Reggia , il caso dei lecci: tra tutela, sicurezza e dialogo da ricostruire

L’editoriale

La vicenda dei lecci della Reggia di Caserta continua a suscitare un intenso dibattito pubblico. Al centro della discussione vi è il progetto di sostituzione di centinaia di alberi lungo la Via d’Acqua, un intervento avviato dalla direzione del complesso vanvitelliano e contestato da numerose associazioni ambientaliste e civiche.

 

 

 

Una controversia che, al di là delle posizioni contrapposte, mette in evidenza un nodo cruciale: come conciliare la tutela del patrimonio storicopaesaggistico con la sicurezza dei visitatori e con le responsabilità legali che gravano su chi gestisce un sito UNESCO. Il Direttore della Reggia, Tiziana Maffei, ha ribadito più volte che non si tratta di un “taglio indiscriminato”, ma di una sostituzione programmata basata su valutazioni fitosanitarie e su esigenze di sicurezza. Secondo la direzione, molti alberi presenterebbero condizioni compromesse, rese più critiche dall’aumento di eventi climatici estremi che negli ultimi anni hanno colpito anche il territorio casertano. In quest’ottica, la sostituzione sarebbe un intervento necessario per prevenire rischi di caduta e garantire la fruibilità del parco. Dall’altra parte, le associazioni ambientaliste, tra cui LIPU, Legambiente, Italia Nostra, Arci, Pax Christi, CittadinanzAttiva e diversi comitati locali, chiedono maggiore trasparenza, accesso agli studi tecnici e un confronto pubblico che finora ritengono insufficiente. Contestano la mancanza di perizie indipendenti e temono che un intervento così esteso possa alterare in modo irreversibile il paesaggio storico progettato da Vanvitelli. Per loro, la priorità è valutare ogni albero singolarmente, privilegiando la cura e il consolidamento laddove possibile, e ricorrendo alla sostituzione solo come extrema ratio. La distanza tra le parti, negli ultimi mesi, si è ampliata. Le associazioni hanno organizzato manifestazioni e richiesto un tavolo di confronto, mentre la direzione ha difeso la legittimità del progetto e la correttezza delle procedure seguite. Tuttavia, la complessità del tema, che intreccia aspetti botanici, paesaggistici, giuridici e climatici, suggerisce che nessuna delle due posizioni possa essere liquidata come infondata. In un contesto di cambiamento climatico, infatti, la gestione del verde storico richiede un equilibrio delicato: da un lato la responsabilità penale e civile di chi dirige un bene pubblico, chiamato a prevenire rischi per la sicurezza; dall’altro la necessità di preservare un patrimonio naturale e culturale che non può essere trattato come un semplice elemento sostituibile. La sfida è trovare una soluzione che tenga insieme entrambe le esigenze. Per questo, diversi osservatori ritengono che la strada più costruttiva sia quella di riaprire il dialogo. Un confronto basato su dati tecnici condivisi, perizie indipendenti e un processo partecipativo trasparente potrebbe permettere di superare diffidenze e incomprensioni. Una indagine specialistica neutrale, condotta da esperti scelti di comune accordo, rappresenterebbe un punto di partenza per valutare in modo oggettivo lo stato dei lecci e definire un piano di intervento che unisca sicurezza e tutela. La Reggia di Caserta è un patrimonio di tutti, e proprio per questo richiede una gestione che coinvolga la comunità, valorizzi le competenze e riconosca la legittimità delle preoccupazioni espresse. La collaborazione tra istituzioni e società civile non è un ostacolo, ma una risorsa: permette di prendere decisioni più solide, più condivise e più rispettose della complessità del luogo. Il caso dei lecci, al di là delle tensioni, può diventare un’occasione per rafforzare questo approccio. Perché la tutela del patrimonio non è solo conservazione del passato, ma anche capacità di costruire un futuro in cui sicurezza, bellezza e partecipazione possano convivere.