La denuncia: grave lo stato di degrado dei giardini della Reggia nonostante gli interventi in corso

Sul tema a tutti noi caro della gestione e manutenzione dei giardini della Reggia riceviamo e pubblichiamo la nota del Gruppo di lavoro composto da Giuseppe Altieri, Segretario Nazionale de L’Altritalia ambiente, Nando Astarita, gruppo Reggiando, Ciro Costagliola, Presidente IRVAT, Francesco Canestrini, già Soprintendente ABAP Basilicata, Enrico Ferranti, già ufficio Giardini di Napoli, Fernando Fuschetti, già coordinatore regionale CFS, Carmine Gambardella, Presidente Benecon, Raffaele Lauria, Delegato del WWF Italia per la Campania, Carlo Marino, Sindaco di Caserta, Cinzia Piccioni Ignorato, già ufficio Giardini di Napoli, Matteo Palmisani, Delegato Lipu Caserta, Ottavio Pannone, già presidente dell’Ordine Avvocati, Sergio Vellante, Referente Italia Nostra in ASviS.

Non c’è bisogno di un occhio esperto per vedere lo stato di degrado in cui versano non solo la Via dell’acqua ma l’intero parco, con il bosco vecchio, l’area della Castelluccia e della fontana Margherita, il giardino inglese, la peschiera grande, l’aperia, la serra, il percorso che porta al Torrione.Il parco della Reggia ha avuto negli ultimi anni una scarsa e talvolta discutibile manutenzione con la conseguenza che si trova in uno stato di degrado e di abbandono non degno di un sito Unesco. Si legge sul sito della Reggia che i lavori alla fascia orientale del Parco Reale della Reggia di Caserta che affaccia su corso Giannone sono <interventi previsti nell’ambito del progetto “Restauro e valorizzazione del Parco della Reggia di Caserta” finanziato con fondi rinvenienti dalla programmazione 2007-2013, relativi a risorse del Pon Attrattori culturali, naturali e turismo FESR 2007/2013 per un importo pari a 998.425,98 euro. L’area confinante con il centro cittadino si auspica possa trasformarsi così in un “confine di opportunità”, una zona di vicinanza, contiguità e connessione tra il Museo verde e la città di Caserta per condividere il fine comune della bellezza. Nel dettaglio, i lavori prevedono due differenti linee di attività: la valorizzazione della componente vegetale e il restauro della componente architettonica relativa alla cancellata e alle murature, con lo spostamento dell’accesso al Parco Reale in piazzetta S. Antonio. La riqualificazione riguarderà tutta la fascia orientale (mezzo ettaro di bosco) del Museo verde e, nell’assicurare il miglioramento delle condizioni statiche, il muro, la cancellata, i cancelli e i pilastri>.I lavori sono stati eseguiti senza la direzione di un tecnico esperto nella manutenzione di un parco ed ignorando le regole basilari indicate in qualunque testo di manutenzione del verde ed in ultimo nella Carta di Firenze che dettaglia i principi di manutenzione e restauro dei giardini storici. La presenza di un direttore dei lavori esperto (sia dell’impresa esecutrice che della stazione appaltante), di un giardiniere, o di un capocantiere che si intendesse di manutenzione del verde non avrebbe portato a commettere degli errori gravissimi nell’esecuzione dei lavori in parola. La vegetazione di alto fusto di lecci, tigli, allori, al confine di corso Giannone e via Camusso ha subito interventi cesori errati: capitozzature, potature a tutta altezza, tagli di branche principali. Peraltro i tagli sembra siano stati eseguiti senza l’utilizzo di presidi fitosanitari quali disinfettanti delle lame (alcool, bicarbonato di sodio, candeggina); paste cicatrizzanti (a base di rame, calce) che si appongono sulle ferite da taglio in quanto le stesse sono possibili ingressi per gli agenti patogeni come funghi, che provocano carie del legno e marciumi, ed insetti minatori, nonché batteri e virus non sono state impiegate. Anche il novellame, le piante da rinnovo naturale delle stesse specie, hanno subito identico errato trattamento: piante cresciute spontaneamente e destinate alla sostituzione delle piante vecchie che andrebbero salvaguardate e curate sono state oggetto di capitozzatura e potatura irrazionale. Alcune piante d’alto fusto morte o fortemente compromesse che andrebbero tagliate sono state lasciate senza un plausibile motivo. Lo stesso per visibili rami secchi. Si ignora che le piante (o rami) morte sono fonte di infezione e diffusione di parassiti animali e vegetali quali insetti, funghi, batteri, virus, per altre piante sane.Piante infestanti di Ailanto e Robinia crescono indisturbate nel parco: queste specie sono presenti nell’elenco delle specie esotiche invasive (Reg. UE n. 1143/2014 e D.Lgs. 15 dicembre 2017, n. 230) ed andavano tagliate mentre sono state incomprensibilmente potate e capitozzate. La presenza di queste piante dal diametro anche di cm 15 sta a significare che sono oltre 8 anni che manca l’intervento di un giardiniere che potesse riconoscere le specie infestanti e procedere alla loro eliminazione (pulizia ordinaria) come impone il citato regolamento. L’impiego irrazionale ed immotivato di decespugliatori nel sottobosco ed il passaggio di mezzi di cantiere ha distrutto le piante di rinnovazione naturale nonché cespugli di pungitopo. Tutto quanto sopra nel cantiere dei lavori FESR, ma non sta meglio il resto del parco: il giardino inglese, l’area della Castelluccia, il percorso del Torrione, la peschiera grande, dove erosioni ed incuria lasciano un’impressione negativa ai visitatori che provengono da tutto il mondo.