Le associazioni francesi, da sempre in prima linea, nella difesa dei diritti LGBTQ+ hanno denunciato Meta e il suo amministratore delegato Mark Zuckerberg, per discriminazioni di natura omotransfobica. Il problema è nato dalle nuove modifiche delle regole di moderazione dei contenuti su Facebook e Instagram che, secondo le associazioni, rappresenterebbero un grave danno per la tutela delle persone LGBTQ+ e un’istigazione all’odio completamente normalizzata. In particolare, viene contestato il rifiuto, da parte dell’azienda Meta, di rimuovere commenti palesemente offensivi, sebbene vi siano state svariate segnalazioni. Il testo della denuncia farebbe riferimento alla complicità di Meta, in quanto l’azienda, non avrebbe rimosso commenti online che associano la transessualità a una malattia mentale. Commenti diffusi mediante le piattaforme di Facebook e Instagram. Il segretario generale di Stop Homophobie, Terrence Katchadourian, ha dichiarato quanto sia assolutamente inaccettabile un comportamento del genere da parte di Meta. Le modifiche alla politica di moderazione di Mark Zuckerberg , secondo quest’ultimo, sarebbero state effettuate in virtù di un ritorno alla libertà di espressione. Tuttavia, la realtà è ben diversa, Meta ha consentito affermazioni di malattia mentale o anormalità nei confronti dell’identità di genere o dell’orientamento sessuale. Le associazioni parlano di “discriminazione strutturale”, questo perché le nuove regole non solo non eliminano commenti d’istigazione all’odio, ma vanno a toccare anche la visibilità e la promozione dei contenuti della comunità lgbtq+. Un nuovo scenario che si è aperto dalla seconda elezione di Trump. Da allora, Mark Zuckerberg ha voluto attuare una serie di trasformazioni all’interno del gruppo Meta. Non esiste più la politica inclusiva ma una piena adesione alle idee conservatrici del presidente Trump. Meta ha risposto con il silenzio. Tutto ciò ci fa pensare come sia fortemente necessaria un’azione legale, non solo da parte della Francia, ma a livello mondiale. Le piattaforme digitali, i social, dovrebbero essere un mezzo per diffondere messaggi positivi ma hanno portato a disintegrare i rapporti umani, a stigmatizzare le “diversità”, all’istigazione alla violenza, non dobbiamo meravigliarci se gli adolescenti, oggi, non hanno più alcun punto di riferimento o valori, e la più grande paura è per quei soggetti particolarmente fragili che possono scegliere di farla finita per un commento su Facebook, commenti che Meta chiama libertà di espressione, che sono, invece, una spada che trafigge il cuore; come si suol dire..la parola uccide.