The Washington Post, licenziati 300 giornalisti

La libertà di stampa, negli USA, dovrebbe essere garantita dal I emendamento della Costituzione (1791). Esso recita: “Il Congresso non potrà emanare leggi per il riconoscimento di una religione o per proibirne il libero culto, o per limitare la libertà di parola o di stampa o il diritto dei cittadini di riunirsi in forma pacifica e d’inviare petizioni al governo per la riparazione dei torti subiti“.

La realtà, però, è diversa.

Già nel 2024 c’è stato un assedio verso i giornalisti con 49 arresti (di cui 43 durante le proteste per i palestinesi) e oltre 59 aggressioni fisiche.

Non va meglio nel 2025: Atlante Editoriale riporta che a gennaio Donald Trump incarica Brendan Carr di indagare sui maggiori network (CBS, NBC, ABC, PBS e NPR) per posizioni ostili durante la campagna elettorale.

La Voce di New York, invece, riporta che a ottobre il Segretario della Difesa Pete Hegseth dà direttive ai giornalisti accreditati: le  notizie devono essere preventivamente approvate dal Pentagono.

Attualmente gli USA sono al 56mo posto nella lista dei Paesi per libertà di stampa e la notizia del giorno, che vede 300 (sugli 800) giornalisti licenziati dal Washington Post, non fa sperare in meglio.

Chiuderanno le sezioni del giornale dedicate a libri e sport e ridurranno quelle dedicate agli esteri e la cronaca locale di Washington. Si tratta di  un vero e proprio colpo.

Secondo Il Post Jeff Bezos, che ha acquistato il giornale nel 2013, lamenta “scarsi risultati in termini di lettori e di ricavi“. L’articolo del Post, tuttavia, rivela altro: Bezos aveva acquistato il quotidiano e, inizialmente, non era a favore di Trump.

Nel 2024, però, il quotidiano non dà lo spazio a Kamala Harris, candidata opposta a Trump. E’ già un segnale e ne derivano ire dei giornalisti e licenziamenti.

Bezos, intanto, ribalta le sue opinioni su Trump e gli articoli perdono trasparenza e obiettività.

L’ultima scelta è una vera e propria campana a morto per un quotidiano storico e conosciuto in tutto il mondo. Si parla, tra l’altro, di uno tra i quattro principali quotidiani nazionali degli USA e ritenuto una fonte autorevole.

Imbavagliare la stampa con ben 300 licenziamenti è sicuramente un attentato alla democrazia.

Le ultime indiscrezioni sulla presenza massiccia di Trump nei file di Epstein non lasciano ben sperare. La trasparenza e la qualità delle informazioni che da oggi in poi avremo sugli Stati Uniti avranno forti ombre.