‘MORO GUARDATI DALLE IDI DI MARZO’

Di Sebastiano Devastato

Così si espressero gli auguri, in quel fatidico 15 marzo del 44 a. C., nei riguardi
di Caio Giulio Cesare , prima che si recasse in Senato, come faceva
quotidianamente, per metterlo in guardia dalla congiura ordita da Bruto , il
‘figlio’ traditore, e Cassio, il politico stratega del regicidio, e che, però, non
essendosi piegato l’illuminato Dittatore al consiglio degli auguri, lo videro
cadere lordo di sangue sotto la statua di Pompeo, il suo nemico, esclamando la
fatidica frase ‘” Tu quoque, Brute, fili mi?”, e Bruto , come gli altri congiurati
affondava il coltello nel ventre di Cesare. Anche se il rapimento di Moro ci fu il
giorno 16, possiamo ben dire , parimenti, che sempre di idi di Marzo si trattò.
Moro non morì quel giorno, ma la sua scorta fu sterminata nell’agguato delle
Brigate Rosse, quelli che con un eufemismo macabro, Enrico Berlinguer, definì
‘i compagni che sbagliano’, e invece quelli non erano altro che i compagni che
sparano ed uccidono, come lo erano i sovietici, ma questo è sempre il solito
problema che il comunismo viene ancora considerato una ideologia politica e
non una ideologia di morte , di oppressione, di negazione dei diritti civili e
politici su cui si fonda la nostra democrazia liberale.
Quel 16 marzo del 1978, io, soldatello di leva, quasi arrivato al congedo,
secondo la terminologia cameratesca , ero già un ‘borghese’, avendo da
‘scontare’ mene di un mese di naja, che sarebbe arrivato al congedo l’11 aprile
prossimo, mi trovavo al poligono di tiro della Caserma ‘SIMONI’ Di Sora (FR),
tutto intento a studiare con le paline ed a simulare le traiettorie di tiro coi mortai
pesanti da 120, di cui ero specialista con due scuole tiro mortai alle spalle , e
aduso a qualsiasi arma da fuoco anche individuale, pistola, fucile , Mitragliatrice

MG,. A Un certo punto della mattinata irrompe un mio commilitone, tale
Alberto Pompameo, napoletano come me, che suonava bene la chitarra e
suonava anche l’organetto a bocca , e che ci allietava nelle camerate con le
canzoni di Edorado Bennato, “ We, deguastato( così mi chiamava ) , è fernut e
aspettà a licenza ordinaria e te ne ì a casa a magnà ‘o casatiell e a pastier! Chist
mò ce mannan a Roma a a fa i post ‘e blocc! Anna rapit a Moro , anna accis a
scort e cinq uommn!” “ Ad faciem sausicii”, pensai io , e infatti furono revocati
subito ‘ad horas’, licenze, permessi, 24, 36 e 48 ore. E fummo relegati in
caserma a fare esercitazioni sul carico e scarico dei camions , sul montaggio e
smontaggio delle armi pesanti, mitragliatrici soprattutto, i mortai, per fortuna e
gli obici, non servivano, come si facevano i presidi dei posti di blocco, i muretti
coi sacchetti di sabbia, le postazioni di blocco e controllo dei veicoli in transito
che potevano tutti potenzialmente essere veicoli delle BR che nascondevano
Aldo Moro , il Presidente della DC rapito. Moro aveva dato il consenso alla
formazione di un governo di larghe intese che prevedesse anche l’appoggio
esterno del PCI di Berlinguer, e questa, forse, fu la cosa che fece scrivere alle
BR la sua condanna a morte. Ma voglio restare nella mia dimensione
autobiografica di piccolo ed anonimo cittadino in armi per il servizio di leva,
giovane di belle speranze, laureato da poco in ingegneria che non aspettava altro
che terminare la leva militare per trovare un buon posto di lavoro, com’era
logico nella sua condizione e nelle aspettative della famiglia .
Esercitazioni chiusi in caserma, dal sedici, mia mamma che telefonava
chiedendo quando arrivassi in licenza per Pasqua ed io, nonostante le notizie
assai preoccupanti diffuse dai telegiornali in cui si paventava addirittura lo stato
d’assedio , che tentavo di rassicurarla, credo riuscendoci, ma fino ad un certo
punto, fidanzate non ne avevo, o meglio, non ne avevo di relazioni proiettate di
sicuro verso il matrimonio, ma qualche ragazzuola ce l’avevo anch’io, per ‘il
riposo del guerriero’.Ad ogni buon conto, nottetempo, il giovedì Santo, Addì 23
marzo 1978, essendo uno dei compiti strategici del mio BTG, il 57° Motorizzato
‘Abruzzi’, di stanza a Sora, quello della difesa di Roma, sbarcammo armi e
bagagli prima alla scuola allievi ufficiali di Cesano Maderno, alle porte di Roma
e poi fummo assegnati ai vari posti di blocco ed interdizione del traffico
veicolare, nella speranza di intercettare una eventuale vettura che nascondesse
oltre ai brigatisti, il prigioniero Aldo Moro. Certo, quelli di noi avessero avuto
questa ventura, tenevano bene a mente che rischiavano la pelle, essendo i
brigatisti bene addestrati e motivati ad abbattere lo Stato democratico ed i suoi
esponenti, non solo Carabinieri e poliziotti, ma anche noi ‘surdatielli’ , che
avcevamo fatto la scelta di fedeltà allo stato democratico, e, in quel periodo
eravamo davvero in guerra con le BR, e qualcuno di noi aveva avuto anche
qualche limitato scontro a fuoco con indivudui non meglio identificati, che

avevano tentato di scavalcare il muro di cinta della caserma per impadronirsi di
armi, forse, come era già successo in altre caserme in quegli anni di piombo. Tra
l’altro, al nostro posto di blocco, situato sulla Salaria a nord di Roma, i
carabinieri e la polizia facevano turni di 4 ore, noi forti e fieri soldati italiani,
facevamo il turno di notte di 6 ore dall’una alle sette di mattina. Per poi essere
riportati agli alloggi per il turno di riposo a Cesano, a sud di Roma facendo un
tratto di raccordo anulare di 40 Km, e nonostante il clima di assedio, periodo di
Pasqua, ci mettevamo due ore a raggiungere gli stessi, e con due ore di tragitto
per ritornare al posto di blocco , ci rimanevano non molte ore per mangiare, per
dormire e fare i bisogni. Ricordo che spesso non andavo a mangiare a mensa
perché ero morto di sonno. Insomma sono andato avanti per ben 11 giorni con le
tavolette di cioccolato fondente e le bustine di cordiale. Ero partito che, essendo
alto uno e ottanta , pesavo 80 kg , mi sono congedato l’11 aprile da Cesano che
ne pesavo 66, altro che dieta! Poi, da congedato , seppi come tutto il mondo che
il 9 maggio 1978, Aldo Moro era stato giustiziato dalle BR e il cui cadavere fu
fatto rinvenire in una Renault rossa a via Caetani, non lontano da Botteghe
Oscure, sede del PCI, dove c’erano i compagni che non sparavano. Alcuni conti
da saldare coi Brigatisti Rossi, lo Stato Italiano ce li ha ancora da saldare. Io, da
umile e ignoto cittadini, il mio conto col servizio di leva e con le BR , i
principali nemici della nostra Democrazia, lo avevo già saldato.