L’uomo, un sessantunenne pensionato, ha deciso di chiamare le forze dell’ordine perché si era accorto che la situazione era completamente degenerata. 

 I carabinieri sono intervenuti con i vigili del fuoco, che sono entrati nella stanza accertando le scarse condizioni igienico-sanitarie.

Le due donne  sono apparse seppellite dagli oggetti ,  che esse avevano acquistato on line nel corso del tempo e che continuavano ad accumulare  in modo forsennato e patologico  riducendo lo spazio vitale a meno di due metri quadri.Molti di questi oggetti erano ancora imballati.    Entrambe  avevano  scelto di vivere in quel modo, senza alcuna costrizione da parte del loro familiare.

Le due donne sono state trasportate presso gli Ospedali di Aversa e Sessa Aurunca per le cure necessarie.

Lo shopping compulsivo in psicologia fa parte di quelle che vengono definite “nuove dipendenze”, anche se non si tratta di un disturbo recente. La dipendenza da shopping viene infatti descritta già nel 1915 dallo psichiatra Emil Kraepelin che la definisce “oniomania”, la cui etimologia greca significa “mania di comprare ciò che è in vendita”.

La sindrome da shopping compulsivo è un disturbo in cui la persona effettua acquisti (nonostante sia consapevole di non aver bisogno di ciò che sta acquistando) in maniera compulsiva, ovvero per eliminare una sensazione di malessere e tensione crescente. Il disturbo si conclama quando l’impulso morboso agli acquisti diviene incontrollabile, anche se si verificano conseguenze negative sulle finanze e sui legami interpersonali.

 

La compulsive shopping addiction è un disturbo in forte espansione, che colpisce tra l’1% e il 6% della popolazione e in particolar modo donne tra i 35 e i 40 anni, di classe sociale media. L’età di insorgenza è intorno ai 17 anni, anche se emerge come disturbo conclamato circa dieci anni dopo.

Il range 23-31 anni è infatti la fascia d’età maggiormente a rischio e, anche se la patologia insorge già in fase adolescenziale, ne viene presa coscienza successivamente. Il decorso è cronico, senza periodi di remissione, anche se alcune persone riferiscono di non avere avuto nessuna mania di acquistare per mesi o anni. Quando parliamo di oniomania i sintomi appaiono persistenti, sebbene a diversi livelli di intensità.

Nella forma grave del disturbo, la media è di 17 episodi di acquisto al mese che durano circa 7 ore ciascuno. Questo si traduce in una quantità di ore molto elevata che la persona spende nel fare acquisti compulsivi, spesso online.

Tra i sintomi che permettono di identificare lo shopping compulsivo, la ricercatrice Susan McElroy identificò alcune situazioni ricorrenti:

il soggetto percepisce lo shopping sfrenato come irresistibile, intrusivo o insensato;
l’acquisto richiede spesso una spesa al di sopra delle proprie disponibilità economiche o riguarda oggetti futili;
la preoccupazione o l’impulso provocano un certo stress, determinano una notevole perdita di tempo, interferiscono in modo rilevante con il funzionamento sociale, lavorativo o finanziario;
il compiere acquisti in maniera eccessiva non si manifesta esclusivamente durante i periodi di mania o ipomania.

Lo shopping compulsivo ha cause complesse da individuare ma, secondo alcuni psichiatri, alla base della condotta potrebbe esserci una disfunzione nella produzione di serotonina e dopamina:

La dopamina è un neurotrasmettitore che viene rilasciato dal cervello ogni volta che si prova gratificazione e soddisfazione. Poiché produce un senso di benessere, attiva il circuito della ricompensa, spingendo le persone a ripetere i comportamenti e innescando il meccanismo della dipendenza;
l’alterazione della produzione di serotonina sembrerebbe, invece, essere responsabile del mancato controllo dell’impulsività, che porta il soggetto a soddisfare immediatamente il bisogno di acquisto.

Il comportamento di acquisto compulsivo potrebbe avere cause psicologiche ed essere conseguenza di un disagio psicologico precedente, come ad esempio:

disturbo d’ansia
scarsa autostima;
disturbo ossessivo compulsivo
disturbo dell’umore
dipendenza da sostanze
difficoltà ad accettarsi
disturbi del comportamento alimentare.
Sembrerebbe inoltre esserci un legame tra depressione e compulsione agli acquisti, come modo per alleviare stati emotivi dolorosi. L’impulso all’acquisto quindi sembra impellente e si presenta con maggiore frequenza in chi:

soffre di episodi depressivi
è maniaco del controllo
è un dipendente affettivo.
La gratificazione conseguente all’acquisto sembrerebbe essere il rinforzo che porterà la persona a continuare a mantenere il comportamento ogni volta che proverà un’emozione spiacevole. Questo succede nonostante sollievo e gioia dell’acquisto siano molto brevi e immediatamente seguiti da emozioni quali il senso di colpa e la delusione.

Quando gli acquisti rappresentano un vero e proprio comportamento compulsivo, che fa seguito a un’ossessione, possiamo parlare di disturbo ossessivo compulsivo. Lo shopping diventa una vera e propria compulsione solo se è un’azione ripetitiva messa in atto dal soggetto al fine di ridurre l’ansia e il disagio dovuti ad un’ossessione, cioè un pensiero ricorrente e pervasivo che la persona percepisce come eccessivo e inappropriato, ma al quale non riesce a sottrarsi.

Oltre alle caratteristiche di compulsione, la sindrome da shopping compulsivo implica però anche altre categorie di disagio psicologico-comportamentale presenti spesso contemporaneamente:

un disturbo del controllo degli impulsi, in cui l’incapacità di controllare un certo comportamento è un fattore centrale; un esempio è l’acquisto compulsivo di cibo che, volto ad alleviare uno stato di malessere, perde il suo fine divenendo così un modo disfunzionale per sopprimere il disagio interiore.
una dipendenza comportamentale, perché presenta delle caratteristiche chiaramente sovrapponibili con la dipendenza sessuale o da sostanze, come ad esempio la tolleranza, il craving, la compulsione e l’astinenza.
Con la nuova edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5), l’American Psychiatric Association (APA) aveva proposto l’inserimento della dipendenza da shopping in un capitolo che trattasse le dipendenze comportamentali, ma la complessità di definizione di tali nuove dipendenze necessita di ulteriori studi. Pertanto, anche lo shopping compulsivo non è ancora stato inserito in alcuna categoria del DSM-5.