La morte di Bossi cosa lascia in eredità ai cittadini del SUD.

Oltre un trentennio di divisioni e di slogan antimeridionali.

La morte di Umberto Bossi cosa lascia nel panorama politico e sociale italiano. In primis, il linguaggio usato da Bossi ha caratterizzato anni di profonde crepe tra nord e sud Italia. Da subito Bossi ha incentrato la sua “azione politica” sulla divisività tra nord e resto dell’Italia. Per oltre un trentennio i leghisti hanno dipinto il sud Italia come un covo di fannulloni e parassiti che vivevano alle spalle di un nord fatto di mammolette e lavoratori indefessi. Secondo il capo della lega, anche chi riceveva la pensione o sussidi rientrava nella categoria dei parassiti da estirpare, a prescindere dai diritti e dai requisiti. Insomma una bordata ad alzo zero sui meridionali, che ancora oggi determina trasversalmente un linguaggio gratuitamente offensivo e penalizzante nei confronti dei cittadini del SUD. (abbiamo assistito nei giorni scorsi agli attacchi persino alla pluri-centenaria tradizione della canzone napoletana).

Gli slogan sotto l’egida bossiana andavano dai “Roma ladrona”, al SUD definito nord Africa. Queste farneticanti visioni non sono state attenuate dai suoi alleati nei governi con cui si è alleato, tanto da dare vita nel 2009 alla riforma che ha pesantemente affossato settori cardine come la scuola e la sanità in tutto il sud Italia. Giusto per ricordare qualche frase simbolo delle arringhe leghiste:

“Il Nord ha mantenuto il Sud per cinquant’anni. Adesso basta.” (mantra storico dei comizi di Pontida).

“Il Sud non ha voglia di fare un cazzo, mentre il Nord lavora e produce.” (Frase ricorrente per giustificare negli anni novanta la richiesta di secessione).

“Al Sud ci sono solo parassiti che vivono sulle spalle dei lavoratori del Nord.”

“Noi siamo celti, loro sono mediterranei.” (Per definire e sottolineare la distanza tra settentrionali e meridionali ignorando gli eventi storici correlati).

“I meridionali sono come i neri in America, preferiscono vivere di sussidi piuttosto che rimboccarsi le maniche.”

“Il lombardo è un uomo libero, il meridionale è un suddito.”

L’attacco al SUD è stato spesso utilizzato anche attraverso l’attacco alle istituzioni, e ai suoi simboli, ricordiamo la frase “Il tricolore lo uso per pulirmi il culo.” nel 1997 a Venezia, che gli costò a Bossi, una condanna per vilipendio alla bandiera. E ancora “L’Inno di Mameli? È una canzonetta che non ci appartiene. Noi abbiamo il ‘Va, pensiero’.”

“Roma ladrona, la lega non perdona.” (Lo slogan minaccioso rivolto alle istituzioni ree di essersi sottomesse al malcostume del SUD).

“Non vogliamo i meridionali nelle nostre città, portano solo malavita e disordine.” (Il mantra degli anni ottanta per il proselitismo, quando la Lega stava nascendo).

“Meglio un immigrato che lavora di un meridionale che aspetta il posto statale.”(ora purtroppo anche molti meridionali sono cascati nel luogo comune, ma al contrario, tutto questo frutto della devastazione culturale operata).

Gli slogan elettorali portati avanti dalla lega a trazione bossista sono sempre stati incentrati sulla divisività, senza mai tener conto delle disuguaglianze storiche e strutturali del Paese. Il dogma leghista è sempre stato secessione, devolution, padania (che non esiste), e stereotipi come assistenzialismo. Tutto questo come fine di dividere, separare ma soprattutto di contrappore, a detta dei sostenitori di Alberto da Giussano, il nord ricco e lavoratore ad un SUD povero per colpa dei meridionali. Anche se negli anni c’è stata la metamorfosi salviniana della Lega, quanti danni ha fatto all’Italia intera una narrazione politica così divisiva.

Con il passare degli anni e il subentro di Salvini, la lega ha attecchito al sud cambiando pelle e atteggiamento, anche se la sostanza non sembra tanto diversa, vedi le richieste di “autonomia differenziata”. Tutto questo ha determinato nel cambio della leadership leghista una metamorfosi apparente, modificando i linguaggi e orientando il conflitto da NORD – SUD a conflitto italiani e immigrati. Un cambio di nemico che ha determinato” l’arruolamento” di altri milioni di aderenti tra le regioni del SUD. Si è spostato l’asse dalla Secessione, di fatto ancora underground al Sovranismo dichiarato. Il nemico, ufficialmente, non è più il “terrone”, il “centralismo romano”, “i parassiti del SUD” ma l’immigrato lo straniero, Bruxelles, l’Europa delle banche, i mercati internazionali e l’immigrazione incontrollata favorita dall’Europa.

Ora il linguaggio politico dei successori di Bossi è diventato più inclusivo, anche se le condizioni dei meridionali non sono cambiate, ma nei settori strategici quali la sanità e l’istruzione sono molto peggiorate.

Alcuni concetti sono stati cambiati ed edulcorati passando: da Lega Nord a Lega per Salvini Premier; da Padania ad Italia; dal Sole delle Alpi al Tricolore e Alberto da Giussano; dall’Indipendenza – Secessione alla Sovranità nazionale- “Prima gli Italiani”; dagli slogan “Roma Ladrona” a           “Stop Invasione”

Questi concetti sono stati cambiati per arrivare al “cuore” dei meridionali delusi e indecisi, Salvini ha messo in campo una pulizia d’immagine, rinnegando anche ciò che era, ricordiamo tutti i cori anti-napoletani cantati nel 2009. Tutto questo per farsi accettare e racimolare consensi “nell’EX, odiato SUD” La LEGA ha iniziato così a spostarsi su temi meno divisivi, quali la sicurezza la flat tax, che determinano maggior consenso tra imprenditori e gente comune. I discorsi di Salvini sono contrariamente a Bossi, infarciti di buonismo, ricorrono spesso termini come: Bambini, Mamme, Papà, Anziani, Amici. Non ultima la parola NORD, è stata cassata oltre dal linguaggio anche dal simbolo, ma di fondo il SUD attende ancora l’introduzione reale dei LEP, previsti dall’art. 117 della Costituzione, per garantire lo stesso livello di servizi essenziali ai cittadini da NORD a SUD.