Luca Baratta. L’ecosofia e la sua ultima fatica letteraria nella nostra intervista.

In dialogo con Luca Baratta che ci racconta il suo percorso professionale e di ricerca attraverso le operazioni culturali ed artistiche.

Per BelvedereNews abbiamo intervistato, Luca Baratta. E’ un poeta, filosofo e saggista italiano, nato a Firenze nel 1979, con origini familiari Irpine. La sua produzione poetica si distingue per una forte impronta filosofica ed ecologista, profondamente legata alle tematiche dell’Ecosofia (la filosofia dell’equilibrio ecologico). 

Parlaci un po’ di Luca Baratta. Chi è Luca al di là del poeta?

Ho sempre avuto problemi a definirmi, a identificarmi in un’etichetta, sia nella dimensione dell’arte, del lavoro e dell’esistenza, o forse non lo voglio. Per questo ho scelto di studiare Filosofia, mi piaceva l’idea di poter avere in qualunque momento una finestra da cui uscire e poter sorvolare liberamente la letteratura, la musica, l’arte, il teatro, l’ecologia, l’insegnamento, i ruoli e gli interessi che fin qui mi hanno accompagnato, per vederne dall’alto i legami, senza sceglierne uno solo. C’è inoltre qualcosa di più. Credo che un grande inganno del nostro tempo sia l’ego, amplificato più che mai dal potere che danno il successo, i social, le posizioni e questo va proprio nella direzione contraria al mettersi da parte, al fare spazio all’altro, all’attimo dello scambio, che ci permette più pienamente di vivere la vita. Allora non identificarsi troppo, prendersi in giro, svuotarsi ogni tanto può far bene. A tal proposito, il grande poeta John Keats parlava di una cosa che ancora mi commuove: la “capacità negativa” dell’uomo, quella di rimanere nell’incertezza, nel mistero e nel dubbio, senza cercare irritabilmente una risposta definitiva, di accettare un limite, di stare in ascolto di qualcosa di più grande, anche se fosse il nulla o l’ignoto. Chissà, forse questa sarà l’unica capacità che ci distinguerà dall’A.I. Così, se dovessi scegliere, mi definirei in modo indefinito un ricercatore-sperimentatore.

Com’è nato il tuo rapporto con la scrittura?

Come tanti ho iniziato a scrivere su foglietti da ragazzo, ogni volta che un moto interiore arrivava, molto spesso doloroso, perchè il dolore sembra la tecnologia più efficiente per scendere nei propri abissi dove trovare le parole giuste, come conchiglie preziose nei fondali. Incanalavo l’energia emotiva nelle parole e questa piccola magia per un po’ mi pacificava, mi dava senso. Poi, con le esperienze della vita, mi sono convinto che a un certo punto non basta più. E’ come se l’ispirazione avesse bisogno di espandersi. Come ho cercato di esprimere nel libro, la poesia oggi non è più solo parola scritta, ma anche ha bisogno di essere incarnata, realizzarsi in pratiche, esempi, piccole realtà.

Cosa ti ha ispirato per scrivere “Hanno ragione i poeti” ?

Non c’è stato un piano. Il libro che è uscito per Eretica Edizioni nel 2023, è il denso distillato di un percorso di ricerca ventennale, fatto di esperienze personali, incontri segnanti, riflessioni filosofiche, osservazione della società, che ho voluto riassumere in una sola opera. C’è soprattutto una domanda che ha fatto da motore, che forse a molti sembrerebbe ormai scaduta, utopica e ingenua: è possibile vivere diversamente? Diversamente da quello che Nietzsche chiamava il “nichilismo passivo”, da un mondo che appare a tutti destinato a scenari apocalittici come il nostro, dal cinismo della gente che vive solo pensando a se stessa o al massimo ai propri figli, dall’impotenza di chi si sente oppresso da un sistema ineluttabile, per cui tanto non c’è niente da fare. La risposta è l’idea di una rigenerazione che non sia soltanto ambientale, ma insieme umana. Non possiamo pensare che cambino le cose, senza interrogarci sul modo con cui ci relazioniamo alle nostre parti interne, agli altri, alla natura, alla tecnica. Questo generare un nuovo tipo di relazione è la Poesia di cui abbiamo tutti bisogno. E questo cammino è ispirato in forma di versi lungo tutta l’opera.

Perché hai scelto il titolo “Hanno ragione i poeti” ?

Il titolo è appunto volutamente ambiguo. E’ un ridefinizione della parola “poeta”. Non significa che i poeti come normalmente si intendono abbiano sempre ragione o che possiedano una verità superiore. “Poiéin ”, la parola originaria greca, stranamente vuol dire “fare, produrre, creare”. Forse, se quest’epoca ci minaccia è perchè noi dobbiamo imparare a creare azioni diverse da quelle che per abitudine abbiamo ereditato. Perciò poeta non è solo chi scrive in un certo modo, ma può essere anche il sindaco, il vigile o lo studente che ha appunto creato un senso nuovo a cui indirizzare la sua esistenza. Il senso poetico è sempre un senso a favore della vita, la vita è sempre a favore del fare comunità e si può manifestare in qualunque ambito della società, dagli ospedali ai bar, dagli operai al parlamento.

Hanno ragione i poeti” sembra proporre proprio un passaggio dalle “caverne” verso un “cielo”. Cosa rappresentano queste immagini?

Le “caverne” sono innanzitutto le nostre dolorose prigioni interiori, ma non soltanto. Sono anche le prigioni esterne, le strutture culturali e sociali nelle quali siamo immersi e che spesso non riusciamo più nemmeno a riconoscere come tali. Il “cielo”, invece, rappresenta un’apertura. La possibilità di vedere più lontano, di acquisire una coscienza più ampia, proprio come avviene nelle forme di meditazione o nella fede. Il percorso del libro quindi vuole tracciare sotto forma di versi, una possibile “rivoluzione interiore”, come auspicava Tiziano Terzani, necessaria per rigenerare davvero la società, l’economia, la politica, i governi, che altrimenti non farebbero che ripetersi uguali nella storia. Detto in altre parole, il compito che ci è rimasto è forse iniziare a lavorare partendo da se stessi, invece che partire dall’esterno e diffondere questa nuova mentalità.

Qual è il messaggio che generalmente vuoi comunicare attraverso le tue opere?

Come si può intuire da quanto detto, c’è un valore in cui credo e che col tempo è emerso e viene espresso nel libro: la cooperazione. La cooperazione equa tra gli umani e la cooperazione equa tra gli umani e la natura. Credo che ogni cosa vitale nasca dall’arte della relazione, che storicamente si è deformata in arte della forza. La regola è sempre stata: chi è più forte si relaziona con chi lo è meno, in modo oppressivo. Ma l’oppressione invece di far scaturire più vita, produce più mali, come vediamo oggi in tutti i settori. Credo che se la coscienza umana cambiasse interiormente, elevandosi a uno stadio più esteso del piccolo io, l’arte della relazione diverrebbe equa e vitale. Ho notato che in ogni attività che svolgo nella musica, nel teatro, nelle arti fugurative, nell’insegnamento tendo a incanalare questo messaggio. Anche la predilezione per collaborazioni artistiche piuttosto che lavori esclusivamente individuali non è casuale.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro? Come vorresti far evolvere la tua attività artistica?

Vorrei continuare a scrivere, naturalmente, ma allo stesso modo portare avanti le altre forme creative, quali la ricerca filosofica, la produzione musicale, quella figurativa. Credo molto nella comunicazione e sperimentazione tra le arti e nella cooperazione tra artisti diversi. Mi piace anche l’idea che un artista non produca semplicemente oggetti culturali, ma contribuisca a creare contesti nei quali le persone possano incontrarsi, interrogarsi e costruire modi alternativi di stare in società, in particolare nella direzione ecologica. Non credo che i nostri impegni possano direttamente cambiare il mondo, ma possono suggerire un cambio di sguardo e il mondo è il risultato di tanti sguardi.

Hanno ragione i poeti (2023): È la sua raccolta d’esordio ufficiale nella poesia, pubblicata da Eretica Edizioni. L’opera affronta con uno sguardo trasversale e a tratti crudo temi caldi dell’attualità, come la solitudine digitale, i drammi dei migranti in mare e la necessità di ritrovare una via di salvezza attraverso la parola poetica. Il libro fa parte della collana Quaderni di poesia ed è disponibile sulle principali piattaforme come LaFeltrinelli e Amazon.