La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiuso le indagini nei confronti di altri 32 agenti della polizia penitenziaria coinvolti nei pestaggi ai danni dei detenuti avvenuti il 6 aprile 2020. Il caso, già oggetto di un maxi-processo in Corte d’Assise con 105 imputati tra agenti, funzionari del DAP e medici, continua ad allargarsi.
L’inchiesta si allarga: 32 nuovi indagati
I pubblici ministeri Maria Alessandra Pinto e Daniela Pannone hanno notificato l’avviso di conclusione delle indagini agli indagati e alle 178 persone offese. Gli agenti coinvolti prestavano servizio sia nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sia nel Nucleo Operativo di Protezione di Secondigliano. Tra i nomi spiccano quelli di Alberto Elia, Armando Della Corte, Vincenzo Ghezzi e molti altri, tutti accusati di gravi violenze.
Le accuse: violenze, umiliazioni e torture
Gli indagati rispondono di abuso di autorità, lesioni e torture ai danni dei detenuti del reparto Nilo. Secondo l’accusa, alcuni prigionieri furono condotti nel reparto Danubio e brutalmente picchiati. Tra loro Hakimi Lamine, colpito con pugni, schiaffi e manganellate fino a crollare al suolo. Lamine morì un mese dopo per un’overdose da farmaci, ma la sua vicenda resta un punto chiave dell’inchiesta.
Altri detenuti furono costretti a subire umiliazioni, come la rasatura forzata di barba e capelli o la nudità imposta. Il gip ha definito l’episodio una “orribile mattanza”, sottolineando che la violenza serviva a ristabilire il controllo del carcere dopo le proteste per la distribuzione dei dispositivi di protezione anti-Covid.
Falsi referti per coprire i pestaggi
Un altro aspetto inquietante dell’indagine riguarda i falsi referti medici. Alcuni agenti avrebbero dichiarato di essere stati aggrediti dai detenuti, inducendo in errore il personale sanitario del carcere e ottenendo certificati che attestavano ferite inesistenti. Secondo la Procura, questa strategia serviva a giustificare l’uso della violenza.
L’Appello per i primi due agenti assolti
Nel frattempo, si è aperto il processo in Appello per Angelo Di Costanzo e Vittorio Vinciguerra, unici due agenti assolti in primo grado con rito abbreviato. La Procura e alcune parti civili hanno impugnato la sentenza, e la prima udienza ha già visto un rinvio al 25 settembre per la mancata notifica a 59 parti civili.
L’inchiesta sulle torture nel carcere di Santa Maria Capua Vetere continua a far emergere nuovi dettagli, mentre la giustizia tenta di ricostruire quanto accaduto in quella che è stata definita una delle peggiori pagine della storia del sistema carcerario italiano.