Il 14 agosto (giorno a cui si riferisce la foto diffusa dai social) una macchia nera e maleodorate ha invaso per alcuni chilometri il tratto di litorale di Licola Mare, a ridosso tra i comuni di Pozzuoli e Giugliano. Un episodio gravissimo ma non inusuale in quel sito. Già nel 2020, ci sono testimonianze e immagini sul web, si era verificato un disastro analogo con liquami di colore scuro che aveva raggiunto il mare attraverso il canale Abruzzese e messo in fuga i bagnanti dalle spiagge limitrofe. E così i dati annuali e pubblicati, dal 2020 a quest’anno 2023, di cui abbiamo trattato anche su questo portale, da Legambiente Campania con Goletta Verde indicano un “inquinamento cronico” con 13 punti su 33 della costa campana risultati ai controlli di laboratorio inquinati (Enterococchi intestinali superiori a 200 UFC/100ml e /o Escherichia coli superiori a 500 UFC/100ml) e fortemente inquinati(Enterococchi intestinali superiori a 400 UFC/100ml e /o Escherichia coli superiori a 1000 UFC/100ml), tra cui foci di fiumi, canali e scarichi artificiali come la foce del canale di Licola a Pozzuoli, la foce del fiume Savone nel comune di Mondragone, la foce dei Regi Lagni, la foce del fiume Sarno. Ma quello che lascia interdetti e preoccupati è che il 64% dei punti oltre il limite di legge(9 su 14) corrispondono a siti in prossimità di foci che non vengono campionate dalle autorità competenti (Arpa) perchè non ritenute balneabili, ma che tuttavia sono in prossimità di spiagge libere spesso frequentate da bagnanti all’oscuro del rischio. E non ci consola certo sapere che secondo le ultime valutazioni complessivamente il tasso di conformità delle acque reflue urbane in tutta Italia è pari al 56 %, al di sotto della media UE del 76 %. Per non ricordare ancora la circostanza oscena consistente nel permettere di inquinare le nostre acque e pagare milioni di euro di multe che potrebbero essere spesi in opere che servono al Paese. “Secondo il Piano di Gestione delle Acque dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale (III ciclo di pianificazione, 2021-2027), gli scarichi urbani rappresentano una pressione puntuale significativa per il 79% dei corpi idrici superficiali (fluviali, lacustri, di transizione e delle acque marino-costiere), mentre tra le pressioni diffuse gli “scarichi non allacciati alla fognatura” incidono sulla qualità del 11% dei corpi idrici superficiali campani. Queste due tipologie di pressione, da sole o congiuntamente ad altre più o meno impattanti, impedisce a questi corpi idrici di raggiungere un buono stato, come richiesto dalla Direttiva Quadro Acque (2000/60)” riporta l’indagine di Legambiente.Se leggiamo il Portale Acque, sito del Ministero della Salute che informa i cittadini sulla qualità delle acque di balneazione, sono interdette alla balneazione per tutta la stagione 2023, dal 1 maggio al 30 settembre, zone della costa dove alcuni campionamenti hanno dato (senza aver indagato sulle cause) da maggio a metà giugno (corrispondente al periodo di maggiore piovosità) picchi alti di E. coli, qualora superiori al limite di legge , ma ad oggi i grafici (riportati in foto) riportano valori praticamente eccellenti (non in accordo con quanto rilevato da Goletta Verde). Sulla Mappa Interattiva in rete dedicata alla balneazione di Arpac (portale.arpacampania.it) leggiamo “non balneabile” relativamente al 2023 la costa adiacente alla Via del Mare, a ridosso dell’Alveo Camaldoli, dalla Spiaggia libera “Licola Mare Pulito” e includente alcuni stabilimenti balneari che hanno investito in strutture e servizi in prossimità dell’arenile. L’inerzia protratta e imbarazzante delle istituzioni, dagli enti di prossimità quali i Comuni alla Regione, nel risolvere le criticità che assillano da anni i soliti punti cruciali delle coste campane lasciano traccia nei canali mediatici ma prosegue a permettere di violare un ambiente che potrebbe essere una fonte importante di recupero e sviluppo del territorio. Proprio l’agguerrita associazione Licola Mare Pulito con il suo presidente Umberto Mercurio, da anni impegnata nella pulizia e tutela della spiaggia, ha scritto alla Prefettura di Napoli una lettera-denuncia in cui chiedeva di intervenire per individuare le cause del grave fenomeno di aggressione ambientale del 14 agosto. Il Prefetto in risposta, assolutamente ignaro dell’episodio, occultato come chissà quanti altri che ipotizziamo avvenuti senza che cittadini sul pezzo abbiano sollevato la testa per rivendicare trasparenza e verità, ha chiesto ogni notizia utile sull’accaduto alla Regione, ai Comuni di Giugliano e Pozzuoli,all’Arpa Campania. Il Comune di Pozzuoli risponde che l’idrovoro consortile non ha registrato anomalie ma, contemporaneamente, inoltra richiesta per un incontro con l’Assessore regionale all’Ambiente Bonavitacola per cercare di “garantire il superamento delle problematiche dell’inquinamento del nostro mare”. Il Direttore Generale della Giunta Regionale della Campania – Direzione Generale per la difesa del suolo e l’ecosistema, a seguito della richiesta del Prefetto, chiede espressamente alla SMA Campania Spa di effettuare puntuali ispezioni sui tratti d’acqua segnalati, volti alla verifica di possibili scarichi non autorizzati e di relazionare il tutto alla stessa Regione per i successivi interventi da realizzare. La SMA Campania spa, ossia la “Sistemi Per La Meteorologia e l’Ambiente Campania”, società per azioni che si occupa prevalentemente di ambiente e bonifiche, è proprio la società letteralmente investita dall’uragano- inchiesta per corruzione in relazione ad appalti truccati seguiti da Regione e Comune di Napoli dopo che alcuni imprenditori si erano pentiti e in due anni hanno raccontato ai pubblici ministeri tutto il marcio che stava dietro il settore dello smaltimento dei fanghi tossici dei depuratori di Napoli Nord, Marcianise, Succivo, e Regi Lagni. Intanto il presidente dell’Ente Regionale dei Campi Flegrei, arch. Francesco Maisto, ha promosso il 23 agosto presso il Lido Vittoria di Licola un confronto pubblico sulle tematiche di inquinamento del Mare di Licola, ovvero un tavolo di ascolto con le associazioni e operatori del settore, finalizzato all’istituzione di un Tavolo Permanente “sul monitoraggio dei fenomeni di inquinamento costiero del litorale di Licola, la valutazione delle cause e degli effetti, la definizione di un piano di analisi e delle opportune modalità di intervento”. Grandi aspettative sollevate come deduciamo dalle interviste rilasciate e rintracciabili sul web del presidente Maisto e di Domenico Ciccarelli della Federbalneari Campania. Sembrerebbe però, anche da quanto raccogliamo in un’intervista a Carlo Scotto titolare del Vittoria Beach Club, che, nonostante i buoni propositi, impegni concreti da parte dell’Ente non sono stati formulati per un’azione decisiva di individuazione e risoluzione degli impatti delle fonti di inquinamento sulle acque di balneazione. Gli imprenditori balneari progettano di procedere a un monitoraggio indipendente dell’inquinamento che possa fare chiarezza sulle criticità permanenti. Intanto è notizia di questi giorni la nomina, formalizzata con decreto della presidente del Consiglio e decisa dal ministro degli affari europei Raffaele Fitto di concerto con il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto, di Fabio Fatuzzo a nuovo Commissario straordinario unico per le opere di depurazione e fognatura. E sebbene vorremmo prescindere dal mettere in evidenza il background del nuovo commissario, non riusciamo a sottrarci dal considerare non inedita la lottizzazione operata negli incarichi dal governo e segnaliamo quanto leggiamo sul sito greenreport.it: “Fatuzzo, già dirigente nazionale del Movimento Sociale Italiano, per il quale è stato Consigliere comunale e provinciale a Catania dal 1980 al al 1993, per poi aderire ad Alleanza Nazionale e diventarne parlamentare e Presidente di Sidra SpA (che gestisce il Servizio Idrico Integrato nell’ambito dell’area metropolitana di Catania ed in alcuni comuni limitrofi), poi, dal 2010 al 2019 è stato direttore generale dell’Acoset, la società che a Catania gestisce i servizi idrici. Nel 2019 ha aderito a Fratelli d’Italia.Quindi Fatuzzo di cattiva depurazione se ne intende, visto che la Sicilia dove ha operato e governato è in testa a tutti i provvedimenti di infrazione in questo campo avviati dall’Unione europea contro l’Italia”. Ci sarà sufficiente volontà per varare un piano nazionale per la depurazione con il completamento veloce degli interventi sulla rete impiantisca e disporre di più risorse rispetto alle poche messe a disposizione col PNRR? Sarà giunta l’ora di una adeguata attuazione delle direttive europee tale da permettere di monitorare costantemente la qualità dei nostri corpi idrici e limitare le aggressioni inquinanti in maniera tempestiva? Intanto la maladepurazione nella nostra Regione avrà da attendere ancora risposte definitive efficaci che escludano nel futuro altri danni mostruosi come quello perpetrato “da ignoti” il 14 agosto a Licola.
