Spiccioli di spiritualità, Resurrezione

A cura di Michele Pugliese

Per il consueto numero domenicale della rubrica “Spiccioli di spiritualità” diretta dal prof. Pasquale Vitale, il prof. Michele Pugliese ci parla di Resurrezione.

Anche la natura celebra la resurrezione del suo Signore. La bellezza degli alberi verdeggianti e dei fiori variopinti sono un unico gesto di gioia. Il cielo, che ride dolcemente, e la terra, si accordano in un unico canto al Cristo Dio e uomo. Il sole, focolaio di luce, fa rifulgere il suo volto sfavillante. Ogni creatura celebra una santa liturgia d’amore per questo giorno della nostra salvezza”.
Così inizia la sua omelia di Pasqua un anonimo predicatore del V secolo. Il sole e la vita pasquale illuminano tutta la liturgia della grande veglia notturna e del giorno principale dei cristiani. Non a caso la domenica – che per il cristianesimo è sempre celebrazione della Pasqua – è letteralmente detta “giorno del Sole”.
“Cristo è risorto il terzo giorno secondo le scritture”. Il terzo giorno nella Bibbia non è tanto un’indicazione cronologica quanto piuttosto il segno di una data decisiva e definitiva. Nel terzo giorno, per esempio, finisce il silenzio di Dio ed Abramo sa che il figlio Isacco sarà salvato e diventerà il figlio della promessa (Genesi 22).
La Pasqua apre dunque un orizzonte celeste dove sfolgora il sole di Dio. Il cielo per i cristiani non è un luogo geografico ma la dimora cui sono destinati tutti gli uomini che seguono la volontà di Dio. L’angelo del Signore che rotola la pietra del sepolcro e vi si pone sopra per annunciare alle donne la resurrezione, dice il vangelo “scese dal cielo” (Matteo 28) e al cielo poi ritorna Cristo dopo le apparizioni ai suoi discepoli. Ma la luce di questo mistero, espresso con le immagini della natura, è ineffabile. Non a caso l’arte cristiana non ha mai rappresentato la resurrezione del Cristo fino al X-XI secolo. L’angelo della pasqua è la voce stessa di Dio e la sua luce sfolgorante è il simbolo dell’annuncio divino: “è risorto… è resuscitato dai morti!”.
La tomba nella tradizione biblica è il segno degli inferi e della morte. Ma il sepolcro vuoto di Cristo è segno che il Signore è lassù nella gloria di Dio, è “il sole perfetto del giorno senza tramonto”, come canta la liturgia. È per questo, allora che gli ortodossi e gli arabi, in forma molto suggestiva, chiamano la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme Anastasis o Qiyama, parole che significano entrambe, in greco e in arabo “resurrezione”. Non cerchiamo nella nostalgia e nella tristezza di una religione dei morti “colui che è vivo” ed è in mezzo a noi per sempre.
Buona Pasqua a tutti i miei affezionati lettori.