L’afa di questo periodo estivo sembra nascondere i profondi cambiamenti che sono in atto nel sistema politico italiano.
Una trasformazione intrinseca legata a vicende di vita e vicende di morte,ma soprattutto alla necessita’ di costituire in Italia un nuovo partito di centro. Il tutto in vista di un obiettivo importante: le elezioni amministrative e le elezioni europee del 2024 per le quali e’ fissata la soglia del 4%.
Ma procediamo con ordine.
Con la morte di Silvio Berlusconi, avvenuta il 12 giugno 2023, si e’ creata una vera e propria vacatio di potere all’interno delle coalizioni politiche italiane. Forza Italia, il partito azzurro, ora che “ SILVIO NON C’E'”, si e’ ritrovata all’ improvviso con 90milioni di euro di debiti e con una serie di liti interne oltre al recente scandalo legato al Ministro Santanche’. Nel frattempo, il consiglio nazionale di Forza Italia ha scelto Antonio Tajani come nuovo segretario del partito, a tempo determinato. Il VicePresidente del Consiglio,nonche’ Ministro degli Esteri ,oltre a cercare di trovare una quadra tra le varie correnti di FI, si sta per l’appunto attivando per rinforzare il centro. Contatti di Tajani vi sarebbero stati con Ettore Rosato ed Elena Bonetti del Terzo Polo,ovvero Italia Viva e Azione, che avrebbe dovuto garantire ai centristi italiani un’ area politicamente praticabile, inficiata,invece, dalle liti tra Matteo Renzi ed Enrico Calenda.
Ai centristi di Forza Italia e del Terzo Polo guardano anche Giorgia Meloni per FdI e Matteo Salvini per la Lega, entrambi intenzionati ad assorbire l‘elettorato di Berlusconi e di Renzi.
Ma non e’ tutto. Mentre la situazione interna e’ tutt’altro che facile, Forza Italia si trova ad accogliere due fuoriusciti del M5S, ovvero Giancarlo Cancelleri e l’ europarlamentare grillino Fabio Massimo Castaldo, già vicepresidente del parlamento europeo, che Conte non vorrebbe ricandidare l’anno prossimo.
Alla ricerca di centro di gravita’permenente anche il Pd :la nuova segretaria Elly Schlein si trova a combattere contro l’area di Stefano Bonaccini , ovvero la sinistra radicale contro la sinistra moderata che aspirano, entrambe, come i suindicati partiti,alla ricerca di un rassicurante elettorato attivo e passivo centrista.
I recenti eventi di Napoli-dove la Schlein si e’ recata per attaccare il progetto di autonomia differenziata proposto dal Governo Meloni- dimostrano inequivocabilmente che il Pd della Schlein ed il Pd di De Luca,che pure si rivolgono gli stessi avversari politici, sono due entita’distinte alla ricerca,al momento, di un centro di gravita’ permanente. Soprattutto per i Deluchiani,l’area di centro di FI rappresenterebbe un bel bottino da contrapporre alla ” comunista” Schlein.
Ma ritornando ai fatti di Napoli, e’ opportuno ricordare che il Presidente De Luca ed il figlio Piero, eletto alla Camera dei Deputati,non si sono presentati alla due giorni organizzata dal Nazareno nel capoluogo campano.
Martedì il Presidente avrebbe convocato in riunione riservata Fulvio Bonavitacola, il vice presidente della Regione, per dettare le regole in modo chiaro: nessun consigliere regionale dem “deve andare” finché non finisce il commissariamento. Dal Nazareno, scrollata di spalle. “Dispiace che il presidente De Luca abbia scelto di non partecipare e confidiamo di averlo con noi in ulteriori iniziative”, ha detto Antonio Misiani, commissario del partito in Campania.
Secondo i deluchiani,la Schlein, incurante di essere al centro delle polemiche per la recente sconfitta elettorale, avrebbe dimesso Piero De Luca da vice-presidente del gruppo parlamentare e avrebbe creato il vuoto attorno al padre, inviando un terzetto a “fare pulizia” in Campania: Antonio Misiani, nominato commissario regionale, Marco Sarracino e Sandro Ruotolo a presidiare il territorio.
Il problema della rottura tra De Luca e Schlein è una cosa seria per il centrosinistra.Matteo Renzi ha già aperto le braccia per accogliere l’eventuale dimissionario dal Pd. Così come Cateno De Luca (ironia della sorte, stesso cognome ma nessuna parentela), sindaco di Taormina, leader di Sud Chiama Nord, che già vede il governatore guidare il movimento-
Per il Pd sarebbe assai dolorosa una ricandidatura del governatore sotto altre bandiere. Il partito rischierebbe di perdere una delle poche regioni che gli sono rimaste. E il 2025, quando si voterà in Campania, è dietro l’angolo.
Questa, purtroppo,la situazione delle alleanze politiche in Italia:una situazione confusa dove la corsa al ” centro” sembra essere l’obiettivo principale in mezzo ad un mare di mille problemi.
Per non dimenticare,in fondo,che , al di la’ di tutte le tangentopoli, i bravi Italiani rimangono figli ed eredi della mai scomparsa ” Democrazia Cristiana”.