Nella società di fine Ottocento la donna ha una libertà prima sconosciuta, che dipende dalle sempre più numerose attività produttive in cui è coinvolta. Anche in campo letterario le scrittrici sono più numerose e assumono un ruolo di primo piano nel dibattito culturale, come accade, già negli ultimi vent’anni dell’Ottocento, con le italiane Matilde Serao (1856-1927) e Grazia Deledda (1871-1936). Nasce così la “questione femminile”, che mette in crisi la superiorità del modello maschile di fronte alle richieste di maggiori diritti da parte delle donne.
La napoletana Matilde Serao (1856-1927) è vicina alle posizioni del verismo, ma la sua è un’adesione istintiva, del tutto estranea al rigore scientifico di Giovanni Verga e Luigi Capuana.
Nasce il 7 marzo 1856 a Patrasso, in Grecia, dal giornalista e avvocato Francesco, esule da Napoli per motivi politici, è un antiborbonico, e dalla nobildonna greca Paolina Borely, di confessione cristiana ortodossa.
Nel 1860 a seguito di un’amnistia, Francesco Serao torna a Napoli. Matilde lo seguirà l’anno successivo; non rimarrà però nella città partenopea, perché si trasferirà con la madre in campagna, a Ventaroli, presso alcuni parenti paterni.
Negli anni 1864-1871Francesco Serao lavora come giornalista. Matilde respira quindi da giovanissima l’atmosfera dei giornali, rimanendone subito affascinata. Refrattaria a ogni disciplina, però, non impara a leggere e a scrivere prima dei nove anni, quando si trasferisce finalmente a Napoli.
Nel 1874 Matilde consegue il diploma di maestra presso la Scuola Normale «Pimentel Fonseca», ma non insegnerà mai. Dopo aver vinto il concorso, lavora per quattro anni come ausiliaria ai Telegrafi di Stato, ma continua a coltivare la sua passione per la letteratura e il giornalismo, osservatrice acuta dei costumi e dei caratteri umani. Pubblica vari bozzetti sul «Giornale di Napoli» con lo pseudonimo di Tuffolina.
Negli anni 1878-1882 collabora con il «Corriere del Mattino» e il «Piccolo». Nel 1878 completa la sua prima novella, Opale, che invia al «Corriere del Mattino». Del 1881 è il suo primo romanzo, Cuore infermo.
Tutti i grandi scrittori devono fare i conti con il giornalismo. Il giornale è come una cattedra, è l’unico meccanismo di diffusione delle idee, dei pensieri, di prose e di poesie. Nel corso della sua vita la Serao ha collaborato a più di cento testate giornalistiche.
Negli anni 1882-1892 si trasferisce a Roma, dove lavora come redattrice del «Capitan Fracassa» e collaboratrice di altri periodici: la «Nuova Antologia», il «Fanfulla della Domenica», la «Domenica letteraria». Nel 1883 esce il suo secondo romanzo, Fantasia, che la impone all’attenzione del pubblico. Il giornalista e critico Edoardo Scarfoglio stronca il romanzo, ma rimane conquistato dalla scrittrice, con cui intesse una relazione che sfocerà nel 1885 nel matrimonio. Dalla loro unione nasceranno quattro figli, Antonio, i gemelli Carlo e Paolo e Michele. Intanto Matilde prosegue instancabile la sua attività di giornalista e scrittrice: durante la sua permanenza a Roma usciranno Il ventre di Napoli, Le virtù di Checchina, un racconto lungo incentrato sul contrasto tra lo squallido arrivismo borghese e il sogno di un’esistenza lussuosa, e i romanzi La conquista di Roma, Pagina azzurra, All’erta sentinella, La conquista di Roma, Piccole anime, Il romanzo della fanciulla, Vita e avventure di Riccardo Johanna. Del 1891 è la sua opera forse più celebre, Il paese di cuccagna, in cui riprende con grande forza il tema delle sofferenze del popolo napoletano. Un libro in cui ci viene offerto uno spaccato di Napoli nelle sue diverse transi sociali unificate dalla passione per il gioco del lotto.
Il ventre di Napoli è pubblicato a Milano dai Fratelli Treves nel dicembre 1884; il libro di 103 pagine comprende nuovi capitoli (Sventrare Napoli, Quello che guadagnano, Quello che mangiano, Gli altarini, Il lotto, Ancora il lotto, L’usura, Il pittoresco, La pietà seguiti da un Commiato:
«Qui finisce questo breve studio di verità e di dolore. Esso è troppo piccolo per contenere tutta la verità della miseria napoletana: troppo piccolo, sia permesso dirlo, per contenere l’umile e forte amore di un cuore napoletano. Opera incompleta di cronista, non di scrittore, uscita come un grido dall’anima, valga come ricordo, valga come preghiera. Serva per pregare chi può, per ricordare a chi deve: non abbandonare Napoli, ora che il colera è finito.
Non la abbandonate di nuovo, presi dalla politica o dagli affari, non lasciate che agonizza di nuovo questo paese che tutti dobbiamo amare. Fra le belle e buone città d’Italia, Napoli è la più gentilmente bella, la più profondamente buona. Non la lasciate povera, sporca, ignorante, senza lavoro, senza soccorso: non distruggete, in lei, la poesia d’Italia».
La seconda edizione del Ventre di Napoli è pubblicata nel 1906 a Napoli dall’editore Francesco Perrella. Non si tratta di un romanzo o di una semplice inchiesta giornalistica sulle condizioni di vita nella città durante un’epidemia di colera. Il Ventre di Napoli è più di uno schizzo giornalistico, di uno schizzo antropologico. Nel Ventre di Napoli la Serao attua un sistema narrativomolto particolare: scavalca il documentarismo fotografico di Émile Zola e dei fratelli Edmond e Jules de Goncourt e si ricollega alla commistione tra saggistica narrativa che già Balzac aveva praticato nei suoi romanzi–baule (Papà Goriot, Eugenia Grandet, Splendori e miserie delle cortigiane, Illusioni perdute, Il giglio nella valle: in tutte queste opere si evidenziano l’attrazione per i soldi, le passioni che animano la società in ogni ambiente).
Nel 1885 fonda insieme a Scarfoglio il «Corriere di Roma», che chiuderà dopo soli due anni per mancanza di fondi. Incontrano però il banchiere livornese Matteo Schilizzi, che viveva a Napoli per questioni di clima ed era proprietario del «Corriere del Mattino». Schilizzi propone loro di tornare a Napoli per collaborare al suo giornale. Dopo breve tempo, le due testate si fusero e il 1° gennaio 1888 usciva il «Corriere di Napoli», cui collaborarono anche Giosue Carducci e Gabriele d’Annunzio. L’accordo con Schilizzi però dura poco: nel febbraio del 1892 Matilde e Scarfoglio lasciano il giornale per fondare «Il Mattino».
Nel 1892 Scarfoglio inizia una relazione adulterina con una ballerina francese, Gabrielle Bessard. Due anni dopo la Bessard dà alla luce una bambina e, depostala davanti alla porta di casa di Scarfoglio, si spara in testa. Matilde accoglie in casa la bambina, cui impone il nome di sua madre, Paolina.
Nel 1892 Gabriele D’Annunzio, che dall’anno precedente si era trasferito per due anni a Napoli dove collabora al quotidiano «Il Mattino», scrive la prefazione e la dedica del romanzo breve Giovanni episcopo (1891) dedicandola a Matilde Serao.
Nel 1893 Matilde Serao come inviata del quotidiano «Il Mattino» compie un viaggio in Palestina. La religiosità della Serao si alimenta grazie alla sua curiositas infinita. Matilde Serao è una donna curiosa degli usi, dei costumi, dei sentimenti delle persone che incontra. Intraprende questo viaggio come letterata viaggiante. Scriverà all’amico Antonio Fogazzaro, in una lettera del 1899, «quando io era partita per la Palestina ero credente, dopo, ora, sono molto credente». Con questo viaggio sente il bisogno di tornare alla sorgente della sua fede. È un’esploratrice dell’esistenza che nei luoghi che visita cerca l’anima. Sente il bisogno di tornare alle sorgenti della sua fede, la Terra Santa, affrontando un viaggio non da poco per l’epoca e per la sua stazza, per gli scarsi mezzi a disposizione. Dal viaggio per conto del quotidiano «Il Mattino» la Serao spedisce varie corrispondenze che poi diventeranno il libro Nel paese di Gesù.
Ricordi di un viaggio in Palestina (Treves, 1899). Nel paese di Gesù è un libro pensato, che la Serao definirà più volte «il libro dell’anima». È per questa ragione deve pensarlo molto. Lo pensa molto. Lo riscrive rispetto alle corrispondenze che vengono pubblicate, negli anni, sul quotidiano «Il Mattino».
Sulla base dei ricordi palestinesi la Serao, nel 1894, tiene una conferenza al Circolo Filologico di Napoli dal titolo «Le Marie». Le Marie sono le donne che riassumono il vero modo di essere religiose,
Nel 1900 il senatore Giuseppe Saredo inizia un’inchiesta su lavori pubblici effettuati a Napoli. Nel corso dell’inchiesta Scarfoglio viene accusato di essersi lasciato corrompere, e le accuse lambiscono anche Matilde. Scarfoglio la difende dalle colonne del«Mattino», ma il rapporto tra i due coniugi è ormai compromesso dai continui tradimenti di lui e nel 1903 Matilde lascia il marito; negli stessi mesi viene estromessa dal «Mattino». Matilde però non si abbatte: con il suo nuovo compagno, l’avvocato Giuseppe Natale, che ha quindici anni meno di lei, fonda nel 1904 «Il giorno di Napoli». Sono anni di lotte ma anche di felicità: il «Giorno» ottiene ben presto un grande successo e dall’unione con Natale nasce una figlia, Eleonora, così chiamata in segno di affetto verso Eleonora Duse (1858-1924), la sua migliore amica. In ambito narrativo è da ricordare il desolato romanzo Suor Giovanna della Croce (1901). Suor Giovanna della Croce, al secolo Luisa Bevilacqua, è costretta, assieme alle altre sorelle, a lasciare il convento di Suor Orsola Benincasa in seguito a un provvedimento dello Stato che prevedeva la requisizione di tutti i beni ecclesiastici. È a causa di questo episodio che la protagonista del romanzo, dopo trentacinque anni di clausura, non ancora sessantenne, viene espulsa in una Napoli in subbuglio. Umiliata e offesa, nello stesso momento in cui è costretta a riappropriarsi del suo nome terreno, Luisa inizia la sua catabasi in una città-inferno, una discesa terribile che la condurrà fino all’indigenza, in una società che non si preoccupa di garantire la dignità alle donne sole.
Allo scoppio della Prima guerra mondiale, il «Giorno» mantenne una posizione di non intervento. Nel 1917, alla morte di Scarfoglio, Matilde può finalmente sposare Natale. Finita la guerra, il «Giorno» è l’unico giornale, insieme al «Mondo» di Amendola, a denunciare la pericolosità del regime fascista, anche se, per non scontentare i lettori piccolo borghesi, favorevoli al nuovo regime, deve presto ammorbidire la sua polemica.
La Serao è una giornalista e un’autrice che vanta una vasta produzione, 26 romanzi e 160 novelle, nota in tutta Europa è una possibile candidata al Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1926 la Serao pubblica il suo ultimo libro Mors tua. Romanzo in tre giornate. Un libro ove ribadisce il suo essere contraria a qualunque guerra. Un libro che convinse i fascisti del tempo a chiedere a Mussolini di intervenire perché non le fosse concesso il Premio Nobel.
Il 25 luglio 1927 Matilde muore, china sul tavolo di lavoro.