In un lungo articolo DropSiteNews fa il punto della situazione in Palestina ed emergono dati sempre più drammatici.
Il Ministero della Salute di Gaza riporta 2 corpi giunti presso gli ospedali, 9 feriti, per un bilancio (dal 7 ottobre 2023) di 71.662 morti, con 171.428 feriti.
Dal “cessate il fuoco”, invece, si registrano almeno 488 vittime 1.350 feriti, mentre 714 corpi sono stati recuperati da sotto le macerie, secondo il Ministero della Salute.
Vi è anche un altro neonato morto di ipotermia: Haitham Abu Qass, di 12 giorni. Il piccolo è morto martedì per esposizione al freddo estremo. I bambini morti per ipotermia sono 11.
L’emergenza sanitaria:
Il Ministero della Salute chiede l’apertura del valico di Rafah: oltre 20.000 persone – tra cui 4.500 bambini – in attesa di evacuazione medica, 440 bambini sono in pericolo di vita.
Oltre 1.200 pazienti sono morti mentre attendevano il permesso di recarsi all’estero per ricevere cure. I malati di cancro sono tra i più colpiti a causa della mancanza di trattamenti specializzati e servizi diagnostici a Gaza. Almeno 4.000 malati di cancro sono in lista d’attesa urgente per il viaggio. Dalla chiusura del valico di Rafah da parte di Israele nel maggio 2024, solo 3.100 pazienti hanno lasciato Gaza con l’evacuazione medica. “Aprire il valico e facilitare l’uscita dei pazienti e dei feriti, oltre a garantire il regolare flusso di forniture mediche essenziali, è l’ultima speranza rimasta per questi pazienti“, chiede il Ministero.
La risposta di Netanyahu:
Netanyahu afferma che non permetterà la ricostruzione di Gaza: dopo il recupero del corpo di Ran Gvili, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato lunedì che Israele non si prepara a consentire la ricostruzione di Gaza nel breve termine, nonostante le aspettative implicite nelle fasi successive dell’accordo di cessate il fuoco. Parlando alla Knesset, Netanyahu ha affermato che la fase successiva “non è la ricostruzione“, ma il disarmo di Hamas e la smilitarizzazione di Gaza.
Le affermazioni di Hamas:
Hamas afferma che gli impegni della Fase Uno sono stati rispettati e discute del disarmo: Suhail Al-Hindi, membro dell’Ufficio Politico di Hamas, ha dichiarato ad Al-Araby TV che la resistenza ha rispettato “al 100%” i suoi impegni della Fase Uno del cessate il fuoco, dopo aver guidato i mediatori fino al luogo in cui si trova il corpo dell’ultimo prigioniero israeliano. Secondo Al-Hindi la questione centrale è il rispetto del cessate il fuoco da parte di Israele – citando i valichi chiusi, il blocco degli aiuti e le continue uccisioni – e ha aggiunto che, sebbene la resistenza armata sotto occupazione sia un diritto legale, le fazioni palestinesi sono aperte a discutere meccanismi come lo stoccaggio di armi o una tregua a lungo termine, sottolineando che le decisioni sulle armi sono una questione nazionale per i palestinesi, non solo per Hamas.
Le Nazioni Unite:
Le Nazioni Unite riportano centinaia di migliaia di palestinesi sfollati a Gaza presso rifugi di fortuna insicuri o in edifici danneggiati, esposti a condizioni meteorologiche avverse, rischi ambientali e ordigni inesplosi. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) alcune famiglie si stanno rifugiando vicino a scogliere costiere instabili, dove frane e inondazioni rappresentano rischi mortali. Le organizzazioni umanitarie continuano ad avvertire che la maggior parte dei materiali edili necessari per mitigare i pericoli dovuti alle intemperie non viene ammessa, vanificando gli attuali sforzi per porre rimedio agli effetti delle tempeste invernali.
Ultima comunità di pastori sfollata dalla Valle del Giordano meridionale:
I coloni israeliani, dopo mesi di violenze, hanno sfollato con la forza gli ultimi residenti rimasti della comunità di pastori di Ras Ein al-Auja, nella Valle del Giordano meridionale. La comunità ospitava circa 800 palestinesi, circa la metà dei quali bambini, ed è l’ultima delle 45 comunità palestinesi sfollate nella Cisgiordania occupata dall’ottobre 2023, secondo B’Tselem.
Aggiornamento ONU sulla Cisgiordania:
L’Ufficio delle Nazioni Unite cita il numero di attacchi di coloni israeliani contro i palestinesi nella Cisgiordania occupata: nel 2025 oltre 1.800 incidenti – il numero più alto mai registrato dalle Nazioni Unite – e oltre 37.000 palestinesi sfollati, principalmente nei governatorati settentrionali del territorio.
E’ del 25 gennaio 2026 l’incendio scoppiato presso la sede dell’UNRWA a Gerusalemme Est, in seguito alle demolizioni israeliane nel quartiere. Il centro di addestramento di Qalandiya, che serve 350 studenti palestinesi, rischia la chiusura a causa della nuova proposta di legge israeliana.