LAVORO, UNIVERSITÀ E SOPRAVVIVENZA

l'Italia dei Miracoli (che non esistono)

Cosa bisogna fare per trovare un lavoro in questa Italia? E, ancora meglio, come si fa a mantenersi all’università senza finire a vendere un rene (quando va bene) o, peggio, il proprio corpo su un sito hot popolato da uomini con fantasie degne di un romanzo pulp? Sono domande lecite che molti giovani si pongono, mentre chi ci governa sembra vivere in una realtà parallela, dove tutto va a gonfie vele.

 

Secondo la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il tasso di occupazione sarebbe in crescita. Interessante. Peccato che nessuno si accorga di questa miracolosa impennata del lavoro, soprattutto a Napoli e Caserta, dove “occupazione” sembra essere solo una parola sul dizionario, giusto accanto a “utopia”. In queste aree del Paese, il concetto di trovare un impiego stabile e ben retribuito è tanto reale quanto un unicorno che galoppa in autostrada.

 

Università o Circo?

Passiamo alla vita universitaria, un’esperienza che dovrebbe rappresentare un investimento sul proprio futuro. In Italia, però, sembra più un corso avanzato di sopravvivenza urbana. Le borse di studio sono un po’ come i panda: rare e difficili da vedere, mentre le spese universitarie aumentano di anno in anno. Risultato? Molti studenti sono costretti a barcamenarsi tra lavoretti precari, lezioni infinite e un costante senso di precarietà.

A questo punto, se qualcuno decide di guadagnare vendendo contenuti “alternativi” su internet, chi può biasimarlo? Tra tasse, affitti e vita quotidiana, la domanda non è più “come faccio a laurearmi?”, ma “quanto costa sopravvivere?”.

 

Dove sta aumentando l’occupazione? Sotto il tappeto?

Ci piacerebbe sapere dove, esattamente, si sta verificando questo aumento dell’occupazione di cui parlano tanto a Palazzo Chigi. Perché nei fatti, almeno al Sud, si vedono solo saracinesche abbassate, giovani in fuga e aziende che chiudono. Forse il boom di assunzioni riguarda qualche universo parallelo a cui noi comuni mortali non abbiamo accesso. Oppure si tratta di un’occupazione creativa: “oggi ho trovato lavoro, domani chissà!”.

 

Un futuro (im)possibile

Se davvero il governo vuole convincerci che la situazione sta migliorando, potrebbe iniziare con il mostrare risultati concreti. Nel frattempo, ai giovani non resta che fare quello che sanno fare meglio: arrangiarsi. Solo che, a furia di “arrangiarsi”, rischiano di diventare maestri di sopravvivenza piuttosto che professionisti qualificati. Ma d’altronde, in Italia, chi ha bisogno di lavoratori competenti quando si possono avere slogan vuoti e proclami trionfali?

In attesa del prossimo miracolo economico promesso, continuiamo a cercare lavoro (o a sopravvivere) con un sorriso ironico sulle labbra, perché si sa, ridere é gratis… per ora.