La città si muove. La sinistra no. E questo non è più accettabile.
A Maddaloni la politica ha imparato a vivere di superficie. La destra lo ha capito meglio di tutti: basta mostrare una città che cambia volto, basta ostentare i fondi arrivati, basta rivendicare ogni opera come fosse una visione. E così Maddaloni appare diversa, più ordinata, più curata, più presentabile. Ma sotto questa patina resta tutto ciò che non si vuole vedere: il disagio abitativo che non trova risposta, il lavoro che non basta, i giovani che se ne vanno, le famiglie che vivono una precarietà che non è solo economica ma sociale, culturale, comunitaria. La città si muove, sì, ma si muove sopra una frattura che nessuno ha il coraggio di guardare.
La destra ha imparato a parlare alla pancia del popolo, a restituire momenti culturali che fanno sentire la città viva, a rispondere alle istanze immediate che generano consenso. Non risolve i problemi, li copre. Non affronta il disagio, lo aggira. Non costruisce un’idea di città, costruisce consenso. E questo basta, perché dall’altra parte non c’è nessuno che dica quale Maddaloni immagina, quale Maddaloni vuole, quale Maddaloni serve.
La sinistra non è più sinistra perché ha smesso di guardare la città. Si è chiusa nelle sue stanze, ha atteso l’idea geniale, ha aspettato che la realtà si piegasse da sola, ha confuso l’amministrazione con la politica, ha scambiato la manutenzione per la visione. Ha lasciato che fossero altri a decidere la direzione, altri a parlare con la città, altri a costruire narrazioni che funzionano. E così il cittadino è stato abituato a giudicare la politica come si giudica un lavoro tecnico: quel parcheggio va bene, quella piazza è più carina, quello spazio è stato sistemato. Ma nessuno gli ha chiesto di immaginare una città diversa, perché nessuno gliel’ha proposta.
Maddaloni non ha bisogno di una sinistra che commenta i lavori pubblici. Ha bisogno di una sinistra che guardi in faccia il disagio, che ascolti la sfiducia, che ricostruisca la partecipazione, che riapra spazi di autoorganizzazione, che torni a parlare con chi non ha voce. Ha bisogno di una sinistra che non aspetta l’idea geniale, ma la costruisce insieme alla città. Una sinistra che non si accontenta di amministrare, ma che immagina. Una sinistra che non si limita a reagire, ma che guida. Una sinistra che non si vergogna di dire che Maddaloni è ferita, ma che può rialzarsi.
Se questa idea non nasce dal basso, dal confronto, dal disagio che attraversa ogni quartiere, allora sarà solo un’altra idea di città in continuità con quella che già governa. E la sinistra avrà perso un’altra occasione. Maddaloni non può permetterselo. E nemmeno la sinistra.
Comunicato di MADDALONIBENECOMUNE