Non c’è risparmio in bolletta dopo la fine del mercato tutelato dell’energia. La promessa che con il passaggio al mercato libero ci sarebbe stata maggiore concorrenza tra i fornitori, che per conquistare i clienti avrebbero abbassato i prezzi, non si è realizzata.
Lo dimostrano gli ultimi dati disponibili di Arera, relativi a novembre 2024: per la luce, a più di sei mesi dalla fine del tutelato (terminato a giugno 2024), le tariffe del libero sono 10 centesimi al Kwh più alte rispetto alla maggior tutela (0,25 contro 0,35 euro) e addirittura 15 centesimi più care rispetto al servizio a tutele graduali (0,20 euro), il mercato ponte che scadrà nel 2027 e in cui sono finiti i non vulnerabili che allo scadere del termine non hanno fatto scelte. Significa, su base annua, nell’ipotesi che i prezzi restino stabili, considerando i consumi di un cliente tipo che utilizza 2.000 kWh all’anno, pagare 200 euro in meno nel tutelato e 300 nel servizo a tutele graduali (Stg).
Andamento analogo si registra per il gas (qui il tutelato è cessato oltre un anno fa, a gennaio 2024). Come per la luce, anche qui la concorrenza è al lumicino. Per fare un esempio, per quanto riguarda il gas a febbraio 2025, sul profilo di un cliente domestico che si trova a Milano (1.400 Smc di consumo annuo) soltanto il 4,5% delle offerte pubblicate sul PortaleOfferte di Arera risulta più conveniente del mercato tutelato (dove sono i vulnerabili). Per molti clienti il libero mercato è risultato una beffa. «In un anno oltre 1,2 milioni di famiglie non vulnerabili sono passate al mercato libero dell’energia elettrica, pagando per la luce tariffe mediamente più alte dell’80% rispetto a quelle applicate nel Stg e del 44% rispetto a quelle del mercato tutelato, rimasto attivo per i clienti vulnerabili», denuncia Assium l’associazione degli utility manager, che ha analizzato gli ultimi dati di Arera. Che cosa è successo? «Eliminare il mercato tutelato per i non vulnerabili ha ridotto la concorrenza invece di aumentarla e si sono rafforzate le posizioni dominati e anticoncorrenziali esistenti, portando a un aumento del prezzo – evidenzia Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione nazionale consumatori -.
Se si voleva eliminare il mercato tutelato, in una situazione di scarsa concorrenza, andava prima impedito che la stessa società potesse offrire il servizio del mercato di tutela, il libero e avesse la rete di distribuzione. Andavano separate le tre cose»