La città di Aversa si è trovata davanti a una tragedia che lascia poco spazio alle parole e tanta tristezza nel cuore di tutti. Nella serata del 18 febbraio 2026, il corpo di Pietro Citarella, 28 anni, è stato rinvenuto senza vita nella sua abitazione di via Iommelli. L’intervento dei soccorsi e delle forze dell’ordine non hanno lasciato spazio a dubbi sull’esito, ma ha aperto una serie di accertamenti che proseguono nel massimo riserbo.
Pietro era molto conosciuto in città per la sua attività di rivenditore di prodotti elettronici on line.
Al momento non è stata comunicata alcuna causa ufficiale del decesso e gli investigatori non confermano né escludono alcuna ipotesi, limitandosi a raccogliere elementi e testimonianze per ricostruire le ultime ore del giovane. La notizia ha colpito una città, che come tante altre, è stata già provata da altre storie di fragilità e solitudini.
Solo interrogativi, spesso senza risposta, si affollano nelle menti di ognuno ogni volta che un ragazzo muore così presto: scosa sta succedendo ai nostri giovani e meno giovani, schiacciati tra precarietà, pressioni, aspettative e un malessere che spesso rimane invisibile fino a quando non diventa irrimediabile? Non si può collegare direttamente questa vicenda a un fenomeno più ampio, ma è impossibile ignorare che negli ultimi anni il disagio giovanile è diventato un tema ricorrente nelle cronache, un filo che ritorna ogni volta che una vita si spezza troppo presto. I funerali di Pietro sono fissati per venerdì 20 febbraio alle 12 nella Parrocchia di Santo Spirito, dove la comunità potrà stringersi attorno ai familiari – il padre Nicola, la madre Cristina Ronza, la sorella Cristina e il fratello Paolo – mentre gli inquirenti continuano a lavorare per chiarire cosa sia accaduto in quell’appartamento. Intanto resta il silenzio pesante che accompagna queste storie, un silenzio che parla di un mal di vivere che spesso non trova parole, e di una generazione che chiede ascolto molto prima che le cronache debbano occuparsene.