città!

Federico Albano Leoni colleziona annunci funebri napoletani, vere "fonti per ricostruire la storia di una città".

Il linguaggio è identità” – questo deve aver pensato Federico Albano Leoni, filologo e docente di glottologia alla Federico II di Napoli, quando ha iniziato una singolare collezione, quella che raccoglie i manifesti funebri affissi in Campania e particolarmente a Napoli.

“Mi appassionai anni fa a leggere i manifesti funebri – racconta Albano Leoni – e ho cominciato a fotografarli, indagando sul significato profondo di definizioni e soprannomi che, in realtà, non erano rivolti a tutti, ma alla gente del vicolo, del rione”.

Ad esempio – continua il linguista – una mattina vidi nella zona di Montesanto, un manifesto con la scritta “è morta Maria detta Maria dint è fnstell'”. Chiesi informazioni e una donna mi disse che la vecchietta viveva sola in un ‘basso’ con due piccole finestre e che lei stava sempre lì a guardare la gente che passava. ‘E noi la chiamavamo Maria dint è fnstell’ “.

È la prima volta che viene pensata un’operazione tanto atipica, ossia quella di voler ricostruire storia e identità di un territorio, nonché il rapporto tra storia e vissuto della gente, attraverso la pubblicazione necrologica.

Così si può comprendere l’importanza che ebbe per i partenopei la storica impresa delle 4 giornate di Napoli, quanto il popolo di ribellò ai Tedeschi e li cacciò dalla città. In particolare, Leoni ricorda un annuncio in cui si comunicava la morte di Gennaro, figlio della Partigiana Maddalena Cerasuolo, eroina del tempo.

Secondo il professore la scrittura di questi documenti presenta “spesso ortografie selvagge, estranee alla stessa lingua napoletana. Una parola come ‘o sringar identifica l’uomo che nella vita va nelle case a fare le iniezioni, conosciuto da tutti per il suo mestiere e descritto dunque con questa strana parola che ha solo una vocale”.

Questa testimonianza linguistica può chiarire quanto la lingua napoletana sia diventata dialetto nel suo progressivo “spocarsi”, perdendo l’ortodossia grammaticale originaria, che ne fecero la lingua dell’antico Regno delle Due Sicilie.

La raccolta si fregia di oltre 3000 manifesti, tutti raccolti in Campania e particolarmente a Napoli; ne troviamo il motivo ancora in queste parole del linguista: “I manifesti funebri si trovano ovviamente in tutta Italia, ma solo a Napoli succede che quando muore Maria viene definita ‘a purtuallar’ (venditrice di portogalli, cioè le arance – ndr), il suo mestiere con il quale tutti la identificavano. Questo caratterizza Napoli e altre zone a leopardo della Campania, ad esempio Ischia è piena di questi manifesti, mentre a Capri non ce ne sono. E poi emerge anche la forte presenza femminile nella gerarchia familiare: solo qui si mette ‘morto Giovanni Esposito vedovo di…” e il nome della moglie. In genere succede il contrario”.