REGIONALISMO DIFFERENZIATO. PATRICIELLO: “MA QUALE AUTONOMIA, E’ LA SECESSIONE DEI RICCHI”

STRASBURGO – “Sul tavolo del Governo è in discussione il futuro e l’unità di questo Paese. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: è una vera e propria secessione dei ricchi, altro che autonomia rafforzata”.

Lo ha detto Aldo Patriciello, parlamentare europeo e membro del Gruppo Ppe, intervenendo sull’accordo in discussione in queste ore al Consiglio dei Ministri che riguarda la richiesta di maggiore autonomia da parte di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Dall’Unità d’Italia ad oggi – ha spiegato l’eurodeputato molisano – anche se con alterne fortune, si è cercato di accorciare il divario economico tra il nord e il sud del Paese. Oggi, invece, per la prima volta, stiamo assistendo al tentativo di mettere nero su bianco il fatto che alcuni diritti fondamentali non saranno più garantiti in misura uguale a tutti i cittadini ma solo a quelli residenti nelle Regioni più ricche.

Una follia istituzionale che non solo viola palesemente la Costituzione ma che tradisce tutti gli sforzi compiuti in questi anni dall’Unione Europea e dall’Italia, attraverso le politiche di coesione, per ridurre il gap economico del Mezzogiorno.

Stiamo parlando di settori di importanza vitale come l’istruzione, la sanità, il trasporto pubblico, le infrastrutture, la tutela dell’ambiente, i beni culturali: un disegno troppo vasto su cui, tra l’altro, non vi è stata alcuna discussione in Parlamento, una vera e propria assurdità.

Sono sempre stato convinto – ha proseguito Patriciello – che il sistema delle autonomie locali vada cambiato. Ma un conto è la riforma di cui avrebbero bisogno le Regioni, un altro è creare cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il regionalismo differenziato in discussione in queste ore, invece, è soltanto una fuga in avanti di alcune regioni del nord. Mi auguro che le forze politiche tutte, in maniera trasversale e indistinta, possano attivare ogni azione politica possibile per fermare questo accordo ed evitare, così, la divisione di fatto dell’Italia”.