Presidio contro la chiusura della mensa di Napoli C.le.

Solidarietà dal mondo politico e sindacale.

Nutrito e variegato presidio contro la chiusura della mensa ferroviaria di Napoli Centrale. Lo stop definitivo è fissato per il prossimo 28 febbraio.

 

A difesa dei 12 lavoratori addetti alla ristorazione della mensa, si sono schierate le principali sigle sindacali, CGIL, CISL, UIL, FAST, UGL e ORSA, che hanno manifestato il loro dissenso. Secondo Francesco Toriello, segretario di FAST Confsal, la chiusura della mensa determina oltre la perdita di posti di lavoro, la cancellazione di un presidio sociale a vantaggio di ferrovieri, lavoratori e studenti. Anche il mondo politico, è solidale con i lavoratori, secondo Rosario Andreozzi: “Ogni volta che un servizio pubblico viene smantellato, aumentano precarietà, disuguaglianze e marginalità. Ogni volta che il lavoro viene trattato come una variabile sacrificabile, si indebolisce l’intera comunità” Ancora una volta RFI si mostra sorda alle richieste di chiarimenti per giustificare la chiusura. Nonostante i silenzi è facile ipotizzare uno sfruttamento dei locali in modo piu aggressivo e redditizio. I locali della mensa ricadono in quella che è definita Zona porta est, che vedrà un investimento complessivo di 700 milioni di euro per la riqualificazione dello scalo adiacente a Corso Lucci. Lo studio Zaha Adid Architets, ha in programma un Hub intermodale e un Centro Direzionale, con la costruzione di due nuove torri, (il faro), che ospiteranno la sede della regione Campania. Come si può immaginare, la chiusura della mensa è una cospicua opportunità di investimento da parte di RFI per tenere conto della sorte di 12 famiglie.