FINISCE COL BOTTO L’ESTATE MONDRAGONESE : LA ‘MEDEA’ DI EURIPIDE

Di Sebastiano Devastato

Stavolta devo fare davvero i complimenti al Sindaco, avv. Francesco Lavanga, che ha scelto, insieme alla consigliera Titti Sciaudone, di concludere il cartellone delle iniziative patrocinate dall’Amministrazione Comunale, per  l’ESTATE MONDRAGONESE con la rappresentazione di una tragedia della classicità greca , ‘la MEDEA di Euripide. La collocazione, lo scenario in cui si è svolta ieri sera 27 agosto, Santa Monica, era particolarmente suggestivo, trattandosi dell’area archeologica nei pressi del Cimitero Comunale, dove sono stati rinvenuti numerosi resti di un antico insediamento risalente ad epoca romana, assieme ad un cospicuo tratto in basolato originale della VIA APPIA, REGINA VIARUM. La platea allestita nello spazio recintato, ed invero, mi complimento anche per l’attiguo capiente parcheggio che consente di allocare in sosta almeno un centinaio, forse più, autovetture, in modo che sia facile raggiungere l’area che si trova un po’ fuori mano rispetto a tutto il centro abitato della nostra cittadina, ed assistere agli spettacoli, che mi auguro numerosi, per il futuro, la platea dicevo, era organizzata in maniera contigua ed intersecantesi con lo spazio di scena..e questo ha reso ancora più suggestivo lo spettacolo, coinvolgendo in maniera fisica, oltre che pregnantemente emotiva, il pubblico nella vicenda narrata nella tragedia. L’unità di tempo, di luogo e di azione si è realizzata in maniera accorta per la sapiente ed illuminata regia di Sarah, interprete di Medea e appunto regista ed arrangiatrice del testo classico alle esigenze della rappresentazione odierna, assieme a tutto il cast artistico della  ACCADEMIA MAGNA GRECIA, e supremamente coinvolgente , come se gli attori, sia pure utilizzando i mezzi tecnici di diffusione, parlassero dal vivo ad un pubblico coevo, vivo e presente, cui trasferivano quasi per contatto, o per telecinesi le forti emozioni che l’opera suscita. La vicenda della madre MEDEA, assassina  dei figli e tragica mentitrice, porta a termine, appunto, attraverso il doppio infanticidio, dei figli generati con Giasone dopo che questi la ebbe in sposa in terra di Colchide, dove l’eroe era venuto in cerca del VELLO D’ORO. Poi , ritornato a Corinto, aveva preferito ripudiare Medea e congiungersi con la principessa figlia di Creonte, re di Corinto, dove ha luogo l’azione.

Forse appoggiandosi pure alla scrittura di Euripide, il più ‘moderno’ della triade costituita insieme ad Eschilo ed a Sofocle, tutto l’arrangiamento, la sapiente rilettura è incentrata sulla condizione femminile “Una donna può essere ripudiata come moglie, un uomo giammai!”. E più avanti:” Gli uomini sono liberi, ci vogliono in casa , protette, dicono loro, al riparo da ogni pericolo, ma in pratica senza libertà…loro vanno alla guerra , ad affrontare pericoli mortali, ma noi già nell’impegno della procreazione siamo sempre in pericolo di vita…..tre guerre affronterei, che non tutto questo stillicidio tra le mura domestiche…..” . Questo, in sostanza il pensiero di Medea. Ma , a parte, l’arrivismo e l’opportunismo del marito Giasone, che sposa la principessa di sangue per diventare un domani Re e succedere a Creonte nel governo di Corinto, questo nulla conta, per la barbara Medea proveniente dalla Colchide, se non il tradimento del sangue, dei propri figli, il sangue loro mischiato nel talamo coniugale, quel sangue che da quando per la prima volta le si arrossarono le cosce per il primo menarca, e alla mamma diceva ‘ madre, non sono ferita, eppure sanguino?’, che governa tutta la sua intensa passionalità e genera la sua tremenda ira che giunge fino al matricidio!

La donna, questo essere per millenni disconosciuto, si erge a giudice morale del comportamento dell’uomo, di Giasone? Giammai! Di tutti gli uomini, forse un po’ troppo superficiali nei rapporti con l’altro sesso, forse troppo ‘burocratizzati’ nelle formule di rito, mentre la femmina colora di passione ogni suo atto, ogni suo gesto…e soffre da morire, o persino da uccidere, quando sente tradita la fiducia nell’uomo che si è scelto, o che la ha scelta, poco importa…quando il sangue è mischiato nei figli, qualunque giuramento non appartiene più agli uomini, ma è dono per gli Dei. Guai a tradire! Non si tradisce una donna, si tradisce l’amore, la religione, il genere umano, il Creato!

Alla fine della rappresentazione teatrale, Sarah si è esibita nella canzone ‘gli uomini’ di Mia Martini, un pezzo emblematico della sofferenza femminile nell’amore, nell’incomprensione con l’altro sesso. Gli uomini e le donne si possono prendere, quasi mai comprendere. E’ la maledizione dell’amore procreativo ed eterosessuale, per quel che mi concerne l’unico che abbia una profonda dimensione sociale, ultraindividuale, al di là della copia, familiare e persino religiosa, non voglio dire Divina, per rispetto di quanti non credono.

Ho sentito che ve ne erano stati altri in precedenza di simili spettacoli nella zona archeologica e mi rammarico di non avervi assistito. Ma si può e si deve fare molto di più, e molti più spettacoli di tal genere. Il Primo Cittadino ha detto:” Mondragone è ricca di Storia e di Cultura e noi questa dobbiamo sommamente promuovere” . Certo Sig. Sindaco, mi permetto un piccolo appunto. Mondragone non è ricca di Cultura, anzi. Mondragone, e le testimoniano gli infiniti reperti archeologici rinvenuti, non solo in loco, ma  anche dell’antica Sinuessa, in località le Vagnole, sul Monte Petrino, molti dei quali conservati anche nel Museo Civico ‘Biagio Creco’ ospitato dall’incompiuto ‘PALAZZO DUCALE’, era attraversata dalla Storia come dalla Via Appia….ma troppi secoli fa. Poi è rimasta essenzialmente un contado, un feudo, un territorio di caccia e di coltivazione, di vinificazione. Ma la Storia, oramai, si recitava altrove. Bisogna si recuperare la memoria del passato e cominciare ad allestire eventi di sicura portata culturale, come quello di stasera, che rendono onore alla Sua amministrazione, invero, assai poco presente, avendo individuato oltre a lei ed alla predetta Sig.ra Titti Sciaudone, pupilla ed ex allieva del Sindaco Michele Zannini, che oltre ai misteri della Storia l’aveva ‘iniziata’ all’azione politica, la presenza del solo Presidente del Consiglio Comunale Dott. Vincenzo Corvino e gentile consorte, l’arch. Oronza Rossella Nocco. Si vede che gli altri preferiscono le sagre paesane, a base di mangiatorie varie. Proprio quelle che sarebbe bene diventassero meno numerose, non di solo pane  e mozzarella, vive una Città, facendo spazio a spettacoli davvero educativi e ‘didascalici’. Ma si è cominciato. Un grande meridionalista. Giustino Fortunato, disse: ‘La giustizia è quando si comincia’. Signor Sindaco, buon proseguimento.