Il tribunale di Sorveglianza di Roma si prepara per un nuovo giudizio riguardante l’applicazione del regime del carcere duro nei confronti di Amedeo Mazzara, di Cesa. La decisione è stata presa dalla Corte di Cassazione che ha annullato la precedente sentenza del tribunale di sorveglianza e ha ordinato un nuovo processo, accogliendo il ricorso presentato dagli avvocati Mario Griffo ed Elisabetta Carfora.
Secondo la prima sezione della Cassazione, presieduta da Giacomo Rocchi, le motivazioni addotte dal tribunale di sorveglianza sarebbero state superficiali. Gli ermellini hanno ritenuto che i giudici di sorveglianza, oltre ad aver commesso errori nella valutazione della posizione giuridica di Mazzara, avrebbero attribuito erroneamente al boss un ruolo di leadership nella criminalità organizzata.
La Corte di Cassazione ha evidenziato che le dichiarazioni di presunti collaboratori di giustizia non sono sufficienti a dimostrare il ruolo di vertice di Mazzara nell’organizzazione criminale. Inoltre, si è tenuto conto del fatto che Mazzara avrebbe manifestato una presunta disassociazione dal clan, rendendo dichiarazioni alla polizia penitenziaria durante la sua detenzione nel carcere di Saluzzo.
Un ulteriore elemento considerato dalla Cassazione è stato un episodio di violenza all’interno del carcere, in cui Mazzara avrebbe subito minacce da parte di un detenuto appartenente a un’altra fazione. Tuttavia, secondo quanto emerso, Mazzara avrebbe risultato essere la vittima nel conflitto, come dimostrato dalla sua parte civile in un processo per lesioni.
In base a queste considerazioni, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dagli avvocati di Mazzara, annullando la decisione del tribunale di sorveglianza e ordinando un nuovo giudizio per valutare l’applicazione del regime del carcere duro nei confronti del boss.