DI GDZ
CASERTA/SAN MARCO EV. – congresso della CGIL presso l’Hotel Vanvitelli su viale Carlo III, una due giorni di incontri nel quale si è fatto un punto sulla situazione sindacale e lavorativa in terra di lavoro con scenari preoccupanti, alla presenza di Pasquale Campanile, Caillma Bernabai, Coppola Matteo, Campofreda Clementina, con F. De Michel, assessore al Comune di Caserta, e tra gli spettatori nel pubblico in una sala congressi abbastanza gremita con una pecca nell’organizzazione dell’incontro ossia sui manifesti non era indicato l’orario di inizio.
Si inizia con l’elezione dei membri delle vari commissioni all’interno della CGIL con le votazioni ed un video iniziale dove si illustrano le attività fatte questo l’intervento parole della reltarice Camilla Beranabei.
Oggi con l’apertura dell’assise congressuale confederale di Caserta, si conclude ilpercorso provinciale che ha visto la nostra Organizzazione impegnata in 236 assemblee territoriali e la partecipazione del 39,52 % degli iscritti, un congresso che è valore, anche perchè per la I volta siamo arrivati alle assemblee nei luoghi di lavoro avendo alle spalle una discussione sulla traccia di quello che poi è diventato il documento congressuale: esso ha coinvolto i territori con centinaia di assemblee.
Dei due documenti alla base della discussione il docuemnto ‘il lavoro’ è ha riscontrato la stragrande condivisione; la prima firmataria è Susanna Camusso.
Nella provincia di Caserta, il congresso l’abbiamo voluto intitolare “Il Lavoro è – Terra di Lavoro, di accoglienza, più lavoro più diritti, più legalità’.
L’attuale fase politica riuslta più complessa di quella che può apparire e difficilmente era prevedibile qualche anno fa: forme di nazionalismo, sovranismo, populismo hanno sempre più spazio mettendo in discussione scelte di democrazia, di inclusione di parità ottenute nel secolo scorso e considerate oramai acquisite e i diritti inalienabili del cittadino italiano e di chi ha il nostro paese come nuova casa.
Le proposte di modifiche legislative che oramai tutti i giorni alcuni parlamentari pongono in discussione devono spingerci non solo a dichiarare il nostro dissenso ma a definire ed organizzare fomre di mobilitazione con l’obiettivo di ottenere il maggior consenso possibile.
Un governo che ha una idea della democrazia tutta sua quando un rappresentante del Governo risponde ad una osservazione della Banca d’Italia “la prossima volta si presenti alle elezioni’ non sa che la democrazia ha al suo interno poteri contropoteri con una investituta popolare diretta: le corti giudiziarie ,la Corte Costituzionale, le autorità indipendenti, le Università sono corpi autonomi garantiti dalla Costituzione.
Essi costituiscono e realizzano il pluralismo del potere pubblico, si riconosce il potere della conoscenza della competenza, del giudizio imparaziale. Il sistema del Check and Balance, i pesi e i contrappesi del potere che caratterizzano tutte le demcrazie liberali del mondo,cioè servono ad impedire a tirannide della maggioranza e sono l’essenza di una democrazia moderna; dando il potere al Capo delloStato si salvaguardano gli interessigenerali del paese che possono non coincidere con quelli contingenti di una maggioranza di governo.
Mai rappresentanti di questo governo non lo sanno e confondono il Govenro con lo Stato.
Ipotesi di modifiche della legge sul divorzio o sulla Legge 194 non possono esere sottovalutate, abbiamo la necessità di rappresentarle per quelle che sono: non solo un tentativo di riportare le donne ad un livello di subalternità ormai superata con le lotte di tante donne, ma ad una visione della società differente e diversa da quella per la quale da sempre ci siamo battuti.
La visione di una società chiusa che ha bisogno di difendersi, la facilità nel richiedere rilasciare il porto darmi, la legittima difesa sempre possibile senza che l’autorità giudiziaria possa deciderne la effettiva responsabilità, la diffusione delle ronde per la sicurezza stradale, l’individuazione del nemico, del diverso per il colore della pelle, il nuovo volto che si interderebbe nel dare al paese Italia.
Purtroppo si stanno moltiplicando varie organizzazioni neofascite e/o neonaziste, che diffondono il virus della violenza, della discriminazione dell’odio verso chi viene da essi bollato come diverso, del razzismo e della xenofobia.
Un volto nuovo che tenta di sdoganare vecchie ideologie messe al bando dalla Repubblica italiana a partire dalla Carta Costutuzionale che abbiamo la necessità di ribadire ‘la Repubblica italiaana è antifascista’.
Un paese il nostro perennenmente in campagna elettorale dove gli attuali partiti di governo operano in una continua lotta per primeggiare senza alcun reale itneresse per il futuro del paese.
Futuro del Paese fortemente messo in discussione anche da percorsi normativi e referendari che non ledono l’unità formale del Paese ma nei fatti sancscono la possibilità di differenze notevle tra Regione con particolare riguardo alle disuguaglianze tra Nord e Sud.
L’utilizzo di una commissione paritetica concomptetenze improprie e un governo a trazione leghista ci lasciamo preoccupati rispetto ad una mancanza di discussione su di un tema importante quale la richiesta referendaria di maggiori forme di autonomia da parti di regioni quali la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna.
L’autonomia differenziata a dipsetto di quanto possa sembrare non è unaffare delle sole Regioni richiedenti essa stravlge l’assetto del sistema Italia,cambia l0organzizazione dei servizi a partire dalla regionalizzazione delle scuole.
C’è uno squilibrio a danno del Sud, partendo e definendo la priorità di approvare prima i livelli LEP (livelli esenziali di prestazione per l’istruzione come si è fatto in precedenza per la sanità Si sta cercando di concentrarsi sul metodo che risulta fallimentare a tutt’oggi.
Spesso i LEP rimangono tai sulla carta siamo preoccupati per la salute dei nostri concittadini,a partireda sucola trasporti gia’ non incondizioni du relativa efficienza ne soffrirebbero. La attuali diatribe sulla definzione del DEF del Decreto fiscale e legge di bilancio confermano l’ipotesi di un patto di governo basato più sull’apparire che sul fare. Siamo di fronte ad una manovra ecconomica che penalizza invece di aiutare comeinvece tenta di far credere. Manca la centralità del lavoro e gl interventi fiscali non rappresentano una leva er gli investimenti per il lavoro.
Le miurue per la crescita economica sono irrisorie nell amanovra ed i tagli previsti a partire per quegli strumenti posti in essere negli anni precedenti hanno visto importanti ricadute per l’economia a partire da Industria 4.0, gli incentivi fiscali, gli ammortametni il credito di imposta la formazione,la Legge Sabatini che negli anni hanno consentito una crescita dei fatturati per migliaia di aziende, vengono messi in discussione.
Resta importante riaffermare la necessità di interventi in ricerca e conoscenza con l’obiettivo di formare, rafforzare le competenze di migliaia di lavoratori che nell’era del digitale rischiano l’espulsione dal mondo del lavoro; si lancia poi, cosa non trasurabile un segnale positivo per le imprese, agli enti di formazione, alle univesità, praticamente un disimpegno per ilfuturo.
In alternativa al piano precedente di agenda digitlae non vi è alcun riscontro di una visione di sviluppo per il Paese e le contraddizioni che si rappresentano lanciano segnali preoccupanti.
Le approssimazioni e le contraddizioni che contraddistinguono alcuni ministeri come ad esempio quello delle infrastruttre ci fanno temere con il rallentamento se non il blocco dei grandi progetti il rischio di unallargamento del deficit non funzionale alla crescita e conseguente perdiata di ulteriori posti di lavoro.
Riforma fiscale: il punto centrale il condono fiscale, una vera sanatoria dove dentro c’è di tutto dal riciclaggio al condono immobiliare, fino alle multe europee per la quote latte dei porduttori dell’Area Nord uno dei grandi condoni, che cambia notevolemtne il volto di tutta la manovra.
In piena antintesi con quell’idea di riforma organica del sistema fiscale, che come CGIL soprattutto con maggiore lotta all’evasione (di cui tutti i Governi parlano ma nessuno lo attua) mentre basterebbe attrezzarsi sia sul piano tecnico, sia su controlli più efficaci per incominciare a colpire seriamente tale cancro giunto a livelli alti.
La manovra è stata bocciata dall’Europa ed entro tre settimane il Governo dovrà comunque rispondere con le necessarie modifiche o continuare con il braccio di ferro con l’Europa con risvolti certamente non positivi per il Paese.
Lavoro: riteniamo che partendo dalle modeste modifiche apportate al Job Act dal Decreto dignità e sulle modifiche al mercato del lavoro ancora necessarie e presenti come proposte nella ‘Carta Universale dei diritti’ incardinata nella discussione parlamentare, sarebbe necessario che la legge di bilancio avesse superato la rigidità di una normativa sugli ammortizzatori che ha ridotto le coperture per misura e per durate e avesse attivato investimenti sulle politiche attive del lavoro, considerato il perdurare del mancato rilancio in molti settori economici.
Tra le priorità di riforma del Job Act spicca la necessità di affrontatre il problema degli ammortizzatori sociali.
Resta indifferibile una riforma degli ammortizzatori sociali che ne garantisca la universalità superando l’antitesi tra le politiche passive riconoscendo prestazione a chi oggi ne è privo.
