La Consulta, ossia la Corte Costituzionale, ha dichiarato inammissibile il referendum abrogativo della legge sull’Autonomia differenziata delle Regioni.
Aspettando il deposito della sentenza, l’Ufficio comunicazione e stampa fa sapere che la Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario sulla legge numero 86 del 2024, come risultante dalla sua sentenza numero 192 del 2024.
Gli undici giudici della Corte hanno sottolineato che “l’oggetto e la finalità del quesito non risultano chiari“.
Per la Consulta «il referendum verrebbe ad avere una portata che ne altera la funzione, risolvendosi in una scelta sull’Autonomia differenziata, come tale, e in definitiva sull’articolo 116, terzo comma, della Costituzione» e ciò «non può essere oggetto di referendum abrogativo, ma solo eventualmente di una revisione costituzionale».
L’articolo 116 prevede che la legge ordinaria può attribuire alle regioni “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” sulla base di un’intesa fra lo Stato e la regione interessata.
I giudici avevano già dichiarato la necessità di correzioni su sette profili della stessa legge: dai Livelli essenziali di prestazione (Lep) alle aliquote sui tributi.
Al contrario sono ammissibili i cinque referendum che riguardavano cittadinanza per gli extracomunitari, Jobs Act, indennità di licenziamento nelle piccole imprese, contratti di lavoro a termine, responsabilità solidale del committente negli appalti.