Villa Literno – Il processo per l’omicidio di Gennaro Barba, avvenuto il 27 ottobre 1993 nell’ambito della guerra di camorra tra i clan Lago e Contini, si arricchisce di nuove testimonianze. Durante l’ultima udienza, Domenico Bidognetti ha ricostruito nei dettagli l’esecuzione del giovane affiliato del clan Contini, strangolato e poi finito con due colpi di zappa prima di essere gettato in un pozzo.
La ricostruzione dell’omicidio
Secondo la testimonianza di Bidognetti, Barba fu attirato in una masseria a Villa Literno, in località San Sossio, di proprietà di un parente di Pasquale Giovanni Vargas. Qui sarebbe stato sequestrato e condotto da diversi esponenti del clan Lago. “Continuava a dire che non c’entrava nulla, che era stato operato da poco, ma non servì a nulla”, ha raccontato il collaboratore di giustizia. Barba venne strangolato con una corda, ma quando si accorsero che respirava ancora, Vargas prese una zappa e lo colpì al torace e alla testa, uccidendolo definitivamente. Il corpo fu poi caricato nel cofano di un’auto e gettato in un pozzo.
Il movente e il contesto criminale
Secondo quanto emerso dalle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, l’omicidio sarebbe stato ordinato da Pietro Lago, capo dell’omonimo clan, perché Barba era considerato vicino a Giuseppe Contini, noto esponente del clan rivale. Tuttavia, lo stesso Bidognetti ha ammesso in aula di aver avuto dubbi sulla reale appartenenza della vittima: “Alla fine lui stava lì, ed era già condannato a morte, anche se non c’entrava”.
Vincenzo Cantiello, un altro imputato che ha già ricevuto una condanna a 20 anni di carcere per questo delitto, ha confermato che il motivo dell’omicidio fu una presunta informazione riferita da Barba a Contini su un piano per eliminarlo. Questo tradimento, vero o presunto, fu sufficiente a decretarne la morte.
Il processo e le nuove udienze
L’inchiesta sugli omicidi di camorra avvenuti nell’ottobre del 1993 è stata riaperta grazie alle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, tra cui Bidognetti e Vargas. Oltre all’assassinio di Gennaro Barba, i pentiti hanno fornito elementi anche sugli omicidi di Antonio Russo e Sergio Bruno, eseguiti dallo stesso gruppo criminale nell’ambito della lotta per il controllo del territorio.
Il processo proseguirà ad aprile, quando verranno ascoltati nuovi testimoni, tra cui il pentito Vargas e i familiari della vittima. Nel collegio difensivo figurano gli avvocati Giovanni Formicola e Giovanni Nicolas Balzano.
L’udienza si inserisce in un più ampio contesto di indagini che puntano a far luce sulle dinamiche della camorra negli anni ’90 e sulle responsabilità dei clan che per anni hanno dominato il territorio con violenza e terrore.