Uno sparviero rapace incombe minaccioso sull’integrità dei territori del nostro Paese. E’ il turbo capitalismo di gruppi imprenditoriali che trovano nel bancomat dei fondi PNRR un lauto guadagno con pratiche speculative spacciate come investimenti per la transizione energetica. Parliamo della proliferazione selvaggia di impianti di biogas, dove il suffisso bio e’ una trappola malefica per coloro che con fiducia approcciano il tema sull’onda del mantra “bio e’ tutto quello che rispetta il pianeta”. Tutto e’ cominciato nel lontano nord. Secondo dati recenti ci sono circa 2.200 impianti biogas attivi, di cui circa l’80% nel settore agricolo, con una forte concentrazione nelle regioni dell’Italia settentrionale: prima la Lombardia, seguita dal Veneto, dall’Emilia Romagna e dal Piemonte, che forniscono oltre il 70% della produzione complessiva nazionale di energia elettrica da biogas. A spingere favorevolmente sulla produzione di biogas sono stati principalmente due cicli di incentivi: quelli del 2018 e quelli avviati nel 2022 e finanziati dal PNRR. La produzione di biometano in Italia è passata da 9 milioni di metri cubi nel 2017 a circa 260 milioni di metri cubi nel 2023. Questo ci rende il secondo paese produttore di biogas in Europa e quarto al mondo. Tuttavia, l’Italia punta ad aumentare significativamente la propria produzione entro il 2030, in linea con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) che prevede un target di 5,7 miliardi di metri cubi all’anno e secondo gli obiettivi europei di decarbonizzazione e sicurezza energetica che puntano ad abbassare le emissioni del sistema energetico nazionale e ridurre la dipendenza dalle importazioni da Paesi terzi. Ma sembra che il budget di 1,7 miliardi di euro del PNRR non sia sufficiente a coprire tutti i progetti in graduatoria dopo l’ultima procedura di bando.
Il Gestore dei Servizi Energetici GSE scrive relativamente ai progetti arrivati tra la posizione 149 e la numero 298: “il definitivo riconoscimento della concessione dell’agevolazione in conto capitale e la correlata sottoscrizione dell’atto di concessione potranno avvenire solo a seguito del riconoscimento formale con decisione di esecuzione del Consiglio Ue di approvazione del Pnrr che contempla le risorse aggiuntive all’Investimento Pnrr M2C2 I 1.4 “Sviluppo biometano, secondo criteri per la promozione dell’economia circolare” rispetto a quelle di cui all’art. 1, comma 1, del dm 15 settembre 2022”. Un’economia circolare che lo e’ solo sulla carta se e’ vero che questi impianti sono attivati con grandi quantità di insilato e triticale coltivati appositamente per alimentarli sottraendo ettari di territorio per la produzione di cibo.
E’ opportuno allora, prima di aprire la finestra sulla realtà campana, conoscere come viene prodotto il bio metano e come si utilizza.
Con la digestione anaerobica operata da particolari batteri viene trasformata sostanza organica (reflui, letami, sottoprodotti agricoli, scarti agroindustriali) in: biogas (una miscela di metano e anidride carbonica, utilizzabile per produrre energia elettrica e termica);digestato (residuo del processo naturale , che può essere utilizzato come fertilizzante organico se gestito correttamente). Il biogas successivamente purificato (rimozione di CO₂ e altre impurità) fornisce il biometano, con caratteristiche molto simili al gas naturale, che può essere immesso nella rete del gas, alimentare mezzi a metano/biometano, essere usato in impianti di cogenerazione o per usi termici. Quindi la materia prima per il biogas deve venire da filiera corta per essere conveniente, così da quantizzare importanti benefici per le imprese del settore primario, in particolare la possibilità di riciclare scarti o sottoprodotti per produrre energia e fertilizzanti, riducendo la dipendenza da fonti di produzione di origine fossile.
Si comprende come la Pianura Padana sia un’areale incline a sfruttare risorse come reflui e scarti agricoli visto la forte densità di allevamenti bovini e suini, colture foraggere e cerealicole di supporto alle filiere zootecniche.
Già nel 2020 però i cittadini e associazioni in tanti territori nel Paese si sono uniti per opporre una resistenza a questa aggressione in nome del “partito unico degli affari”, vocato a sostenere questi impianti acchiappa soldi pubblici. I progetti presentano tutti gravi criticità in comune come il forte impatto ambientale, spreco di soldi pubblici, scarsa convenienza economica ed energetica, condizionamento negativo sull’economia agricola.
E accade che negli ultimi anni anche tra Lazio e Campania la concentrazione di impianti di biogas, tra quelli in via di realizzazione e quelli programmati, sta diventando insostenibile e suggerisce una attenta riflessione sulla loro moltiplicazione eccezionale.