Una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 ha svegliato parte dell’Irpinia nella notte tra il 29 e il 30 luglio. Il sisma è stato registrato alle 2:54 con epicentro a pochi chilometri da Bonito, in provincia di Avellino, e a una profondità di circa 17 chilometri. Nonostante l’intensità contenuta, il terremoto è stato percepito distintamente in numerosi comuni vicini, tra cui Melito Irpino, Grottaminarda, Apice e Ariano Irpino. Molti cittadini hanno avvertito un boato e un tremolio secco, sufficiente a destare allarme ma senza provocare danni. Le autorità locali hanno immediatamente avviato le verifiche del caso, confermando che non si sono registrati feriti né criticità per edifici o infrastrutture. L’evento sismico, pur non avendo avuto conseguenze materiali, ha riportato l’attenzione sulla fragilità del territorio irpino, storicamente esposto al rischio terremoti. Solo pochi giorni prima, una scossa minore era stata rilevata a Venticano, sempre in provincia di Avellino. Gli esperti sottolineano che fenomeni di questo tipo, sebbene classificati come lievi, devono essere monitorati con attenzione, specialmente in un’area ad alta sismicità come questa. L’Irpinia non ha dimenticato il devastante sisma del 1980, e ogni nuova scossa, anche lieve, riattiva paure e riflessioni sulla necessità di mantenere alti i livelli di prevenzione e sicurezza. L’INGV continua a osservare l’area, ma al momento non si segnalano repliche significative. La scossa, sebbene isolata, è un promemoria per amministratori e cittadini: vivere in una zona sismica richiede consapevolezza, preparazione e infrastrutture adeguate.
Dall’altra parte del mondo, alle ore 1.24 la Terra ha tremato con una magnitudo di 8.8., una violenza inaudita, pare mai rilevata. Al largo della penisola della Kamchatka, in Russia orientale. Nonostante la potenza estrema del sisma, l’epicentro non si trovava in prossimità diretta di aree densamente popolate. Molti i feriti ma non si parla di bilancio grave.
Il pericolo principale ora è rappresentato dalle onde di tsunami. In seguito al sisma, è stata diramata una vasta allerta tsunaminon solo per le coste russe, ma anche per Giappone, Guam, Hawaii e Alaska. Nella zona costiera di Severo-Kurilsk, nella regione russa di Sakhalin, sono già state registrate onde alte tra i 3 e i 4 metri, secondo quanto comunicato dalle autorità locali. Ci sarebbero danni materiali significativi.
A Petropavlovsk-Kamchatsky, invece, si segnalano blackout elettrici, interruzioni nelle comunicazioni e danni agli edifici, a conferma della violenza dell’evento. Difficile però reperire notizie dalla località russa.
In Giappone, l’Agenzia Meteorologica ha emesso un ordine di evacuazione per oltre 900.000 persone distribuite in 133 comuni lungo la costa pacifica, da Hokkaido a Okinawa. Sebbene le prime proiezioni indichino onde attese tra i 30 e i 60 centimetri, si tratta comunque di valori potenzialmente pericolosi per chi si trova in prossimità del mare, in particolare su spiagge basse, porti e moli, dove l’innalzamento repentino del livello del mare può risultare insidioso.